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Vittorio Civitillo
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Seri Industrial, il ceo Vittorio Civitillo: ecco perché ci delistiamo senza passare dall’opa. Un’exit a caro prezzo

11 settembre 2026, 18:00 Ultimo aggiornamento: 18:23

L’azionista di riferimento della società specializzata in accumulatori di energia che ha annunciato il delisting a sconto fa il punto con Milano Finanza sulle contestazioni mosse dagli azionisti di minoranza in vista dell’assemblea straordinaria del 12 novembre

?????Seri Industrial, società specializzata in accumulatori di energia, ha annunciato il delisting – senza passare dall’opa - a sconto del 13% rispetto all’ultimo prezzo. Una decisione contestata dagli azionisti di minoranza. Il 12 novembre ci sarà l’assemblea per votare la proposta del ceo Vittorio Civitillo, che ha il 56% delle azioni. All’imprenditore Milano Finanza ha posto alcune domande a partire dal perché la società ha scelto la strada del delisting attraverso la fusione con la controllante Seri.

D. Perché avete scelto la strada del delisting diretto senza passare dall’opa con un minimo di premio?

R. È stata scelta la modalità della fusione perché ritenuta lo strumento più coerente con la riorganizzazione del gruppo. In proposito, occorre tuttavia sottolineare che - pure non essendo stata promossa un’opa con l’offerta di un prezzo a premio in senso stretto - il valore di liquidazione delle azioni Seri Industrial, calcolato ai fini del recesso ai sensi del codice civile, risulta comunque superiore ai livelli medi di quotazione del titolo dell’anno precedente a quello corrente (2025), pari a 2,31 euro per azione, e al prezzo medio del primo trimestre 2026, pari a 2,34 euro per azione. Rispetto a questi valori - certamente diversi da quelli fatti registrare dalle ultime quotazioni prima dell’annuncio del delisting ma rappresentativi di un trend consolidato dell’andamento di mercato, solo in modo contingente disallineatosi - l’importo liquidabile a chi eserciterà il recesso, di fatto, sconta un premio di circa il 10% circa rispetto alle citate medie storiche. Si ricorda, oltretutto, che, nel corso del primo trimestre del 2026, il prezzo dell’azione è addirittura sceso fino a segnare una quotazione di 1,83 euro.

Più specificamente, poi, non si deve trascurare la circostanza che alla data in cui è stata assunta la delibera del consiglio di amministrazione, che ovviamente è successiva alla data in cui l’operazione è stata pensata e avviata, la quotazione delle azioni Seri Industrial ha fatto registrare un incremento a seguito di alcuni annunci fatti dalla società ma che una corretta valutazione di congruità del valore liquidabile deve essere compiuta tenendo conto degli andamenti di mercato verificatisi su periodi più lunghi e più significativi rispetto a puntuali oscillazioni dei corsi.

D. Nel documento appena pubblicato in vista dell’assemblea del 12 novembre valutate Seri Industrial 4,6 euro, mentre il prezzo sul diritto di recesso è stato fissato in 2,556 euro. La differenza è sostanziale, come mai?

R. Sono due valori non comparabili. I 4,60 euro ad azione rappresentano, infatti, il valore attribuito a Seri Industrial ai fini della fusione, sulla base delle valutazioni di un advisor indipendente, a vantaggio degli investitori di Seri Industrial ai fini del concambio con le azioni della controllante Seri: i 2,556 euro costituiscono invece il valore calcolato sulla base delle previsioni di legge per l’esercizio del diritto di recesso, determinato in base alla media dei prezzi di borsa registrati nei sei mesi precedenti la convocazione dell’assemblea chiamata a deliberare la fusione. La differenza evidenzia il disallineamento che osserviamo da tempo tra il valore fondamentale della società, coerentemente anche con i target price degli analisti, e il valore di quotazione, che è anche inferiore al valore del patrimonio netto del gruppo. Proprio tale costante disallineamento è la ragione che oggettiva che ha determinato la decisione di proporre il delisting, tenuto conto degli effetti segnaletici negativi che il mancato apprezzamento di borsa comporta su investitori e stakeholder in generale. La società, del resto, una volta scelta la strada della fusione - neppure volendo - avrebbe potuto offrire come valore di liquidazione delle azioni un valore diverso da quello determinato secondo i criteri stabiliti dalla legge.

