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Carlo Messina, ceo Intesa Sanpaolo
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Quei segnali di Intesa: come mercato, proxy, agenzie di rating e osservatori spingono l’opas su Mps

28 agosto 2026, 21:00

Dai giudizi dei proxy Iss e Glass Lewis per l’assemblea di Ca’ de Sass alle valutazioni delle agenzie di rating Moody’s e Fitch sulla contromossa di Siena: così le valutazioni promuovono Messina

In attesa che la parola passi ai soci di Intesa Sanpaolo e di Monte dei Paschi di Siena che si esprimeranno nel merito durante le rispettive assemblee deliberative, per capire quale dei due piatti della bilancia del risiko bancario italiano penderà tra la conquista di Rocca Salimbeni da parte di Ca’ de Sass e le doppie nozze proposte da Siena con Banco Bpm e Banca Generali, una prima spia di gradimento arriva dalle reazioni della finanza e degli osservatori coinvolti a vario titolo nelle partite.

A una settimana di distanza dal lancio della doppia ops da parte di Luigi Lovaglio, Piazza Affari continua a premiare l’opas da 1,6 azioni Intesa Sanpaolo più un euro cash per ogni titolo Mps lanciata dalla banca guidata dal ceo Carlo Messina, mentre resta fredda sull’ipotesi alternativa del Monte. Dalla chiusura di giovedì 20 agosto, la seduta precedente al lancio delle due ops da oltre 34 miliardi di Mps, sul Ftse Mib Intesa ha ceduto solo lo 0,51% e l’alleata Unipol è avanzata del 3,45%, mentre il calo di Mps, Bpm e Banca Generali è stato più marcato, rispettivamente del 2,76%, 4,6% e 2,71%. Movimenti che hanno rafforzato l’opas di Intesa sul Monte, ora a premio del 3,9%.

La benedizione dei proxy

Il placet al progetto di Messina su Siena è arrivato anche dai proxy advisor. Iss e Glass Lewis hanno entrambi consigliato di votare a favore dell’aumento di capitale in occasione dell’assemblea del 10 settembre, operazione che garantirà alla Ca’ de Sass di dotarsi di un serbatoio di titoli da scambiare con quelli di Mps. Per Iss l’operazione sembra essere supportata «da una credibile logica strategica» e «il perseguimento di un’operazione concorrente» non sembra favorito «dall’attuale struttura azionaria di Mps, dalle differenti posizioni degli azionisti e dai vincoli imposti dalla passivity rule».

Per Intesa Sanpaolo Iss evidenzia il «rischio di integrazione», nonostante il track record costruito inglobando le ex popolari venete e Ubi Banca, visto che «le dimensioni, il profilo della società target e la molteplicità degli stakeholder coinvolti» potrebbero rendere più complessa l’integrazione. Senza dimenticare la fase due, con la cessione degli sportelli a Unipol e l’integrazione con Bper.

Per Glass Lewis, «la coerenza strategica, gli elementi di valutazione disponibili, l’atteso effetto positivo sui valori per azione e un impatto sul capitale gestibile forniscono un supporto sufficiente all’operazione proposta alle condizioni attualmente previste». Il proxy advisor osserva come l’eventuale successo delle offerte di Mps o della distribuzione straordinaria del 4,5% della quota Generali che oggi Siena controlla attraverso Mediobanca renderebbero necessarie nuove valutazioni.

La settimana, infine, ha visto anche il deposito presso la Consob dell’esposto di Ca’ de Sass sulla doppia mossa di Mps. L’obiettivo è «tutelare l’integrità del mercato e la corretta informazione verso tutti gli azionisti», con tanto di richiamo alla necessità di rispettare la normativa vigente e la passivity rule.

Tra i primi cda e le agenzie di rating

Senza dubbio, la controffensiva di Siena per il momento ha raccolto reazioni contrastanti. Se il cda di Generali ha aperto alla valutazione dell’offerta per Banca Generali, il board di Piazza Meda è rimasto freddo sull’offerta di Lovaglio, in quanto non concordata, senza premio e dalla natura «strutturalmente diversa da quella proposta da Banco Bpm» a giugno. Un segnale tutt’altro che incoraggiante, considerando che nel cda dell’ex popolare milanese siedono anche i rappresentanti del Credit Agricole, primo socio dell’istituto al 29,6%. I francesi da tempo non fanno mistero di preferire un’unione tra banco Bpm e le loro (fiorenti) attività italiane.

Sul progetto industriale tratteggiato da Lovaglio non sono mancate critiche anche da parte delle grandi agenzie di rating. Moody’s e Fitch, pur riconoscendo il razionale dell’operazione che creerebbe la seconda banca italiana alle spalle di Intesa Sanpaolo, hanno evidenziato «significative sfide sul fronte dell’esecuzione», stigmatizzando le possibili difficoltà nel realizzare altre due acquisizioni con l’integrazione di Mediobanca ancora da completare, l’iter autorizzativo a ostacoli che include la necessità di convincere i due terzi dei propri soci all’assemblea del 29 ottobre (tra cui Caltagirone che, come aveva scritto questo giornale, guarderebbe con favore alla mossa di Messina) e i soci delle società target, fino ad arrivare a una governance non pienamente coesa all’interno della stessa Mps. Fitch ha anche osservato come il Cet1, secondo previsioni, dovrebbe ridursi al 16,3%, ma se scendesse sotto il 13% nel periodo 2026-2030 potrebbe mettere sotto pressione il profilo creditizio della banca, con tutto ciò che ne consegue.

Le posizioni degli osservatori

Anche alcuni osservatori terzi si sono espressi sulla mossa di Rocca Salimbeni. La Lex column del Financial Times non ha certo usato il fioretto per criticare la doppia ops del Monte, definita un’idea «a dir poco stravagante» e che ha messo in evidenza come punti deboli i prezzi bassi offerti e l’oggettiva difficoltà di condurre in porto un matrimonio a quattro, punto su cui l’ad Lovaglio ha replicato. Anche Ignazio Angeloni, ex componente del Consiglio di vigilanza della Bce, si è mostrato scettico sulle possibilità di successo del doppio blitz e ad Adnkronos ha consigliato a Lovaglio, con una battuta, di «chiedere aiuto a Tom Cruise, quello di Mission Impossible». Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha definito «molto più complessa da costruire e realizzare rispetto ad altre soluzioni» l’operazione difensiva di Siena, ricordando anche la presenza francese nel capitale di Bpm e il rischio, a medio termine, che il risparmio italiano possa finire sotto un’influenza straniera più forte. (riproduzione riservata)



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