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John Elkann, Exor
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Più pharma che auto: così John Elkann ha fatto cambiare pelle a Exor. Da Stellantis a Philips e Molina, i titoli sotto la lente

28 agosto 2026, 23:00 Ultimo aggiornamento: 29 agosto 2026, 08:14

Svolta per la dinastia Agnelli: con 6 miliardi di euro gli investimenti in ambito healthcare pesano più dell’automotive, business storico della famiglia, nel portafoglio totale della holding. Merito anche del fondo Lingotto, di cui John Elkann è ora presidente

È una svolta storica che fa cambiare volto alla più grande dinastia del capitalismo italiano, la famiglia Agnelli-Elkann: gli interessi in salute e farmaceutica hanno ormai superato quelli nell’auto, il business tradizionale a cui la discendenza deve l’origine della sua ricchezza. Oggi sono i settori che pesano di più nel portafoglio complessivo di Exor. È quanto emerge da un’elaborazione di MF-Milano Finanza che tiene conto sia del valore attuale di borsa delle grandi partecipazioni della holding ma anche di quello dei più recenti investimenti del fondo londinese Lingotto (al 100% di Exor), secondo l’ultimo deposito alla Sec relativo al secondo trimestre (30 giugno).

Ai valori di borsa aggiornati al 26 agosto, le partecipazioni dirette in Stellantis e Cnh Industrial valgono complessivamente circa 5,6 miliardi di euro: 2 miliardi la quota del 15,5% nel gruppo automobilistico e 3,6 miliardi il 26,9% del costruttore di macchine agricole e per le costruzioni. Dal conto resta fuori il gioiello Ferrari , che la stessa Exor considera ormai un asset del lusso (non dell’automotive) e che da sola vale 13,45 miliardi, così come i grandi veicoli commerciali e i bus di Iveco, destinati a passare nelle prossime settimane sotto il controllo dell’indiana Tata Motors.

Sul fronte della salute, invece, il 19% di Exor in Philips (in cui la holding olandese potrà salire fino al 22% come da recenti accordi) vale circa 4,25 miliardi e il 10% del francese Institut Mérieux un altro miliardo. In totale fanno 5,25 miliardi di euro, un valore che già così quasi eguaglia quello dell’auto.

Ma il sorpasso arriva allargando lo sguardo a Lingotto, la piattaforma di investimenti di Exor. Gli asset in gestione dentro la sgr londinese presieduta da Elkann sono pari a 10 miliardi di dollari (dati a fine 2025), e di questi quasi la metà – pari a 4,2 miliardi di euro al cambio di fine anno – sono di Exor.

Dentro Lingotto, le sole posizioni nelle americane Teva, Molina Healthcare, Moderna e Intuitive Surgical valgono circa 1,15 miliardi di dollari. Considerando la quota in trasparenza riconducibile alla holding Exor e le sue partecipazioni dirette, l’esposizione complessiva della cassaforte Agnelli-Elkann all’healthcare arriva attorno ai 5,8 miliardi di euro, superando agevolmente i 5,6 miliardi di euro in Stellantis e Cnh. Se si considera tutta Lingotto, l’esposizione arriva a 6,4 miliardi. Quasi un miliardo in più dell’auto.

Questi dati a confronto fotografano bene la direzione di marcia intrapresa – e annunciata negli anni passati – da Exor e ne confermano la sempre più accesa diversificazione al di fuori dal tradizionale perimetro industriale del gruppo. A riprova di ciò si può osservare l’investimento di Lingotto nell’americana Carvana, una tech company che si occupa di vendita online di auto usate. La quota di Lingotto al 30 giugno valeva circa 600 milioni di dollari, di cui la metà dunque attribuibili a Exor. Anche sommando questa partecipazione, pharma e salute restano in testa. E comunque vendere auto usate – anche di altri brand non del gruppo Stellantis – è tutt’altra cosa che produrne e venderne di nuove.

È una trasformazione che arriva a quasi cento anni dalla nascita della prima cassaforte della famiglia Agnelli: la Ifi venne costituita nel 1927 proprio per dare stabilità agli assetti azionari della Fiat e per diversificare le partecipazioni della famiglia. Un secolo dopo, Exor procede nel mutamento di pelle realizzando esattamente ciò che il capo-famiglia John Elkann ha promesso agli azionisti: semplificare il portafoglio, monetizzare asset non più strategici (come per esempio i veicoli commerciali – e militari – di Iveco e i media di Gedi) e mantenere molta disciplina nell’impiego del capitale.

La holding dispone ormai da parecchio tempo di circa 4 miliardi di liquidità e continua a valutare un nuovo grande investimento con l’obiettivo di utilizzare almeno parte di queste risorse per un’operazione in stile Philips, in cui Exor è entrata nell’agosto 2023 con il 15% per circa 2,6 miliardi di euro. I settori preferiti restano lusso, salute e tecnologia, ma finora Elkann non ha forzato i tempi, confermando per Exor una strategia guidata dalla prudenza.

