Asia in netto rosso, venerdì, la guerra Usa-Iran fa volare il petrolio ben oltre i 100 dollari al barile. Alle ore 7:40 italiane, il Nikkei perde il 2,3%, l’Hang Seng lo 0,65%, Shanghai l’1,5%, mentre i futures sul Nasdaq sono sulla parità.
I prezzi del petrolio sono saliti oltre i 100 dollari al barile (Brent a 106) e si apprestano a chiudere la settimana con un forte rialzo, mentre i mercati si preparano a un prolungamento del conflitto in Medio Oriente. Gli Stati Uniti si aspettano che la guerra prosegua fino alla fine del mandato di Trump, mentre l’Iran ha segnalato di essere pronto a continuare a combattere nonostante i crescenti costi economici.
L’indice Nikkei 225 è sceso del 2,3% penalizzato dal rialzo dei prezzi del petrolio e dei rendimenti obbligazionari globali. Gli investitori si preparano inoltre all’aggiornamento sull’inflazione al consumo negli Stati Uniti, dopo che i dati di giovedì hanno mostrato un’accelerazione dei prezzi alla produzione il mese scorso, rafforzando le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve la prossima settimana.
Sul fronte interno, anche la Bank of Japan dovrebbe aumentare i tassi. Il membro del board Kazuyuki Masu ha indicato che la banca centrale continuerà a inasprire la politica monetaria e a ridurre il sostegno monetario, man mano che l’inflazione sottostante si avvicina al target del 2%.
Tra i singoli titoli, in evidenza i ribassi di Kioxia Holdings (-6,9%), SoftBank Group (-5,9%), Advantest (-6,2%), Mitsubishi UFJ (-1,8%) e Fast Retailing (-1,2%).
L’oro viaggia intorno ai 4.340 dollari l’oncia venerdì, dopo essere sceso di quasi il 2% nella seduta precedente, mentre gli investitori attendono i dati sull’inflazione al consumo negli Stati Uniti, che potrebbero rafforzare le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve la prossima settimana.
I mercati ora scontano una probabilità di circa il 71% di un rialzo dei tassi Fed di 25 punti base la prossima settimana, rispetto al 61% precedente alla pubblicazione dei dati sui prezzi alla produzione.
L’oro è stato inoltre penalizzato dal forte rialzo dei prezzi del petrolio, legato all’escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che alimenta i timori di una crescita dell’inflazione. Nel frattempo, i rendimenti dei Treasury sono saliti dopo che il Dipartimento del Tesoro statunitense ha effettuato acquisti inferiori alle attese nella prima operazione di riacquisto ampliata. Il Treasury decennale rende ora il 4,96%.
Gli asset che non generano interessi, come l’oro, tendono a registrare una performance peggiore quando i rendimenti aumentano. Il metallo prezioso si avvia a chiudere la settimana con una perdita superiore al 2%, segnando il terzo calo settimanale consecutivo. (riproduzione riservata)