L’aggregazione sui cui il mercato ha speculato per settimane non c’è stata, ma Unicredit non ha comunque deluso i suoi soci lunedì 5 febbraio. La banca ha presentato i risultati record del 2023 che prevedono ricavi per 23,823 miliardi (+17,3% anno su anno), su attese del consenso elaborato dalla stessa banca per 23,454 miliardi, un risultato lordo di gestione per 14,372 miliardi (+33,3% sul 2022) rispetto alle attese per 13,029 miliardi, mentre l’utile netto è stato di 9,507 miliardi (+47,2%), battendo nettamente le attese degli analisti per 7,9 miliardi.
«Il 2023 è stato l'anno migliore di sempre per Unicredit e il quarto trimestre è andato molto meglio delle attese», ha dichiarato Orcel aprendo la conference call con gli analisti. «La mia ambizione è costruire una banca basata su valori eccellenti e solidi. Mentre riportiamo il dodicesimo trimestre consecutivo di crescita in tutti le regioni e in tutte le metriche, posso fieramente dichiarare che in questi tre anni abbiamo raggiunto la nostra ambizione», ha puntualizzato il ceo.
Il titolo corre a Piazza Affari, alle ore 9:20 balza dell’10% a 29,3 euro per 49,35 miliardi di capitalizzazione e traina il Ftse Mib sopra quota 31.000 punti.
L’istituto milanese, guidato dal ceo Andrea Orcel, sottolinea nei conti che si tratta di un «un anno record» con un Rote (ritorno sul capitale tangibile) al 16,6%. Eps e Dps salgono rispettivamente del 74% a 4,71 euro e del 80% a 1,78 euro.
Forte del risultato ottenuto, la banca prende una scelta generosa per i propri azionisti: remunerarli con un payout totale del 100% a valere sull'utile netto dell'anno (tradotto, tutti i profitti vengono distribuiti), nella forma di riacquisti di azioni proprie per 5,6 miliardi e un dividendo per 3 miliardi, soggetti ovviamente all'approvazione degli azionisti e dell'autorità di vigilanza. La remunerazione sale ulteriormente se si considera anche la prima tranche da 1,4 miliardi del programma di buyback anticipato all’anno scorso. La distribuzione complessiva si attesta pertanto alla cifra record di 10 miliardi.
«Dal 2021 a oggi Unicredit ha distribuito ai soci piu di 17,6 miliardi, più della nostra capitalizzazione a inizio 2021», ha inoltre rivendicato Orcel. Di questa cifra, oltre 6 miliardi sono stati pagati come dividendi, mentre oltre 11,5 miliardi tramite buyback.
Il banchiere è stato chiaro nel tornare a smentire le ipotesi di m&a, circolate con insistenza nelle ultime settimane. «Sul fronte dell'M&A in Italia guardiamo a tutte le opportunità e vediamo quelle che sono coerenti con la nostra strategia: ce ne sono varie in Italia e non commenterò quelle che sono. Detto questo, non abbiamo trovato i valori o le condizioni generali per fare un'operazione nelle nostre metriche, quindi non ci siamo mossi, nel futuro si vedrà», ha puntualizzato Orcel.
La robustezza delle azioni di Unicredit (che nell’ultimo anno hanno registrato un total return vicino al 100%, record in Europa) hanno alimentato scenari di m&a. La prima ipotesi circolata nelle scorse settimane è stata quella di un ingresso nella Popolare di Sondrio, anche se l’opposizione di Unipol e di una parte del Governo avrebbe subito resa impervia questa strada.
Altri potenziali target su cui ha speculato il mercato sono stati Banco Bpm, Azimut (anche alla luce di una recente colazione tra Orcel e il fondatore dell’asset manager milanese Pietro Giuliani) e Mediobanca.
La ragione principale di queste speculazioni sta nel titolo di Unicredit che nell’ultimo anno si è apprezzato più di quello dei potenziali target. Qualche esempio? Nel febbraio 2022 piazza Gae Aulenti quotava a 4,9 volte l’azione Banco Bpm e 1,4 volte l’azione Mediobanca, mentre oggi quota rispettivamente a 5,3 e a 2,13 volte.
Sempre a inizio 2022 la carta della banca di Orcel valeva 0,6 volte quella di Azimut, mentre oggi i due titoli hanno quasi lo stesso valore. In astratto il momento sarebbe ideale per un’operazione straordinaria. Una mossa del genere consentirebbe inoltre di completare quel rilancio delle attività italiane che tre anni fa Orcel aveva promesso agli azionisti storici di Unicredit, dalla Fondazione Cariverona alla famiglia Del Vecchio.