Nel frattempo il portafoglio si restringe. La holding ha avviato la cessione di Iveco a Tata Motors e ha lavorato alla dismissione di altre attività, aumentando la potenza di fuoco disponibile per la prossima mossa. Il risultato è una cassaforte sempre più concentrata: Ferrari resta di gran lunga il primo asset, con il 19,5% valutabile in circa 13,45 miliardi, davanti a Philips, Cnh e la sofferente (soprattutto in borsa, dove è ai minimi) Stellantis. Seguono Institut Mérieux, Christian Louboutin, Juventus, The Economist Group e Via Transportation. Ma il messaggio è che Exor non deve necessariamente comprare per crescere: può aspettare che si presenti la giusta opportunità capace di garantire i rendimenti cercati.

E se la holding procede con prudenza, Lingotto può permettersi un approccio molto più aggressivo. Da luglio è inoltre passata sotto la presidenza diretta dello stesso John Elkann, un passaggio che ne certifica la crescente centralità nella nuova architettura finanziaria del gruppo.

La fotografia più recente delle scommesse americane di Lingotto arriva dal Form 13F depositato il 29 luglio alla Sec e riferito al 30 giugno. E la mossa che spicca è l’ingresso in Molina Healthcare. Lingotto dichiara 2,51 milioni di azioni per un valore superiore al mezzo miliardo di dollari (574,4 milioni). Una posizione costruita da zero nel secondo trimestre e diventata immediatamente la terza maggiore partecipazione dietro Teva (684,6 milioni) e Carvana (611,1 milioni).

Molina rappresenta da sola circa il 12% del valore delle posizioni dichiarate al 30 giugno. E questa è una scommessa tutt’altro che difensiva. L’assicuratore sanitario americano, molto esposto ai programmi pubblici Medicaid e Medicare, è stato colpito dall’aumento dei costi delle cure. Nel 2025 l’utile adjusted per azione si era quasi dimezzato a 11,03 dollari dai 22,65 del 2024, mentre il Medical Care Ratio era salito dall’89,1% al 91,7%. A febbraio la società aveva previsto per il 2026 un utile adjusted di appena 5 dollari per azione, indicando però proprio quest’anno come possibile punto più basso del ciclo dei margini Medicaid.

Lingotto ha quindi comprato nel momento di massima pressione sulla redditività, puntando sul recupero. I risultati del secondo trimestre hanno mostrato ricavi a 10,9 miliardi e utile netto precipitato a 60 milioni dai 255 milioni di un anno prima, con il Medical Care Ratio salito al 92,2%. Molina ha però aumentato la guidance annuale sull’utile adjusted ad almeno 5,25 dollari per azione. Restano rischi importanti: dal 2027 il gruppo intende ridurre la presenza nei piani dell’Affordable Care Act e gli assistiti a giugno erano scesi a 4,9 milioni, 820 mila in meno in un anno, ma Lingotto punta sul recupero della redditività nel medio-lungo termine.

La sanità per Lingotto non è solo la grande scommessa su Molina. Teva resta la prima posizione americana del fondo londinese nonostante nel trimestre il fondo abbia venduto oltre 7,5 milioni di azioni, riducendo del 27% la sua quota. A fine giugno vale 684,6 milioni. Moderna vale invece 53,5 milioni e Intuitive Surgical quasi 20 milioni.

Le quattro partecipazioni healthcare raggiungono così circa 1,3 miliardi di dollari. Moderna ha poi beneficiato di un forte rally in borsa, aumentando ulteriormente il valore teorico della posizione nella biotech a oltre 110 milioni di dollari, anche se il Form 13F non consente di sapere se Lingotto l’abbia mantenuta invariata dopo giugno.

Il fondo guarda comunque anche oltre la salute e punta molto su chip, tech e AI. Nel trimestre ha aumentato dell’8,7% la partecipazione in Nvidia, a 133,6 milioni di dollari, e dell’11,4% quella in Tsmc, a 147,4 milioni. Ancora più deciso il rafforzamento in Nebius, società attiva nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, dove le azioni detenute sono cresciute di quasi il 60%. In Range Resources Lingotto è salita invece del 53,5%, fino a una posizione da circa 411 milioni nel produttore americano di gas naturale.

Quelle di Exor e Lingotto sono due velocità della stessa strategia. La holding vende, concentra il portafoglio e accumula liquidità in attesa della prossima grande partecipazione capace di affiancare Ferrari e Philips. Il fondo londinese utilizza invece una parte crescente del capitale della galassia Agnelli-Elkann per muoversi rapidamente sui mercati e assumersi anche quei rischi che una holding permanente difficilmente prenderebbe direttamente. La scommessa da oltre mezzo miliardo su Molina ne è l’esempio più evidente. E la decisione di Elkann di assumerne direttamente la presidenza dice quanto questa macchina d’investimento sia centrale nella nuova Exor. (riproduzione riservata)



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