Hanetf propone nuovo Etf tematico
Il prodotto Han-Gins Indxx Healthcare Innovation guarda ai titoli
ad alta potenzialità che coniugano tecnologica e health care
Hanetf si propone nuovamente come veicolo per listare sottostanti particolari. Arriva anche in Italia un prodotto ad alte potenzialità, affiancato da alta volatilità, che mira ad una strategia di nicchia a costi interessanti anche grazie all’utilizzo di indici targati Indxx. Quest’ultimo provider di indici, molto meno conosciuto rispetto ai classici nomi a cui ci siamo abituati negli ultimi anni in ambito Etf, è nato nel 2005 ed è presente a New York, Praga e Nuova Delhi. Hanetf è invece un provider indipendente, il cui business è anche affiancare gli asset manager nell’offrire prodotti passivi conformi agli standard Ucits da veicolare su differenti piazze, aiutandoli a superare gli scogli dei costi e degli oneri organizzativi legati alla creazione e gestione dei prodotti passivi. In questo caso la proposta, sviluppata assieme a Gins Global, è legata al prodotto HAN-GINS Indxx Healthcare Innovation, che offre esposizione a un basket ben diversificato di azioni a cavallo tra i settori tecnologia e health care, tanto a livello di Paesi sviluppati che emergenti. L’indice sottostante è il Indxx Advanced Life Sciences & Smart Healthcare Thematic, e vale la pena comprendere le peculiarità di questa scelta cosi focalizzata. La selezione tende ad individuare quelle società mondiali all’avanguardia nell’innovazione in ambito health care, e le aziende candidate all’inserimento in portafoglio devono generare la maggior parte del loro fatturato in settori innovativi dell’health-tech. In particolare si guarda alla bioinformatica, bioingegneria, sequenziamento genomico, indicatori della salute, nanotecnologia, neuroscienze, robotica e dispositivi medicali. Il filtro che viene adottato dalla società che gestisce l’indice tende peraltro ad estrarre un portafoglio composto tanto da big caps che da capitalizzazioni inferiori, strizzando così l’occhio al fattore size per estrarre extra-performance durante le fasi più toniche dei mercati. I filtri che vengono adottati da Indxx sono proprietari della stessa società. Si parte così da una definizione di listing societario nei mercati considerati primari dal gestore dal calcolatore dell’indice, dove si è posta una market cap minima sulla singola azione pari a 500 milioni di dollari. Viene poi presa in considerazione una media mobile a sei mesi sul turnover giornaliero del titolo, che deve almeno risultare pari a un milione di dollari per i mercati emergenti e il doppio per le azioni che si riferiscono ai Paesi sviluppati. Sono escluse peraltro le azioni che quotano oltre 10 mila dollari al momento di ribilanciamento dell’indice, dove quest’ultimo appuntamento si rinnova su base annua. Per determinare il peso i singoli componenti vengono valutati semplicemente in base alla capitalizzazione, dove si applica un cap pari al 4,5% a testa per evitare eccessive concentrazioni su pochi nomi. Ad oggi il basket (replicato interamente) è composto da 88 aziende, con una capitalizzazione di mercato aggregata di 824 miliardi di dollari. Chi punta a questo tipo di sottostante non guarda certo al dividendo, pari allo 0.38% annuo, ma punta sulle potenzialità di lungo termine di questo interessante connubio. Giustamente il portafoglio è dominato dalle azioni Usa, che valgono il 67% del paniere, da cui deriva un importante rischio di cambio concentrato sul dollaro Usa, che aggiunge rischio ad un sottostante di per se già sufficientemente frizzante. Gli altri Paesi presenti nel basket a maggior rappresentatività sono l’Irlanda (6,8%), il Giappone (5,7%), la Cina (4,8%), etc, mentre la Svizzera vale solo il 3,2% dell’aggregato. Nei classici benchmark focalizzati sull’health care mondiale i titoli elvetici valgono invece circa il 10%, a conferma che in questo caso ci si espone a qualcosa di più ricercato. Per quanto riguarda i sotto-settori spicca il 63% di prodotti per la salute, seguiti dal 22% della biotecnologia e dal 7,6% dei classici farmaceutici. Le prime dieci posizioni, nonostante il cap per favorire la diversificazione, valgono quasi la metà dell’indice, e tutti sono di origine Usa. Il rischio elevato deriva anche dalle valutazioni dei componenti, in quanto la fotografia odierna del P/e medio dell’indice evidenzia valori prossimi a 50, tutto fuorchè a sconto. Ed infatti l’index provider evidenzia per il sottostante una escursione nel corso degli ultimi dodici mesi pari al 25%, tra massimi e minimi. Un prodotto tematico insomma nato per chi cerca performance e non teme la volatilità. (riproduzione riservata)