Adb si affida allo yuan cinese
Asian Development Bank punta sul renminbi con scadenza a 5 anni, rendimento vicino al 3% annuo
Tra le recenti emissioni obbligazionarie degne di nota si segnala il bond in valuta cinese emesso dalla Asian Development Bank (ADB). Quest’ultimo è un emittente sovranazionale impegnato a realizzare a livello asiatico e pacifico prosperità, inclusività e sostenibilità. Fondata nel 1966, è di proprietà di 68 membri, di cui 49 della regione asiatica. ADB assiste i suoi membri e partner fornendo prestiti, assistenza tecnica, sovvenzioni e investimenti azionari per promuovere lo sviluppo sociale ed economico. Ad esempio, in India sono stati attivati quasi 800 progetti, per un controvalore di 53 miliardi di dollari, a cui fa eco quanto messo in moto in Cina con oltre 1200 progetti per un valore complessivo di 44 miliardi di dollari, in linea all’Indonesia. Il rating attributo da tutte le agenzie internazionali è di massimo standing, pari a AAA, il che garantisce la massima solvibilità ed affidabilità ovvero la sostanziale assenza di rischio di credito. Questo però non implica una penuria in termini di rendimento, in quanto l’essere agganciati all’area valutaria cinese permette di incassare valori interessanti come yield to maturity. Di per sé anche i bond governativi cinesi sono interessanti, in quanto a rating molto elevato (A+ di S&P) e con rendimenti sul decennale prossimi al 2,8% annuo in renminbi, ma i valori dell’emissione di Adb sono ancora più allettanti. La scadenza dell’obbligazione emessa dalla Asian Development Bank è infatti contenuta, pari a 5 anni, e all’attuale prezzo di mercato di 97,7 offre uno yield to maturity del 2,96% annuo lordo, che in termini netti viene leggermente limato al 2,65% annuo. Le dinamiche di mercato hanno infatti fatto si che il prezzo del bond scendesse rispetto al valore, alla pari, in fase di emissione, e chi lo acquista oggi ha un evidente vantaggio rispetto alla cedola staccata. Che viene pagata il 24 gennaio di ogni anno, ed è pari al 2,45% lordo ovvero 2,14% al netto della fiscalità. Per le emissioni corporate, denominate in yuan o altra divisa, la fiscalità è invece un elemento ben più penalizzante, dovendosi adattare alla aliquota fiscale del 26% rispetto al 12,5% dei bond sovranazionali e governativi. Guardando al rendimento a scadenza, a titolo di confronto sulle obbligazioni tedesche con scadenza a 5 anni si deve mettere tuttora in conto una perdita annua dello 0,2% annuo, mentre in dollari Usa si può invece in cassare un +1,8% annuo, sempre sui 5 anni di orizzonte temporale. L’elemento discriminante è chiaramente la valuta di denominazione, il che implica un rischio di cambio non marginale per il bond che si sta analizzando. Sia le cedole periodiche che il capitale dell’obbligazione saranno pagati in yuan, e in base ai movimenti dei prossimi anni espressi del renminbi rispetto alla divisa europea si muoverà di riflesso il – vero- rendimento dell’obbligazione per l’investitore dell’area euro. Il rischio di tasso, ben espresso dalla duration, è sotto controllo in quanto la scadenza è relativamente corta: la duration è pari a 4,6 anni, ma è comunque da mettere in conto un leggero deprezzamento in caso di veloce rialzo nei rendimenti di mercato cinesi. Un elemento a vantaggio è però rappresentato dalla bassa correlazione tra le dinamiche degli yield cinesi e i rendimenti occidentali. Anche i recenti saliscendi nel Bund e nei Treasury Usa non hanno intaccato i bond cinesi. E così i rendimenti decennali dei Treasury Usa sono schizzati dallo scorso agosto ad oggi dall’1,2% circa al 1,9% circa, impattando sui prezzi dei bond a tasso fisso già emessi; ma i rendimenti governativi cinesi si sono nel frattempo mossi poco, oscillando attorno al 2,8%. E gli asset cinesi stanno penetrando in modo sempre più importante negli indici di riferimento internazionali, e quindi nei portafogli degli istituzionali ma anche degli investitori privati. Per avere un’idea dell’impatto delle oscillazioni del cambio sul rendimento complessivo, in caso di deprezzamento della divisa cinese nei confronti dell’euro che si spingesse fino al livello 8 (euro-cny) bisogna mettere in conto l’azzeramento del rendimento complessivo dell’operazione, tenendo in considerazione sia cedole che rimborso. Ma c’è anche l’altra faccia della medaglia, l’eventuale apprezzamento della valuta cinese contro euro porterebbe ad un innalzamento dello yield to maturity, ad esempio fino al 4,3% annuo lordo in caso di euro-cny sui livelli di inizio 2015, 6,5 yuan circa per euro. (riproduzione riservata)