Il governo si prepara a guadagnare qualche giorno sul fronte dei carburanti, per evitare che gli sconti scadano prima che siano pronti nuovi aiuti. Sabato 5 settembre, infatti, scade il taglio di 17 centesimi al litro sulle imposte del gasolio, introdotta dal Cdm lo scorso 26 agosto. I tecnici dei ministeri, secondo quanto riferisce l’Ansa, starebbero ora lavorando a un’estensione dello sconto alla pompa di benzina di altri quattro o cinque giorni, attraverso un decreto interministeriale firmato dai ministeri dell’Economia e dell’Ambiente.
L’obiettivo è arrivare senza soluzione di continuità al Consiglio dei ministri, atteso la prossima settimana, quando l’esecutivo dovrebbe varare un nuovo pacchetto di misure contro il caro carburanti. La mini-proroga avrebbe quindi soprattutto una funzione di raccordo, sfruttando ancora una volta il meccanismo delle cosiddette accise mobili.
Il cambio di impostazione è già delineato: dopo il taglio generalizzato delle imposte, il governo vuole concentrare le risorse sulle categorie più esposte al caro carburanti. Lo sconto attualmente in vigore vale 17 centesimi al litro, di cui 14 centesimi di accise e 3 centesimi di Iva. L’ultima misura, finanziata attraverso un acconto fiscale sui dividendi dei grandi gruppi energetici, ha un costo stimato in circa 130 milioni di euro.
La scelta di superare progressivamente il taglio per tutti, nasce anche dalla necessità di rendere il sostegno più mirato. A beneficiare maggiormente di una riduzione generalizzata alla pompa sono infatti i consumatori che utilizzano di più l’auto e, quindi, non necessariamente le famiglie con i redditi più bassi. Il vicepremier Antonio Tajani ha parlato di «aiuti strutturali però mirati», destinati ai ceti più deboli, al ceto medio e alle imprese. Tra le ipotesi allo studio ci sono una tessera carburante per le famiglie meno abbienti e misure specifiche per gli autotrasportatori, il comparto che più direttamente subisce l'aumento del costo del gasolio.
La pressione sui costi emerge anche dai dati territoriali. In Piemonte, secondo una stima dell’Ufficio studi della Cgia citata da Confartigianato Imprese Piemonte, la maggiore spesa per benzina e gasolio rispetto al 2025 arriva a 807 milioni di euro tra famiglie e imprese, con un incremento del 19,7%.
Per l’autotrasporto l’impatto è ancora più pesante: il carburante in questo caso è passato dal rappresentare circa il 20% dei costi aziendali all’attuale 30%, diventando la seconda voce di spesa per il settore dopo il personale. Da qui la richiesta di un prezzo agevolato, sul modello di agricoltura e pesca, e di un intervento stabile sulla fiscalità.
Resta infine sul tavolo l’ipotesi di una tassazione degli extraprofitti delle società energetiche. I tecnici non l’hanno accantonata, ma la strada resta controversa. Le aziende si oppongono a un prelievo aggiuntivo e, sul fronte economico, viene sollevato il rischio che una maggiore tassazione finisca per ridurre gli investimenti nell’estrazione e nella raffinazione, proprio mentre il governo cerca di aumentare l’offerta e contenere i prezzi. (riproduzione riservata)