L’Etf che guarda al futuro della finanza
Il replicante di Hanetf e Grayscale punta all’innovazione tecnologica dell’economia digitale, strizzando l’occhio al mondo cripto
Il connubio tra Hanetf (società white-label in ambito di prodotti indicizzati) e Grayscale (società americana specializzata nel Digital Currency Investing) è sfociato nel recente listing di un Etf tematico dalle alte potenzialità nel medio-lungo periodo. Dedicato agli investitori in grado di sopportare un’altrettanto elevata volatilità per via dell’esposizione a fattori di rischio decisamente pepati e della concentrazione del benchmark, composto oggi da 22 azioni. D’altronde la statistica parla chiaro, e il beta tra l’indice Bloomberg Grayscale Future of Finance e l’S&P500 è fotografato a 2,57, con una correlazione di poco inferiore a 0,50. L’Etf Grayscale Future of Finance replica l’indice (ribilanciamento trimestrale) calcolato da Bloomberg attraverso la replica fisica, ad un Ter dello 0,7% annuo. Come dice il nome dell’Etf, l’indice sottostante offre esposizione alle società che stanno costruendo (e potrebbero in futuro diventare protagonisti) il futuro della finanza e dell’economia digitale. Tali aziende appartengono a tre pilastri fondamentali ovvero fondazioni finanziarie, soluzioni tecnologiche e infrastrutture per gli asset digitali (tra cui le cripto-valute). D’altronde la confluenza di finanza, tecnologia e risorse digitali sta creando nuove opportunità: l'economia digitale è ancora alle fasi iniziali, ma le aziende che operano in questo spazio potrebbero avere il potenziale per definire il futuro della finanza. Le aziende candidate vengono selezionate in base alle esposizioni tematiche a specifici segmenti di business. Le aziende dell’economia digitale stanno creando nuovi modelli di business e riorganizzando le dinamiche della concorrenza, e possono essere inquadrate in sette sottosettori. A partire dai miner di asset digitali, che gestiscono un'infrastruttura di data center distribuita a livello globale che supportano le reti blockchain, guadagnando dalla fornitura di risorse digitali di nuova emissione e dalle commissioni pagate dagli utenti; a tal proposito, i ricavi dell'industria del mining solo da Bitcoin ed Ethereum sono cresciuti fino a 35 miliardi di dollari nel 2021. Le Borse e i broker, che si stanno posizionando per competere in una gamma di servizi bancari diversificati per consumatori e commerciali; ad esempio, Coinbase è nata nel 2012 ed offre uno dei più affidabili gateway per l'accesso e la custodia di asset digitali. Mentre i fornitori di hardware stanno contribuendo alla crescita impetuosa delle applicazioni Internet of Things, come le case intelligenti e l'agricoltura. Gli asset manager traggono invece profitto dall'acquisto, dalla vendita e dal prestito di risorse digitali o dalla detenzione di un portafoglio di aziende impegnate nell'ecosistema delle risorse digitali, e Silvergate Bank è un buon esempio in quanto ha iniziato a finanziare le società del settore degli asset digitali nel 2013; mentre i fornitori di energia e gestione delle risorse mirano a ottimizzare l'energia e la potenza necessarie per l'estrazione di risorse digitali. Infine, l’indice espone alle azioni delle piattaforme di pagamento (mercato globale di circa 260 mila miliardi di dollari all'anno, dove Paypal è forse il nome più conosciuto) e dei fornitori di tecnologia blockchain (ad esempio Block, che sta sviluppando un software per la rete Bitcoin). Sullo sfondo ci sono le dimensioni del mercato globale della tecnologia blockchain, che dovrebbero raggiungere (secondo una stima Grand View Research) oltre 1400 miliardi di dollari entro il 2030, ad un tasso di crescita annuo dell'85% circa nei prossimi 8 anni. La Federal Reserve segnala in parallelo che l'uso del contante è diminuito in tutti i gruppi di età dopo la pandemia, e la fascia di età compresa tra i 25 e i 34 anni ha utilizzato il contante solo per il 10% dei pagamenti nel 2021. Ma i digital assets sono ancora una briciola se confrontati rispetto ad altre attività investibili: i cripto-asset si fermano a circa 2 mila miliardi di dollari, rispetto ai 13 mila miliardi dei metalli preziosi e ai 125 mila miliardi ciascuno per azioni e bond globali (fonte Grayscale). Tornando alle caratteristiche dell’indice, sono presenti sia nomi occidentali che emergenti: i titoli Usa valgono il 56% del paniere, seguiti dal 16% del Canada, 6,5% della Cina, 5,5% di Israele, 5,3% di Germania, etc. (riproduzione riservata)