Nuove tensioni sul fronte commerciale tra Washington e Nuova Delhi. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente Usa Donald Trump ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno un dazio del 25% sulle importazioni dall’India, accompagnato da una ‘penalità’ per gli acquisti di armi ed energia dalla Russia. La misura, parte di un pacchetto di tariffe reciproche, entrerà in vigore dopo la scadenza del 1° agosto fissata da Trump per la firma di nuovi accordi commerciali, mettendo in dubbio le speranze di un’intesa con l’India che lo stesso Trump aveva definito «vicina» nelle scorse settimane.
In un post pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha definito l’India «un Paese amico degli Stati Uniti», ma ha criticato duramente il livello elevato dei dazi applicati da Nuova Delhi. «L’INDIA PAGHERÀ QUINDI UN DAZIO DEL 25%», ha scritto il presidente in lettere maiuscole, aggiungendo che il Paese sarà anche soggetto a una penalità per l’acquisto di beni russi.
Il dazio del 25% rappresenta una leggera revisione rispetto all’aliquota del 26% annunciata ad aprile e poi sospesa per favorire il dialogo. La nuova mossa, però, segna una svolta più dura e rischia di complicare ulteriormente i negoziati.
Immediata la reazione del mercato valutario: la rupia indiana ha perso terreno rispetto al dollaro.
Negli ultimi due decenni, il rapporto economico tra Stati Uniti e India ha conosciuto un'espansione straordinaria: il volume degli scambi bilaterali è passato da circa 20 miliardi di dollari nel 2000 a oltre 150 miliardi nel 2021, con un tasso di crescita annuo superiore all’11%, secondo dati riportati dall’India Brand Equity Foundation (Ibef) e dal Financial Times. Secondo le stime di analisti internazionali e di istituti come Boston Consulting Group (Bcg), questi flussi commerciali sono destinati a raddoppiare entro il 2030, raggiungendo quota 300 miliardi di dollari.
Ma la portata strategica della relazione va ben oltre il piano economico. Un’India economicamente forte rappresenta infatti un importante contrappeso alla crescente influenza della Cina nella regione dell’Indo-Pacifico, un aspetto che rende la cooperazione indo-americana centrale per l’equilibrio geopolitico globale, come sottolinea la Hinrich Foundation. A rafforzare ulteriormente questo asse contribuisce una collaborazione che abbraccia settori chiave come difesa, tecnologia, energia e istruzione superiore, evidenziata anche da fonti come AP News e Ibef.
In questo contesto, qualsiasi frizione commerciale — come l’imposizione di nuovi dazi — assume un significato che va ben oltre il semplice impatto sugli scambi, toccando aspetti cruciali delle catene di approvvigionamento globali, degli equilibri regionali e della più ampia alleanza strategica tra democrazie.
Donald Trump ha fatto dei dazi uno strumento politico-economico chiave, annunciando un’aliquota del 25% sulle importazioni dall’India, accompagnata da una ‘penalità’ aggiuntiva per gli acquisti di armi ed energia dalla Russia, una mossa volta a esercitare pressione geopolitica su Nuova Delhi, come riportato dal Financial Times e dal Times of India.
Questa strategia si inserisce in un contesto più ampio legato al gruppo dei Brics: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Tuttavia, l’India, pur facente parte dei Brics, ha chiarito attraverso il ministro degli Esteri S. Jaishankar che non intende abbandonare il dollaro, ma piuttosto cerca di «de-riskare» i rapporti commerciali con Paesi sanzionati come la Russia, utilizzando rupee o valute locali per transazioni specifiche, come evidenziato da fonti quali The Financial Express e Indian Express.
L’adesione di Nuova Delhi ai Brics riflette quindi una volontà di diversificare i partenariati economici e affermare una maggiore autonomia strategica, senza però abbracciare completamente la visione di una valuta comune Brics, ma beneficiando comunque delle infrastrutture di cooperazione e dell’accesso ai mercati emergenti alternativi. In sintesi, Trump impiega i dazi come leva non solo per tutelare interessi economici, ma anche per frenare eventuali avvicinamenti dell’India alla Russia o a politiche anti-dollaro, sfruttando il ruolo ambiguo dell’India nel Brics e il suo delicato equilibrio tra diversificazione economica e alleanza strategica con gli Stati Uniti.(riproduzione riservata)