Banca Akros punta sulle cedole garantite
Il rimborso del capitale a scadenza è però vincolato al rispetto di un limite di perdita massima da parte del titolo domestico Eni
Alberto Micheli
22/05/2021
A inizio settimana si è aperta la fase di collocamento di una nuova serie di Equity Premium Autocallable certificates targati Banca Akros, destinati poi alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Lo strumento sarà disponibile in sottoscrizione fino al prossimo 28 maggio, mentre il 16 giugno sarà emesso a un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari al 3% e una quota di cosiddetti “altri costi” pari all’1,59%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato del prodotto, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore a quello di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo strumento è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale vincolata al rispetto di un limite massimo di perdita dal parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo domestico Eni. L’andamento del sottostante avrà però un impatto solo sul rimborso a scadenza, mentre il rendimento potenziale, che sarà di tipo cedolare, è svincolato dal rischio di mercato.
Il certificato viene offerto con una scadenza di tre anni (14 giugno 2024), accompagnata da ben 30 finestre mensili di possibile esercizio anticipato, che si attiveranno a partire dalla fine del primo semestre (23 dicembre 2021): in ognuna di queste occasioni il certificato sarà cioè liquidato anticipatamente se nelle relative date di valutazione il sottostante farà segnare una performance non negativa, cioè chiuderà a un livello almeno pari al 100% del suo valore iniziale, che a sua volta sarà definito in base alla chiusura del prossimo 28 maggio. Se in una di queste occasioni tale condizione risulterà verificata, il certificato si estinguerà anticipatamente e sarà rimborsato al suo prezzo di emissione (1.000 euro). Sempre con frequenza mensile, ma partendo già dal prossimo 23 luglio, lo strumento pagherà inoltre una cedola incondizionata del valore unitario di 3,75 euro, pari allo 0,375% lordo mensile, il 4,5% annuo: tutti questi importi periodici saranno corrisposti indipendentemente dal comportamento del sottostante, quindi anche in presenza di uno scenario di mercato fortemente negativo. A scadenza, cioè in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) se Eni rispetterà la barriera posta al 60% del suo valore iniziale, cioè non chiuderà i prossimi tre anni con una perdita superiore al 40%, il certificato sarà liquidato al suo prezzo di emissione (1.000 euro), maggiorato dell’ultima cedola mensile di competenza; b) se il titolo petrolifero chiuderà invece al di sotto della barriera, avendo quindi maturato una perdita finale superiore al 40%, il certificato replicherà la performance del titolo, imponendo quindi anch’esso una perdita finale superiore al 40%. Anche in questo secondo scenario sarà comunque corrisposta l’ultima cedola di competenza, che sarà anch’essa di tipo incondizionato.
Rischio/rendimento. Questo certificato propone un investimento con una logica intermedia tra il contesto obbligazionario e quello azionario: la barriera posta al 60% è relativamente indulgente, soprattutto per la sua natura discreta, cioè valida solo a scadenza, ma il rischio non è comunque trascurabile, soprattutto se si considera che ai livelli attuali del sottostante (10 euro), la soglia di knock-out si collocherebbe attorno ai 6 euro, un livello ceduto da Eni a fine ottobre, poco più di sei mesi fa. L’aspetto positivo è che i premi mensili saranno tutti di tipo incondizionato e quindi saranno comunque pagati anche in presenza di uno scenario fortemente ribassista: per contro, il fatto che siano garantiti ne riduce l’ammontare, che si attesta al 4,5% lordo annuo, interessante se paragonato al contesto obbligazionario, ma non così soddisfacente se si considera invece il grado di rischio che comunque incombe sul rimborso del capitale a scadenza e che potrà avere un impatto anche sul prezzo di mercato del certificato, riducendone rapidamente l’appeal in caso di correzione di Eni nei primi mesi di vita dello strumento. E trattandosi proprio di Eni non si può trascurare il fatto che i dividendi distribuiti dal titolo petrolifero impatteranno sul suo prezzo, senza poter essere incassati dal possessore del certificato. (riproduzione riservata)