D. La società sapeva fin dalla primavera del 2026 che si sarebbe delistata, però a fine maggio ha comunicato la jv con Eni e il titolo è salito ai massimi dell’anno (3,84 euro). Solo ad agosto ha annunciato l’uscita da Piazza Affari con un calo del prezzo dell’azione del 38,5%.

R. La decisione di proporre il delisting è stata sofferta ma il titolo non veniva apprezzato sia perché la società quotata è una holding (ma questo era già noto), sia perché il mercato non apprezza il business degli accumulatori, confondendo il settore automotive, dove si sono registrati i fallimenti di Northvolt e Varta, con quello nostro di riferimento. Noi dall’esperienza di borsa usciremo, laddove l’assemblea approvi l’operazione, con un saldo netto negativo di 30 milioni tra quanto fu raccolto con l’aumento di capitale lanciato nel 2018 (30 milioni) e quanto potrebbe essere necessario per liquidare i soci che recederanno, stimabile in un valore massimo di circa 60 milioni.

L’apprezzamento del titolo successivo all’annuncio delle ultime rilevanti operazioni è stato solo momentaneo e ciò ha ancor di più convinto il management che il mercato non avrebbe invertito più una tendenza ormai irreversibile, con l’assenza quasi totale di investitori istituzionali. Ad ogni modo, trattasi di evento eccezionale che incide positivamente sul valore di recesso, perché opera nel periodo preso in considerazione per la stima del prezzo di recesso (6 mesi antecedenti all’annuncio della fusione). Il valore di recesso, di fatto, assicura agli investitori un valore di exit certo, che – nel caso di possibili ritorni dei corsi sulle ultime tendenze storiche, come costantemente avvenuto negli ultimi anni successivamente a ogni annuncio positivo, non è affatto escluso che sarebbe stato non agevole ottenere liquidando il titolo sul mercato.

D. Su Bus Menarini avete aperta una causa con Invitalia che ha impugnato davanti al Tribunale di Napoli le deliberazioni relative all’approvazione del bilancio 2024, chiuso con una perdita di 50,6 milioni di euro.

R. La situazione è completamente diversa. Noi abbiamo rilevato errori relativi a esercizi precedenti, riferiti a un periodo in cui l’azienda era di proprietà e gestita da altri azionisti, ovvero maggiori passività o minori attivi non riflessi nei bilanci precedenti. La società ha dovuto riapprovare i saldi di riapertura dei conti al 01.01.2024 per recepire le rettifiche che sono state certificate dalla società di revisione EY, senza alcuna eccezione del collegio sindacale. A tutela degli interessi di Seri, abbiamo quindi fatto una richiesta di risarcimento danni per oltre 80 milioni di euro. 

D. Altre due cause sono aperte con London Financial Guarantees che ha fatto istanza al Tribunale di Santa Maria Capua a Vetere. E’ prevista un’udienza il 20 ottobre.

R. L’istanza di fallimento proposta verrà rigettata sia perché riferita ad un credito inesistente sia perché non viene in alcun modo dimostrata l’insolvenza delle società. Il credito azionato è infatti riferito ad una operazione mai eseguita. Quindi chi ha proposto l’istanza dovrà rispondere dell’azione diffamatoria, che è l’unico obbiettivo dell’istanza, tenuto conto che sui forum è apparsa la notizia già a fine luglio ed è stato inviato un esposto a Consob, allegando un documento, datato 2 agosto, malgrado il deposito presso il tribunale sia avvenuto il 24 agosto e la notifica alla società il 28 agosto 2026. (riproduzione riservata)



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