La decarbonizzazione secondo HANetf
Il nuovo Etf white-label mira alle aziende globali attente alle emissioni di CO2, con buona esposizione ai componenti asiatici
Per il mercato italiano, il prodotto passivo più recente che punta sulla decarbonizzazione è rappresentato da HanEtf iClima Global Decarbonisation Enablers, ideato da iClimaEarth e reso disponibile agli investitori in Etf grazie alla piattaforma white-label HANetf. L’indice permette di esporsi alle aziende globali che offrono prodotti e servizi per minimizzare le emissioni di CO2 in atmosfera. Sullo sfondo di questo mega-trend ci sono interventi normativi come l’accordo di Parigi del 2015, che per essere raggiunto implica investimenti verdi da triplicare rispetto agli attuali livelli. L’EU Green Deal richiede politiche di riduzione del CO2 del 55% entro il 2030, e anche la Cina si è dichiarata pronta a settembre 2020 per implementare azioni a favore di emissioni nette nulle entro il 2050, attraverso lo sviluppo del solare, dell’idrogeno verde, dell’efficientamento energetico e dell’energia eolica. Occorrono quindi sforzi in nuove tecnologie e aziende che riducano o evitino emissioni di carbonio. L’indice sottostante all’Etf offre esposizione a società che appartengono a cinque settori: energia e trasporti verdi, miglioramenti nella gestione dell’acqua e dei rifiuti, soluzioni per la decarbonizzazione, prodotti sostenibili. Diversi società incluse nell’indice si occupano di idrogeno verde, celle combustibili, veicoli elettrici. Si stima che oggi le 151 aziende che compongono l’indice sottostante, iClima Global Decarbonisation Enablers, possano evitare l’emissione di 0,6 Gigatonnellate di gas serra solo nel 2021. Ma per poter raggiungere l’obiettivo di contenimento del riscaldamento globale a 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali è necessario evitare l’emissione di 4,26 Gigatonnellate di CO2. Il che significa una riduzione di emissioni del 7,6% ogni anno. L’indice è stato costruito utilizzando un approccio a più livelli che impedisce la sovraesposizione ad aziende a grande capitalizzazione e offre un’esposizione bilanciata alle soluzioni chiave per il cambiamento climatico. Innazitutto le aziende devono essere componenti dell’universo dell’indice Solactive GBS Global Markets All Cap, attive nei 5 settori sopra indicati. Ogni società dell’universo investibile viene poi valutata in relazione a quattro attività che favoriscono l’eliminazione o la limitazione di produzione di CO2: riduzione diretta dei gas serra, generazione di energia da fonti rinnovabili, risparmio energetico, cattura del carbonio. Ogni società viene quindi classificata in base alla percentuale dei ricavi derivanti da attività verdi (ad esempio viene considerata un pure player se tali ricavi superano il 90%), ma vengono anche adottati criteri di esclusione. Non possono infatti essere considerate le aziende del settore petrolifero, delle armi non convenzionali, le società con ricavi importanti dal carbone, le aziende che producono veicoli a combustione interna con più del 40% dei ricavi da tale elemento. Le società devono anche avere una capitalizzazione di mercato minima di 200 milioni di dollari, e per determinare i pesi viene considerato anche il volume medio di scambi giornalieri negli ultimi sei mesi. L’indice viene ricalcolato e ribilanciato due volte l’anno, e solo nel caso in cui sia composto da meno di 100 azioni i titoli verranno equiponderati. La replica è fisica e se necessario a campionamento, mentre può essere attivato il prestito titoli i cui proventi verranno investiti nel fondo stesso. L’allocazione settoriale dell’indice vede attualmente il 29% circa del paniere destinato a società focalizzate sull’energia da fonti rinnovabili, seguite dal 26% circa di aziende che si occupano dell’acqua e dello smaltimento dei rifiuti. Importante (22%) anche il peso delle aziende impegnate nei carburanti alternativi, nelle batterie, componenti elettriche, ma sono presenti anche società impegnate nel telelavoro, nella gestione delle foreste, nei materiali da costruzione sostenibili, etc. In termini geografici il Nord America vale il 42% dell’indice, seguito da una quota significativa di Europa (29%) e di Asia (18%), che permettono di cavalcare anche temi ad alta potenzialità in ambito emergente. Il singolo nome a peso maggiore è rappresentato da China High Speed Transmission Equipment, che pesa però solo l’1,6% e fa comprendere l’elevata diversificazione del benchmark. L’Etf ha un TER dello 0,65% annuo ed è ad accumulazione dei proventi. (riproduzione riservata)