I titoli europei legati alla ricostruzione in Ucraina hanno guadagnato terreno e quelli della difesa sono arretrati nella seduta del 3 settembre dopo che il presidente russo, Vladimir Putin, ha riacceso le speranze di una pace a Kiev. Il capo del Cremlino ha detto dal Forum economico orientale di Vladivostok che esiste la possibilità di un accordo per porre fine alla guerra e ha aggiunto che diversi Paesi, tra cui gli Stati Uniti e la Cina, sono pronti a sostenere un’intesa.
In quest’ottica Mosca mantiene i contatti con l’amministrazione Trump che ha cercato di mediare. «Siamo favorevoli al ripristino di relazioni a tutto campo con gli Stati Uniti. Tuttavia, ciò non dipende solo da noi; dipende dalla parte americana. Ma da quanto mi risulta il presidente Trump si sta adoperando in un impegno positivo e costruttivo di questo tipo», ha aggiunto Putin.
Tuttavia, il leader russo ha avvertito che gli attacchi ucraini alle navi mercantili civili e le «presunte minacce di attacchi contro aerei civili», considerati «atti di terrorismo di Stato», complicano «le prospettive di negoziati di pace bilaterali».
Questa settimana il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha avvisato le compagnie aeree e quelle assicurative che la presenza di droni ucraini ha reso pericolosi i cieli russi, pur precisando che Kiev avrebbe preso di mira solo le strutture militari russe, senza minacciare gli aerei civili.
Dopo quattro anni e mezzo di guerra, la linea del fronte è rimasta immutata e da febbraio non si sono svolti colloqui di pace. Dopo le dichiarazioni di Putin il mercato vede qualche spiraglio per una ripresa delle trattative e le azioni delle società considerate tra le potenziali beneficiarie di una pace in Ucraina hanno sovraperformato i rispettivi mercati, viceversa i titoli del settore della difesa, come la tedesca Rheinmetall (-1,90%), l’inglese Bae Systems (-0,40%) e l’italiana Leonardo (-1,4%), hanno perso terreno.
Per ricostruire l’Ucraina dalla macerie della guerra con la Russia saranno necessari 588 miliardi di dollari (506 miliardi di euro) nei prossimi dieci anni, una cifra che vale quasi tre volte il pil previsto per il Paese nel 2025, secondo quanto ha stimato la Banca Mondiale in un rapporto pubblicato con il governo ucraino, l’Onu e la Commissione Ue.
I settori più colpiti e quindi quelli che avranno bisogno di più risorse per ripartire una volta ristabilita la pace sono i trasporti (oltre 96 miliardi di dollari), l’energia (quasi 91 miliardi di dollari) e il settore abitativo (quasi 90 miliardi di dollari).
Di riflesso il BofA Ukraine Recovery Index ha guadagnato lo 0,97%, mentre l’Ubs Ukraine Reconstruction Index lo 0,80%. Il primo è un paniere azionario di proprietà di Bank of America, è nato con 35 titoli; dal 2 settembre 2026 ne comprende 34, perché CRH (materiali edili) non figura più nella composizione (è ribilanciato trimestralmente). I pesi sono quelli strutturali della metodologia di BofA, normalizzati al 100% dopo l’uscita di CRH. I pesi effettivi possono oscillare tra un ribilanciamento trimestrale e l’altro.
Tra i titoli in rialzo all’interno del paniere di BofA (si veda al tabella sotto con le prime 20 posizioni) sulla ricostruzione figurano nel settore del cemento e materiali da costruzione Buzzi (+1,93%), Vinci +1,3%), Heidelberg Materials (+0,99%) e Holcim (+1,89%), nel settore bancario Unicredit (+1%), visto che ha una presenza forte nell’Europa centrale e orientale, e nel comparto dei cavi per energia e tlc Prysmian (+0,59%) e Siemens Energy (+2,3%).
Guardando alle performance, il dato più importante è che non sono state uniformemente determinate dal tema «ricostruzione». I maggiori rendimenti sono arrivati soprattutto da infrastrutture energetiche, banche dell’Europa orientale e acciaio; molte società più direttamente collegate a edilizia, materiali isolanti e immobiliare hanno invece prodotto risultati modesti o negativi.
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