Tornando ai numeri appena presentati, il quarto trimestre 2023 si è chiuso con ricavi per 5,979 miliardi (+4,6% sul 2022), oltre le attese del consenso per 5,558 miliardi, un margine operativo lordo di 3,490 miliardi (+7,5% anno su anno), rispetto a 3,054 miliardi delle attese degli analisti e un utile netto di 2,817 miliardi (+14,2% anno su anno), oltre il doppio delle attese (1,209 miliardi) grazie anche ad accantonamenti ridotti.
L’indice di solidità patrimoniale, il Cet 1 ratio, si è attestato al 15,89% (il consenso lo vedeva al 16,54%) nel 2023, in rialzo di circa 100 punti base nonostante la distribuzione del 100% dell’utile netto, con un generazione organica di capitale pari a 12 miliardi nel 2023.
Nel trimestre i costi operativi si sono attestati a 2,5 miliardi, in rialzo del 6,9% rispetto ai tre mesi precedenti e dello 0,8% anno su anno. Nel 2023 i costi totali sono diminuiti dell’1% rispetto all’anno precedente attestandosi a 9,5 miliardi, «proteggendo al contempo la crescita dei ricavi, capacità che si riflette nel rapporto costi/ricavi pari a 39,7%».
Le rettifiche su crediti si sono attestate a 300 milioni, pari ad costo del rischio di 28 punti base. «La solidità della qualità degli attivi di gruppo», spiega la banca, «è ancora una volta evidenziata da perdite attese costantemente basse, da un basso livello di esposizioni deteriorate con un’elevata copertura, e dagli overlay in essere pari a 1,8 miliardi sul portafoglio in bonis».
Unicredit ha già dato inizio all’esecuzione di parte della distribuzione sul 2023 anticipando una prima tranche del riacquisto di azioni proprie per 2,5 miliardi iniziata ad ottobre 2023, ed eseguita per 1,4 miliardi entro la fine del 2023.
La politica di distribuzione ordinaria del gruppo introduce a partire dal 2024 un payout di almeno il 90% dell’utile netto. L’accantonamento del dividendo aumenterà al 40% dell’utile netto (rispetto al payout al 35% sul 2023), con la parte restante del payout dell’utile netto che avverrà nella forma di riacquisti di azioni proprie.
La ripartizione finale tra dividendi e riacquisto di azioni proprie dipenderà dalle condizioni del mercato e sarà decisa dopo i risultati del 2024, insieme alla decisione finale sulle distribuzioni. L’introduzione di un acconto sul dividendo a valere sull’utile netto del 2024 permetterà una distribuzione nell’anno solare 2024 di circa 10 miliardi, dei quali circa 7,2 miliardi relativi alla parte residua della distribuzione a valere sul 2024 (ovvero escludendo 1,4 miliardi relativi al riacquisto di azioni proprie del 2023 già eseguito nell’anno solare 2023) e circa 3 miliardi relativi all’acconto della distribuzione a valere sul 2024.
Il programma di buyback, spiega la banca, ha generato nel 2023 un utile per azione (eps) pari a 4,71 euro, triplicato rispetto alla media nel periodo 2017-2019 e un dps (dividendo per azione, ndr) di 1,78 euro, in aumento di nove volte rispetto alla media nel periodo 2017-2019, mentre il Tangible Book Value per Share pari a 33,3 euro, risulta in rialzo del 46,0% rispetto alla media nel periodo 2017-2019.
Unicredit ha pubblicato la guidance per il 2024, dove parla di un margine di interesse (NII) impattato dal pass-through sui depositi, da una minore contribuzione della Russia (-0,3 miliardi) e da volumi minori, parzialmente compensati da un impatto positivo del «replicating portfolio 8 (+0,4 miliardi)».
Il costo del rischio è atteso sotto i 20 punti base, stabile o in lieve aumento, sostenuto da «una solida qualità degli attivi e dall’opzionalità di rilasciare o impiegare gli overlay».
E’ prevista una «significativa riduzione delle voci non operative con i costi di integrazione tendenti a zero (-1,1 miliardi) e inferiori oneri di sistema (maggiori di -0,2 miliardi).
La banca prevede di raggiungere nel 2024 un utile netto «sostanzialmente in linea» con il 2023. I ricavi netti sono attesi a circa 22,5 miliardi, il Rote al 16,5% e una crescita a doppia cifra di utile e dividendo per azione.
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