Seri Industrial finisce in Parlamento. La vicenda del delisting a sconto e senza opa della ex Spac di cui MF-Milano Finanza ha più volte parlato durante le ultime settimane, con le complessità legate alla istanza di fallimento presentata da una finanziaria inglese nei confronti della stessa società dell’energia, le tensioni legali con Invitalia sui bus Menarini e, non da ultimo, la gigafactory che Seri deve costruire in Puglia con Eni, sono al centro di un’interrogazione scritta da Claudio Stefanazzi, deputato Pd, membro della VI Commissione (Finanze).
Il politico chiede «se siano state svolte, e con quale esito, le verifiche di affidabilità industriale e di capacità finanziaria del partner privato prima della sottoscrizione degli accordi relativi al polo di Brindisi, e se siano state acquisite verifiche aggiornate sulla capacità di Fib (controllata di Seri Industrial, ndr) di far fronte agli impegni di investimento assunti a Brindisi e a Teverola».
Il progetto di Brindisi prevede un impegno finanziario attorno al miliardo di euro, grazie a fondi europei: una vicenda, dice Stefanazzi, «poco chiara. A Brindisi, dove Eni chiude il principale polo cracking del Paese, l’azienda decide di costruire una grande fabbrica di batterie che dovrebbe proiettare l’Italia nel novero delle potenze industriali del settore».
La domanda, a questo punto, sorge spontanea, prosegue il politico: «Se, come dichiarato, l’investimento era tanto strategico da giustificare la chiusura di una industria importante per il Paese e per il settore della chimica, perché Eni non lo ha fatto da sola? È stato fatto un contest internazionale per cercare un socio industriale dotato di capacità finanziarie, con un sistema di approvvigionamento di materie prime e con capacità di produzione su scala massiva? Come è stata scelta Seri?» (riproduzione riservata)