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Inflazione e Bce spaventano il Food & Beverage: 5 azioni europee su cui investire
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Inflazione e Bce spaventano il Food & Beverage: 5 azioni europee su cui investire

03 settembre 2026, 12:30 Ultimo aggiornamento: 13:40

Da inizio 2026 alcolici, tabacco e cioccolato hanno penalizzato il settore food & beverage, salito solo del 4%. Poche le società che stanno cogliendo i cambiamenti strutturali in corso

Ad agosto l'inflazione nella zona euro è tornata sopra il 3%, spinta dall'aumento dei costi energetici, consolidando ulteriormente le ragioni a favore di un nuovo rialzo dei tassi da parte della Bce il prossimo 10 settembre, in un contesto in cui la guerra in Iran continua a esercitare pressioni sui prezzi.

Per gli stessi motivi l’inflazione è tornata a far paura anche in Italia: i prezzi al consumo lo scorso mese sono aumentati dello 0,5% rispetto a luglio e del 3,3% su base annua, con il carrello della spesa rimasto stabile a +1% ma il tasso di variazione tendenziale dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto è aumentato da +3,4% a +4,3%.

Il settore food & beverage europeo non è più difensivo

E in borsa? Da inizio 2026 alcolici, tabacco e cioccolato hanno penalizzato il settore food & beverage, salito soltanto del 4%, mentre lo Stoxx 600 è riuscito a guadagnare oltre il 13%. È stata la fascia più costosa dell’offerta nel comparto food & beverage a soffrire di più. I produttori di birra, al contrario, hanno registrato una performance buona.

In realtà, affermano gli analisti di AlphaValue, «ci si sarebbe aspettati che questo settore difensivo traesse beneficio dai dubbi sulla bolla dell’AI legata agli investimenti elevati». Non è stato così anche perché le preoccupazioni sul settore sono ormai ben consolidate e spaziano dalle «diverse» abitudini di consumo delle nuove generazioni, ai prezzi eccessivi del passato, alle barriere non tariffarie cinesi sulle importazioni fino alle pesanti restrizioni all’importazione imposte dall’amministrazione Trump.

Con la guerra in Iran e in Ucraina e la minaccia di un fenomeno intenso di El Niño, si prevede che i costi di produzione tornino a salire, mentre il consumatore ormai provato ci pensa due volte prima di concedersi una spesa elevata per il cibo.

Vale 700 miliardi di euro

«Nulla di tutto questo è una novità, ma è evidente che il settore, che vale 700 miliardi di euro, è ferito», continuano gli analisti di AlphaValue. La sua capitalizzazione di mercato ha raggiunto il picco nel 2021, cavalcando gli aumenti dei prezzi (eccessivi), ma l’interesse degli investitori ha iniziato a fermarsi già nel 2017.

Va ricordato che il periodo 2015-2018 è stato caratterizzato da tassi di interesse negativi o prossimi allo zero, che presumibilmente hanno limitato la capacità dei player del settore food & beverage di aumentare i prezzi.

Cambiamenti strutturali in corso

La premiumisation, i comportamenti della Gen Z e i cambiamenti nella domanda indotti dai farmaci che riducono l’appetito e aumentano il senso di sazietà sono tutti elementi che i professionisti del marketing devono riuscire a intercettare e trasformare in opportunità. «La diagnosi finanziaria emersa finora è chiara: i management delle società non sono sempre stati abbastanza rapidi nel reagire», sostengono gli analisti di AlphaValue.

La risposta è stata lenta, ma ora l’industria sta cambiando marcia, in modo più evidente nel comparto degli spirits, anche se non soltanto lì. Per anni, i vertici dei grandi gruppi di alcolici hanno potuto fare affidamento sulla premiumisation per mascherare volumi strutturalmente più deboli.

«Fortunatamente, alcuni di questi vertici sono stati sostituiti: Danone, Nestlé e Diageo. Aziende come Pernod, Remy e Campari hanno, invece, ancora molto lavoro da fare. Quel modello di comportamento viene ora apertamente rimesso in discussione, con Diageo che sta semplificando la propria organizzazione, Pernod che si concentra su nuovi formati e nuove occasioni di consumo, e Remy che punta sull’innovazione», spiegano ad AlphaValue.

La consapevolezza del problema ormai c’è, ma la creazione di valore deve ancora seguire, così come devono ancora arrivare gli acquirenti. Gli stessi cambiamenti nelle abitudini dei consumatori sono visibili nel comparto alimentare, dove un’attenzione maggiore alla salute sta spingendo la domanda verso prodotti più funzionali e ricchi di proteine. I consumatori potrebbero acquistare meno in termini complessivi, ma continuano a essere disposti a spendere di più per prodotti percepiti come più salutari o di qualità superiore.

Anche i produttori di birra si stanno muovendo in modo graduale, introducendo qua e là qualche elemento in più legato all’Asia o proponendo di tanto in tanto un nuovo gusto. Carlsberg rappresenta l’eccezione: ha reagito al calo del consumo di birra costruendo una piattaforma più ampia e diversificata nel settore delle bevande, nella quale quelle analcoliche rappresentano già il 30% dei volumi.

«Si tratta di cambiamenti strutturali, non passeggeri, e i prossimi vincitori non saranno quelli che possiedono i marchi più vecchi, ma quelli che saranno più veloci nell’adattare l’intera propria offerta a un consumatore in trasformazione», prevedono gli analisti. «Poiché nessuno vuole essere visto con i titoli del settore food & beverage in portafoglio, il potenziale di upside sta aumentando meccanicamente ed è arrivato al 21%, e continua a crescere (addirittura al 28% su base mediana)».

I titoli su cui investire

Il settore tratta a un multiplo prezzo/utile di 15 volte, più basso di quello del mercato nel suo complesso, mentre la crescita degli utili per azione non è affatto trascurabile (+7,63% nel 2026) e i rendimenti (del 3,71% medi) sono sufficientemente elevati da risultare interessanti.

«Gli investitori contrari al «fast money» probabilmente se ne sono accorti e con ogni probabilità sono comunque già posizionati long sul settore. Chi vuole comprare», conclude AlphaValue, «ciò che sta salendo deve concentrarsi su Ebro Foods e Kerry Group. Chi, invece, vuole puntare sul valore assoluto si deve focalizzare su Danone, Lindt o Imperial Brands, penalizzate pesantemente di recente».

Attualmente gli analisti di AlphaValue hanno un rating add e un target price a 22 euro su Ebro Foods, buy e un prezzo obiettivo a 111 euro su Kerry Group. Inoltre, hanno un rating add con un target price a 82,7 euro su Danone, add con un target price a 10,83 euro su Lindt e buy con un target price a 3.682 pence su Imperial Brands. (riproduzione riservata)



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