Nuovo bond in dollari da ADB
L’emittente sovranazionale propone una scadenza non impegnativa in valuta forte, cavalcando la fase positiva degli yield
La recente, un po' inaspettata, ennesima accelerazione al rialzo nei rendimenti a scadenza dei bond a livello globale crea ancora più opportunità per gli investitori che guardano al medio-lungo periodo. Attualmente la fotografia che si scatta nel contesto governativo statunitense vede il Treasury Usa decennale consolidare attorno al 4,8%, dopo un veloce test al 5%, livelli che non venivano toccati dal luglio del 2007, dinamica confermata da altri benchmark di riferimento di elevato standing. Da un lato le banche centrali che hanno impostato da quasi due anni una politica restrittiva, dall’altro lato le aspettative di inflazione che fanno più fatica del previsto a ridimensionarsi, i mercati sembrano essersi posizionati a favore di scenari meno favorevoli a future riduzioni dei tassi e degli yield di mercato, sebbene questi elementi vadano a scapito della crescita.
In questo contesto, comunque favorevole al mercato obbligazionario per via di rendimenti a scadenza oggi molto allettanti senza la necessità di esporsi a chissà quali rischi, si segnala l’ultima quotazione dell’emittente Asian Development Bank (ADB), che ha proposto un prodotto sul mercato Mot, in dollari statunitensi con scadenza non impegnativa e cedola importante. La Asian Development Bank è un emittente sovranazionale, impegnato a stimolare a livello asiatico e pacifico la prosperità, l’inclusività e la sostenibilità, fondato nel 1966 che può contare su 68 membri di cui 49 della regione asiatica. La banca assiste i membri attraverso prestiti, assistenza tecnica, sovvenzioni e investimenti per promuovere lo sviluppo sociale ed economico. Il rating creditizio che le è stato attributo da tutte le agenzie internazionali è il più elevato, pari a AAA, il che garantisce la massima solvibilità e di fatto un rischio di credito quasi nullo.
Il bond di ADB ha scadenza non eccessiva, agosto 2028, il che rende assolutamente gestibile il rischio di tasso. Il pattern al rialzo nei rendimenti della curva Usd ha ancora poco margine, ma soprattutto il sottostante può contare su yield to maturity importanti, che permettono di sopportare a cuor leggero un po' di eventuale volatilità dei prezzi. La cedola annua è fissata al 4,5%, in dollari Usa, e viene pagata su base semestrale ogni 25 agosto e 25 febbraio. La duration è di 4,44 anni, e il lotto minimo è molto contenuto, 1000 dollari, il che rende il bond adatto a chiunque. Un altro elemento di vantaggio è la tassazione, in quanto essendo emittente sovranazionale ne scaturirà una bassa erosione del rendimento passando dal lordo al netto (aliquota fiscale del 12,5%). Ad oggi, al prezzo di 98,53 si calcola uno yield to maturity lordo del 4,9% annuo, che si ridimensiona al 4,32% annuo in termini netti.
Si tratta chiaramente di valori in valuta locale, e l’obbligazione espone l’investitore al cambio euro-dollaro, che di fatto è il principale fattore di rischio dell’investimento. E’ quindi cruciale che il cambio eur-usd riesca, negli anni a venire, a non rafforzarsi eccessivamente, dinamica che giocherebbe a svantaggio della posizione in valuta estera. In merito ai possibili scenari sulle evoluzioni del tasso di cambio, se il cambio euro-dollaro si collocasse a scadenza a 1,15 dollari la performance su base annua (senza l’ipotesi di reinvestimento delle cedole) scenderebbe al 2,9% annuo, ovvero 2,4% netto. Ma in caso di estensione della debolezza del dollaro sui livelli massimi degli ultimi 6 anni, ovvero 1,25 dollaro contro euro, la performance annua calerebbe al 1,3%, ovvero 0,79% annuo in termini netti. L’altra faccia della medaglia è un extra-rendimento in caso di rafforzamento del cambio: in caso di parità euro-dollaro a scadenza, la performance annua salirebbe al 5,66% lordo, rispetto al 4,44% in caso di invarianza del cambio. Questo bond è quindi utile per diversificare il portafoglio attraverso l’esposizione al dollaro Usa e per incassare uno yield importante in valuta locale, ma in caso di forte deprezzamento della divisa americana il rendimento andrebbe notevolmente a scemare, con punto di pareggio in termini netti attorno a 1,30 (i livelli del 2014) come tasso di cambio. Il rischio liquidità non appare oggi elevato, con un bid-ask spread inferiore all’1%. (riproduzione riservata)