In attesa di trovare un cavaliere bianco, The Italian Sea Group perde il revisore. Bdo Audit Services non ha infatti espresso un giudizio sul bilancio consolidato 2025 del gruppo specializzato nella progettazione e costruzione di yacht e superyacht di lusso, perché non ha ottenuto elementi probativi sufficienti e appropriati su cui basarlo. E di conseguenza si è dimesso dall’incarico prima dell’assemblea del 30 settembre che dovrà approvare i conti 2025 e la manovra complessiva di rafforzamento da 290 milioni.
Il titolo perde il 14,2% giovedì 10 settembre in apertura di borsa a 1,08 euro per 57 milioni circa di capitalizzazione (-73% da inizio anno).
Perché non è stato emesso un giudizio sui conti? Bdo spiega che la società ha fornito attestazioni scritte «che non corrispondono a quelle richieste, anche in riferimento a taluni elementi probativi pertinenti per la redazione del bilancio d'esercizio che non sono stati forniti nel corso dell'attività di revisione. Tale circostanza rappresenta una limitazione pervasiva al procedimento di revisione».
Il documento prosegue ricordando che Tisg ha un patrimonio netto negativo per 376,51 milioni di euro e che ha comunicato al mercato un indebitamento finanziario netto alla data del 31 luglio 2026 era di 179,633 milioni. Ma alla stessa data erano emersi debiti scaduti di natura finanziaria (banche e società di factoring) per 147,13 milioni, di natura commerciale per 80 milioni e di natura tributaria e previdenziale per 33,39 milioni.
Tisg era entrata a marzo 2026 in Composizione Negoziata della Crisi cercando di ottenere dagli armatori un contributo complessivo di circa 180 milioni di euro per coprire gli extra-costi. Sono stati raggiunti solo due accordi (su commesse specifiche, per importi marginali). Con l'avvicinarsi della scadenza delle misure protettive (14 luglio 2026), la società ha preso atto dell'impossibilità di attuare il piano come originariamente concepito.
Il 30 giugno 2026 il cda ha deliberato l'accesso al cosiddetto «concordato in bianco» (domanda ex art. 44 CCII, Codice della Crisi d'Impresa e dell'Insolvenza), depositando un nuovo progetto di risanamento che comprende aumento di capitale, cessione del cantiere di La Spezia, rinegoziazione con gli armatori e l’erario e conversione di debito chirografario (circa 134 milioni) in strumenti finanziari partecipativi.
Per Bdo, la combinazione di queste incertezze (continuità aziendale e attendibilità dei dati contabili sottostanti) ha reso impossibile completare le procedure di revisione richieste.
Nella relazione stessa Bdo dichiara che il 27 luglio 2026 ha comunicato alla società le proprie dimissioni dall'incarico di revisione legale. The Italian Sea Group dovrà nominare un nuovo revisore legale alla prima assemblea utile.
All’origine della crisi, la scoperta che cinque dirigenti apicali (poi licenziati e denunciati) avrebbero per anni occultato sforamenti di budget sulle commesse in corso, manipolando il reporting mensile per nascondere gli extra-costi. È emerso anche l'uso non autorizzato della firma digitale dell'amministratore delegato per ottenere finanziamenti e per il rilascio di fideiussioni per 31 milioni di euro a nome della controllante GC Holding. Un audit forensic di Kpmg, completato il 22 luglio 2026, ha confermato queste irregolarità. Questo ha richiesto un restatement (IAS 8) dei valori di bilancio, che Bdo non è riuscita a verificare con sufficiente evidenza. (riproduzione riservata)