Donald Trump alza nuovamente il pressing sulla Federal Reserve e lega la politica monetaria americana alla politica commerciale. Il presidente degli Stati Uniti chiede un taglio dei tassi e minaccia, in alternativa, di interrompere gli scambi con i Paesi che registrano un surplus commerciale nei confronti degli Usa. L’intervento arriva dopo i dati sul mercato del lavoro di agosto, che hanno mostrato una crescita dell’occupazione superiore alle attese.
«Abbassate il tasso» di interesse «o smetterò di commerciare con i Paesi con cui abbiamo un deficit», ha scritto Trump sul social Truth, sostenendo che la Corte Suprema, nella decisione sui dazi, avrebbe riconosciuto al presidente un «diritto assoluto» in materia. «È meglio dei dazi!», ha aggiunto, invitando il board della Fed, guidato dal nuovo presidente Kevin Warsh, a «darsi una svegliata» e a essere «patrioti».
La richiesta di Trump arriva poco dopo la pubblicazione dei dati del Bureau of Labor Statistics: ad agosto i payroll non agricoli sono aumentati di 162mila unità, dopo il dato di luglio rivisto a +21mila posti rispetto al precedente calo di 23mila. Il consensus degli analisti indicava un incremento di appena 55mila unità.
Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,1%. Numeri che, almeno sul fronte occupazionale, mostrano un mercato del lavoro più solido di quanto previsto e che hanno portato gli operatori a rafforzare le scommesse sulle prossime mosse della Fed.
Trump ha interpretato i dati come un ulteriore argomento a favore di un costo del denaro più basso. «Appena annunciati dati sull’occupazione eccellenti: hanno superato tutte le stime (tranne la mia!) di due o tre volte... e non avete ancora visto nulla! Ad agosto sono stati creati 162.000 posti di lavoro», ha scritto.
Secondo il presidente americano, gli Stati Uniti sono oggi «un debitore molto più solido rispetto a poco tempo fa» e questo dovrebbe tradursi in tassi più bassi. «Un paese forte significa tassi di interesse più bassi. È semplicissimo!», ha aggiunto Trump, sostenendo che gli Usa dovrebbero avere «i tassi più bassi del mondo, come ai “vecchi tempi”».
Nel mirino finiscono anche i Paesi che accumulano surplus commerciali nei confronti degli Stati Uniti. Trump sostiene che, senza il consenso americano a mantenere tali surplus, questi Paesi «non sarebbero più considerati finanziariamente d’elite».
I prossimi giorni saranno cruciali per capire quale direzione prenderà la Fed nella riunione del 16 settembre. La prossima settimana sono attesi i prezzi alla produzione, giovedì, e l’inflazione al consumo, venerdì.
I due indicatori assumono particolare rilievo dopo le indicazioni arrivate dal simposio di Jackson Hole e le recenti dichiarazioni di Christopher Waller, governatore della Fed e membro votante. Waller ha indicato proprio nei nuovi dati sull’inflazione uno degli elementi decisivi per valutare la prossima mossa sui tassi. (riproduzione riservata)