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Alice Weidel
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Le 20 azioni in Germania e Italia che possono correre con l’Afd

11 settembre 2026, 18:00 Ultimo aggiornamento: 18:27

Il 20 settembre si vota in Meclemburgo e Berlino, dove l’Afd avanza. Dopo la vittoria in Sassonia-Anhalt, i mercati studiano il programma del partito. Ecco i titoli  –  sul Dax e a Piazza Affari - che potrebbero correre con Alice Weidel, ex analista di Goldman Sachs e advisor di Bank of China

Sembra quasi un controsenso, mentre i prezzi di petrolio e gas corrono per la guerra Usa-Iran che non vede una fine, l’ultra-destra in Germania propone un’economia fondata su fonti fossili e nucleare. Intanto l’Afd (Alternative für Deutschland), il partito guidato da Alice Weidel (ex analista di Goldman Sachs e consulente di Bank of China) e Tino Chrupalla, ha creato un vero terremoto politico il 6 settembre vincendo le elezioni nel Land Sassonia-Anhalt.

Il 20 si vota in Mecklenburg-Vorpommern e a Berlino: avanza l’Afd

La piccola regione ad Est (2,2 milioni di abitanti) ha visto il partito di estrema destra toccare il 43,8%. L’enorme affluenza, vicina all’80%, ha premiato anche Verdi (8,9%) e sinistra con la Linke (8,6%), mentre la storica Cdu, partito di centro, è crollata al 17,2% dal 37,1% precedente. Il risultato rappresenta un campanello d’allarme per i partiti tradizionali e arriva a pochi giorni dalle elezioni regionali del 20 settembre a Berlino e in Mecklenburg-Vorpommern, anche questo piccolo Land da 1,6 milioni di abitanti. In Germania, i sondaggi del 10 settembre davano Afd primo partito al 38%, l’Spd (socialdemocratici) al 33,0%, Die Linke al 9% e la Cdu al 7%.

Il 20 settembre si vota anche nel Land Berlino, che raccoglie 3,7 milioni di abitanti. In questo caso, però, è la sinistra a guidare le preferenze, Die Linke è accreditata per il 19,8% (+7,6% rispetto alle precedenti elezioni), mentre la Cdu per il 19,6% (-8,6%), Afd per il 17,9% (+8,8%). Come si vede, l’ultra-destra corre ma non allo stesso modo in tutte le regioni della Germania. Bisognerà vedere come voteranno gli elettori del Land più popoloso, il Nordrhein-Westfalen, quasi 18 milioni di abitanti, il 25 aprile 2027 per capire dove vuole andare il Paese. Qui per, ora, i sondaggi danno la Cdu al 32% e Afd al 19%, al pari dell’Spd e dei Grüne (verdi).

Il programma economico

Il programma economico di Afd prevede anche la Dexit, l’uscita della Germania, prima economia del Vecchio Continente, dall’eurozona col ritorno al marco tedesco, l’abolizione della tassa sulla CO2, dell'imposta sui patrimoni e delle tasse sulle successioni. Afd è poi contraria al Green Deal e vuole cancellare i sussidi per le energie rinnovabili a favore della riapertura delle centrali nucleari. Quanto al gas, punta su quello russo a basso costo.

 

Industria energivora e auto 

I mercati, di solito, intercettano i trend con diversi mesi di anticipo e stanno cercando di capire se è già iniziato l’Afd-Trade, ovvero gli acquisti su settori e titoli che possono trarre vantaggio dalla corsa dell’ultra-destra in Germania. Alberto Conca, responsabile investimenti Lfg Zest, ritiene che «se il mercato iniziasse a prezzare un'Afd più vicina al potere, la rotazione premierebbe l'energia convenzionale e l'industria energivora, in linea con un programma che vuole cancellare quasi tutti i sussidi alle rinnovabili. Sul lato utility i nomi sono Rwe (carbone, gas e know-how nucleare) ed E.On per le reti». Tra gli impianti, Conca cita Siemens Energy, che vende turbine a gas e tecnologia di rete. Ma il vero cavallo di battaglia, sottolinea l’esperto, è l'industria ad alto consumo energetico: «il nome-simbolo è Basf, che il gas lo consuma a tonnellate, insieme alla chimica (Covestro, Lanxess) e a acciaio e metalli (Salzgitter, Thyssenkrupp, Aurubis)». Sull'auto, con il possibile stop al bando 2035 dei motori endotermici e meno regole Ue, i riflettori sono su Volkswagen, Bmw, Mercedes e Porsche.

Tuttavia, avverte Conca, la Dexit, evento «poco probabile e con effetti devastanti per mercati finanziari e restanti paesi europei, non indebolirebbe la valuta tedesca, la rafforzerebbe. Un nuovo marco, per un Paese creditore e in surplus, si apprezzerebbe in modo violento - un macigno proprio sui campioni dell'export, cioè auto e industria». Il programma è in parte contraddittorio, ragiona: pro-industria, ma con una valuta che ne erode la competitività, anti-sussidi, ma con un welfare in forte espansione. I beneficiari veri restano perciò «i nomi domestici e gli energivori che guadagnerebbero due volte - energia più economica e marco forte che abbatte il costo delle materie prime importate - mentre i puri esportatori sono a doppio taglio».

