Il fondo sovrano norvegese, che ha asset per 2.300 miliardi di dollari, ha proposto una revisione del portafoglio di titoli di Stato che potrebbe portare a ridurre di circa 80 miliardi di dollari le partecipazioni nei Treasury Usa. Lo scopo sarebbe aumentare i rendimenti.
Norges Bank Investment Management ha indicato in una lettera inviata martedì al ministero delle Finanze norvegese la raccomandazione di ridurre dal 70% al 50% il peso dei titoli di Stato nell’indice obbligazionario del fondo. Secondo stime dell’FT, le proposte ridurrebbero di circa 106 miliardi di dollari l’esposizione complessiva del fondo ai titoli di Stato di tutto il mondo, con la maggior parte del taglio concentrata sui Treasury. Poco meno del 26% del fondo complessivo è investito in strumenti a reddito fisso.
La proposta arriva in un momento di preoccupazione per l’aumento dei livelli di debito pubblico e per il selloff sui mercati obbligazionari globali in corso quest’anno, mentre la guerra degli Stati Uniti con l’Iran alimenta i timori sull’inflazione. Il segretario al Tesoro Scott Bessent è intervenuto più volte sul mercato dei Treasury durante l’estate, ma i rendimenti restano ai massimi da anni.
Una minore allocazione ai Treasury sarebbe compensata da acquisti di prodotti a reddito fisso più rischiosi, in particolare strumenti di debito come i mortgage-backed securities. Gli Mbs sono in gran parte garantiti da agenzie governative, significa che l’esposizione della Norvegia al rischio di un default del governo statunitense verrebbe ridotta solo in misura modesta. Offrono tuttavia rendimenti leggermente superiori rispetto ai Treasury, a causa del rischio che i mutui vengano rimborsati anticipatamente.
I titoli Mbs emessi dalle agenzie sono «garantiti da Fannie Mae, Freddie Mac e Ginnie Mae e la qualità creditizia è vicina a quella dei titoli di Stato statunitensi», riporta la lettera. La missiva, firmata da Ida Wolden Bache, governatrice di Norges Bank, e Nicolai Tangen, amministratore delegato di Nbim, è stata inviata in risposta alle domande poste all’inizio dell’anno dal ministero delle Finanze sul ruolo e sul peso del portafoglio obbligazionario del fondo.
L’esposizione al dollaro Usa rimarrebbe «sostanzialmente invariata» nonostante le proposte. Secondo la lettera, l’esposizione al dollaro diminuirebbe di 0,5 punti percentuali. Le proposte arrivano dopo le dichiarazioni rilasciate ad aprile dal ministro delle Finanze Jens Stoltenberg, secondo cui il fondo «non ha intenzione di ridurre l’esposizione agli Stati Uniti», nonostante alcuni parlamentari norvegesi abbiano suggerito che il fondo sia eccessivamente esposto agli asset Usa.
La proposta di Nbim prevede di ridurre di 12,2 punti percentuali l’esposizione del fondo ai Treasury Usa, aumentando al contempo di 11,4 punti percentuali le partecipazioni in strumenti statunitensi a reddito fisso diversi dai titoli di Stato. Secondo le stime del Financial Times, questo fatto comporterebbe una riduzione di 80 miliardi di dollari dell’allocazione ai Treasury.
L’allocazione ai gilt britannici rimarrebbe invariata, mentre la posizione in titoli di Stato giapponesi aumenterebbe di 2,8 punti percentuali (dopo che il decennale è salito a poltre il 3%).
Il fondo, che dispone di oltre 2.000 miliardi di dollari di asset accumulati attraverso la vendita delle ingenti risorse petrolifere del Paese scandinavo, investe sui mercati esteri e viene utilizzato per attenuare le fluttuazioni di breve termine del bilancio nazionale e per risparmiare in vista di futuri investimenti nell’economia norvegese.
Il portavoce di Nbim ha precisato che la lettera costituisce soltanto un «parere», nell’ambito di raccomandazioni più ampie che un «Consiglio di esperti» presenterà al ministero delle Finanze entro gennaio. Il ministero presenterà le proprie raccomandazioni definitive al Parlamento nella primavera del 2027. La lettera propone di adattare il Bloomberg Global Aggregate bond index trasformandolo in un indice suddiviso a metà tra titoli di Stato e altre forme di debito dei mercati sviluppati, come i mortgage-backed securities e le obbligazioni emesse dalle banche di sviluppo.
La lettera propone inoltre di seguire l’esempio di altri grandi fondi sovrani, ponderando i titoli di Stato in proporzione al valore di mercato del debito invece che in base al Pil degli emittenti. (riproduzione riservata)