Il mercato non crede alla scalata di Poste a Tim, almeno stando alle reazioni di Piazza Affari nel giorno dopo l’indiscrezione riportata da Reuters, secondo cui Del Fante starebbe valutando di salire oltre il 10%. Il tema, secondo quanto ricostruito da questo giornale, non sarebbe sul tavolo, almeno a stretto giro. E in modo simile sembra aver pensato la borsa. La fiammata registrata in apertura di Tim (anche oltre il +3% nelle prime battute) è rientrata progressivamente, tanto che il titolo ha chiuso addirittura in calo a 0,275 euro (-1,93%).
Il focus torna quindi sulle possibili sinergie commerciali tra Poste, ora secondo azionista del gruppo tlc al 9,8%, e Tim. Non solo l’accordo riguardante l’utilizzo della rete Tim da parte di PosteMobile, ormai molto vicino, ma anche possibili collaborazioni sul cloud o sullo sfruttamento degli sportelli Poste per distribuire prodotti e servizi Tim.
Su questo tema in particolare, secondo quanto raccolto da MF-Milano Finanza, ci sarebbero gli occhi puntati degli altri operatori concorrenti. Gli sportelli di Poste sono la rete distributiva più capillare rimasta nel Paese e le osservazioni che si fanno dietro le quinte è che un accordo potrebbe essere lesivo della concorrenza. Una vicenda che, qualora si verificasse, sarebbe paragonabile a quanto accaduto con i ricorsi delle utilities degli anni scorsi.
Due aspetti vanno sottolineati. Il primo è che chiaramente, non esistendo ancora un accordo (e nemmeno voci su come questo potrebbe essere strutturato), nessuno ha già presentato esposti all’Antitrust o ha in programma di farlo a stretto giro come invece circolato dietro le quinte nei giorni scorsi.
Il secondo è che bisognerebbe capire quali potrebbero essere i fondamenti giuridici alla base degli eventuali ricorsi. Le proteste degli operatori dell’energia di poter aver accesso agli sportelli, infatti, erano state respinte ai mittenti da Poste in primis, con il ceo Matteo Del Fante che in audizione in Commissione Trasporti aveva sottolineato le difficoltà ad accogliere la concorrenza all’interno degli uffici postali.
Inoltre il governo ad agosto 2024, tramite il decreto Omnibus, aveva cancellato le basi normative per le contestazioni degli altri attori del mercato nonostante l’Antitrust stessa ne avesse chiesto il mantenimento. (riproduzione riservata)