Il merito come valore pubblico, non soltanto come riconoscimento individuale. È questa la scommessa della Fondazione Nazionale Cavalieri di Gran Croce, che a giugno scorso ha presentato alla Camera la proposta di legge per istituire la “Giornata Nazionale per il Merito Pubblico”. L’obiettivo è valorizzare chi, nei diversi ambiti professionali e sociali, contribuisce alla comunità e utilizzare questi esempi per rafforzare partecipazione civica e fiducia nelle istituzioni.
La proposta, sostenuta dal presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera, Nazario Pagano, nasce anche dalla volontà di andare controcorrente rispetto al «presentismo, quella tendenza a privilegiare la risposta immediata rispetto alla riflessione e all’approfondimento», spiega a MF-Milano Finanza il presidente della Fondazione, Claudio Gorelli. Il merito diventa, così, non solo «un riconoscimento delle capacità, dell’impegno, dei risultati dell'individuo», ma assume anche una dimensione collettiva: «chi raggiunge risultati attraverso preparazione, lavoro e costanza può diventare un esempio per gli altri e contribuire al progresso della società», sottolinea Gorelli.
La Fondazione, nello specifico, ha individuato nel 3 marzo la possibile data della Giornata, in riferimento alla legge sulle onorificenze del 3 marzo 1951. La proposta di legge è stata assegnata il 16 luglio scorso alla Commissione Affari costituzionali della Camera. Un avvio, questo dell’iter parlamentare che per Gorelli è «già significativo. Se la proposta riuscisse a superare un ramo del Parlamento, potrebbe infatti proseguire nella legislatura successiva».
«Come Fondazione dei Cavalieri di Gran Croce riteniamo che una società che non si basi sul riconoscimento Merito sia destinata a divenire sempre più debole», sottolinea Gorelli. Riconoscere il merito nelle professioni e nelle attività sociali rappresenta, nella sua lettura, anche un «elemento strategico di rafforzamento economico, di coesione sociale».
La Fondazione ha, inoltre, avviato il “Manifesto dei valori costituzionali e lo sport”, realizzato insieme al Coni. Il progetto nasce da un’indagine sulla conoscenza della Costituzione tra i giovani e punta a portare i principi della Carta anche nei luoghi della formazione e della pratica sportiva.
Il passaggio, per Gorelli, è legato alla necessità di rafforzare la conoscenza dei valori costituzionali tra le nuove generazioni. «Un contributo, diciamo, di conoscenza. Di conoscenza dei valori della Costituzione», spiega, ricordando come libertà, diritti e principi oggi considerati acquisiti siano il risultato di un percorso storico.
L’altro fronte di intervento riguarda il rapporto tra le nuove generazioni e l’Europa. Con “I giovani e l’Europa”, la Fondazione vuole analizzare quanto i ragazzi conoscano le istituzioni comunitarie, quanto si sentano rappresentati e quale legame abbiano con l’identità europea, dai temi della mobilità e dello studio fino ai diritti e alla pace.
Per Gorelli la sfida è ricostruire una sintesi politica europea partendo proprio dai giovani. «Cerchiamo di vedere le cose che ci uniscono piuttosto che quelle che ci dividono», conclude, indicando nei valori condivisi un possibile punto di ripartenza. I risultati dell’indagine confluiranno in un dossier destinato anche al Parlamento e alla Commissione europea. Merito, formazione civica e consapevolezza europea diventano così i tre assi su cui la Fondazione punta per rafforzare il coinvolgimento delle nuove generazioni nella vita pubblica. (riproduzione riservata)