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Cristiano Carrus
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BdM Banca, privatizzazione all’ultimo miglio: ecco chi è in gara per comprare l’ex Popolare di Bari da Mcc

04 settembre 2026, 20:00 Ultimo aggiornamento: 05 settembre 2026, 13:58

Le offerte vincolanti sono attese entro fine settembre. E la gara si preannuncia affollata. Non solo logiche finanziarie, anche quelle politiche e occupazionali avranno un peso nelle scelte del governo

Da problema per lo Stato a gioiellino da 46,9 milioni di utili in un semestre. Dalla privatizzazione di BdM Banca, l’ex Popolare di Bari, il governo punta a incassare un ricco dividendo da 600 milioni. Mica male per un istituto finito in crisi nel 2020 e salvato da Mediocredito Centrale (Mcc) con un intervento da 1,6 miliardi, di cui 1,2 miliardi a carico del Fondo Interbancario (Fitd). La procedura è in mano all’advisor Vitale e le offerte vincolanti sono attese a fine mese, con il Mef che punta a chiudere la vendita entro fine anno. Sarà una gara affollata, con in campo alcuni dei pesi massimi del sistema bancario italiano.

BdM ha 217 filiali tra Puglia, Campania, Basilicata e Abruzzo che fanno gola sia a Unicredit sia a Crédit Agricole. Entrambi gli istituti guardano a Bari per rafforzare la loro presenza in Italia e non perdere quote di mercato mentre impazza la seconda fase del risiko. Il ceo Andrea Orcel e i francesi dovranno vedersela però con l’emiliana Credem e con la cordata Iccrea-Popolare di Puglia e Basilicata, che punta a dividersi le filiali di BdM. Tutti attori determinati a portarsi a casa un asset che li rafforzerebbe nel Centro-Sud e su cui potrebbero far girare le rispettive fabbriche prodotto.

Tra politica e mercato

Non sarà solo una questione di prezzo, anche perché il venditore è lo Stato - nello specifico il Mef - che controlla Mcc attraverso Invitalia (advisor Prometeia). Prima dell’estate fonti ben informate vedevano Agricole favorito. Alcuni osservatori pensavano che il governo avrebbe potuto premiare la scelta dei francesi di non interferire sull’opas di Intesa Sanpaolo su Mps, che la partecipata Banco Bpm (29,3%) voleva contrastare all’inizio con una proposta di fusione alla pari. Poi il vento a Roma è cambiato e ad agosto Giorgia Meloni si è spesa a difesa dell’unità di Siena. In caso di successo, Ca’ de Sass cederebbe 635 filiali del Monte a Unipol, che poi le conferirebbe nella partecipata Bper (20%).

«Mi auguro che Mps non finisca smembrata», ha dichiarato invece la premier in un’intervista a Milano Finanza. Parole sembrate un assist al ceo Luigi Lovaglio, che nei giorni successivi ha risposto a Intesa Sanpaolo con una doppia ops su Bpm e Banca Generali. Addio al credito vantato da Agricole allora? Si vedrà. Anche perché nel frattempo Unicredit è scesa in pista su BdM, guidata dal ceo Cristiano Carrus. E per il governo non sarà semplice dire no a Orcel dopo averne ostacolato la scalata su Piazza Meda puntandogli la pistola fumante del golden power.

Pressing locale

Si profila insomma una partita in cui valutazioni finanziarie e politiche saranno affiancate, ma in cui peseranno anche le logiche territoriali. Dalle zone interessate arrivano voci preoccupate perché alle acquisizioni bancarie segue sempre un robusto piano di sinergie, che coincide con il taglio (tramite accordi sindacali) del personale. Ecco perché la politica locale strizza l’occhio alla cordata formata dal gruppo di bcc Iccrea e dalla Popolare di Puglia e Basilicata. Due realtà per loro natura più radicate ai territori e che potrebbero limitare al minino le uscite.

Gli altri gioielli di Stato

Quella di BdM non è l’unica privatizzazione bancaria in corso. Se la Regione Toscana ha chiesto al Mef di non cedere l’ultima quota (4,9%) rimasta in Mps per difendere i lavoratori e il radicamento a Siena, il governo ha invece le mani libere sulla Cassa di Risparmio di Orvieto, controllata sempre da Mcc. Dopo la fallita vendita alla Banca del Fucino, l’istituto umbro è tornato di nuovo sul mercato. Anche in questo caso le offerte vincolanti sono attese entro la fine di settembre. E, ironia della sorte, gli interessati coincidono con quelli di BdM: in più ci sono Banco Desio e CF+, pronti a portare un altro centinaio di milioni nelle casse dello Stato. (riproduzione riservata)



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