Il cda di Trevi Finanziaria ha approvato all’unanimità il comunicato sull’offerta pubblica di scambio volontaria totalitaria promossa da Icop. Il consiglio ha ritenuto il corrispettivo «non congruo dal punto di vista finanziario» e l’offerta «non conveniente per gli azionisti di Trevi», anche alla luce delle fairness opinion degli advisor Mediobanca e Vitale.
Secondo il cda il rapporto di scambio proposto da Icop non riflette il valore di Trevi, che viene definita un asset industriale con un posizionamento competitivo unico nelle infrastrutture specialistiche. Il gruppo opera prevalentemente nelle fondazioni speciali e nell’ingegneria del sottosuolo, settore nel quale ha sviluppato in oltre 60 anni competenze specialistiche. Il cda sottolinea inoltre il percorso di rilancio industriale e finanziario completato negli ultimi esercizi.
Trevi contesta poi la valutazione delle sinergie alla base dell’operazione. Una parte rilevante del razionale industriale ed economico dell’offerta, secondo il consiglio, si fonda su sinergie operative, commerciali e finanziarie il cui effettivo realizzo presenta significativi elementi di incertezza. Un altro elemento di criticità riguarda il corrispettivo, interamente costituito da azioni Icop. Gli azionisti Trevi che aderissero all’offerta non monetizzerebbero l’investimento, ma diventerebbero azionisti dell’offerente. Trevi contesta infine il momento in cui è stata promossa l’offerta, sostenendo che il prezzo dell’azione fosse ancora influenzato dagli effetti dell’aumento di capitale e che il mercato non avesse avuto il tempo di incorporare pienamente i benefici attesi dal piano industriale 2026-2029.
Sul tavolo c’è intanto anche l’offerta di Webuild, basata su un corrispettivo in denaro di 4,5 euro. Il cda precisa che esprimerà le valutazioni su questa operazione in un successivo comunicato, ma osserva già che la presenza di due offerte concorrenti, diverse per natura del corrispettivo, condizioni di efficacia e soglie minime, rende allo stato imprevedibile l’esito delle operazioni e l’eventuale ricorso a rilanci. (riproduzione riservata)