Gli effetti in Italia

A Piazza Affari il primo filo conduttore sono il gas e le infrastrutture: Conca cita Snam e Italgas (trasporto e stoccaggio), Eni, e sul lato servizi e tubi Saipem e Tenaris (un'eventuale riparazione dei gasdotti). Prysmian intercetta invece il piano di potenziamento delle reti. Un altro canale interessante per l'Italia è indiretto, prosegue il gestore e riguarda il terziario e la subfornitura: «siamo il principale fornitore della manifattura tedesca, e un rilancio dell'industria e dell'auto a Monaco e Stoccarda - grazie a energia più a buon mercato, meno vincoli e allo stop al bando dei motori termici - si tradurrebbe in un aumento degli ordini per l'indotto italiano, con la componentistica auto in prima fila». Conca cita Brembo (freni), Sogefi (filtrazione e sospensioni), Pirelli ma avverte: nello scenario di rottura valutaria il marco forte frenerebbe l'export tedesco e, a cascata, anche gli ordini ai fornitori italiani.

 

Chi ha paura della Dexit? 

Fabio Caldato, Portfolio Manager del fondo AcomeA Strategia Dinamica Globale, non vede per ora un Afd-trade perché lo spostamento del voto a destra «è un fenomeno generale. Ciò che emerge non è quindi una dinamica specifica o partitica, ma un indebolimento della politica strategica dei governi con conseguenze di lungo termine più che di breve». Per questa ragione Caldato cerca di individuare i segmenti di investimento che perlomeno possano non essere danneggiati. Tra questi, in Germania, la difesa «sembra quello meritevole di analisi. Dopo l'euforia iniziale, il settore ha rivisto i numeri e il mercato ha riportato i valori azionari su livelli di multiplo più sostenibili. La tedesca Rheinmetall si pone come un campione europeo e sta dando una interessante opportunità di investimento per cogliere la necessaria crescita del settore nei prossimi anni». Anche Sap, dopo il timore eccessivo di un impatto distruttivo dell'Ai, «sta confermando attraverso i numeri e la guidance la bontà e la resilienza del business».

Nel caso di una crisi da Dexit, che si estenderebbe a tutta l’Eurozona, il rischio è che lo spread fra Btp e Bund di allarghi, con la richiesta da parte dei grandi investitori internazionali di rendimenti più alti (e quindi prezzi più bassi dei titoli di Stato). Nonostante la «stabilità politica di Roma, va sottolineato come anche il denominatore sia cambiato», nota Caldato. Pur mostrando «alcune criticità nei numeri macroeconomici» (rispetto al pre Covid il paese ha perso slancio, l'occupazione manifatturiera mostra 520.000 occupati in meno, gli scambi economici con la Cina stanno cambiando dinamica), la Germania rimane il paese più virtuoso nel G10. E quindi, in caso di rallentamento economico marcato, il gestore preferisce avere in portafoglio «emissioni tedesche rispetto alle italiane».

Weidel contro Lagarde

Sul vero cigno nero nel programma economico di Afd, la Dexit, Gabriel Debach, market analyst di eToro, avanza alcune perplessità, perché i trattati europei «non prevedono una procedura ordinata attraverso la quale un Paese possa abbandonare l'euro continuando a far parte dell'Ue. A questo si aggiungono gli enormi ostacoli costituzionali e parlamentari tedeschi». Per le modifiche della legge costituzionale servono due terzi del Bundestag e due terzi dei voti del Bundesrat, ricorda Debach. La situazione cambierebbe però se Afd continuasse a crescere fino a diventare determinante nella formazione di un governo federale. Per l’Italia il primo termometro resterebbe lo spread Btp-Bund. «Un aumento della probabilità di frammentazione renderebbe più vulnerabile il debito dei Paesi più indebitati», avverte. 

È interessante poi che proprio giovedì 10 al Bode Museum di Berlino, nota Debach, la presidente della Bce Lagarde abbia descritto tre possibili strade per l’Europa. La prima è accettare il declino e diventare, nelle sue parole, «un museo, ma un bel museo». La seconda è tornare a 27 interessi nazionali separati su commercio, industria ed energia. Anche questa, secondo Lagarde, è un’illusione. La terza è la maggiore integrazione europea. È quasi il contraltare economico alla proposta Afd, nota l’analista: «la diagnosi è simile, energia costosa, competitività in calo e vecchio modello basato su gas russo, domanda cinese e sicurezza americana (le tre forze tedesche) ormai esaurito, ma la soluzione è opposta». (riproduzione riservata)



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