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Conti correnti, caccia alle offerte di fine estate. Dove cercare condizioni più convenienti e tassi più interessanti sulla liquidità ferma
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Conti correnti, caccia alle offerte di fine estate. Dove cercare condizioni più convenienti e tassi più interessanti sulla liquidità ferma

28 agosto 2026, 20:00

I costi dei c/c sono saliti del 23% in dieci anni, mentre 1.163 miliardi di euro restano depositati dalle famiglie. Tra offerte online, promozioni e nuove banche, le possibilità di scelta non mancano per risparmiare

Negli ultimi dieci anni, mantenere un conto corrente in Italia è diventato più costoso, mentre la remunerazione della liquidità è rimasta generalmente contenuta. Ma nonostante questo, l’ammontare dei risparmi che le famiglie italiane tengono nei c/c è aumentato. È quanto emerge da un’analisi condotta da Adusbef (Associazione difesa utenti servizi bancari), che ha esaminato l’evoluzione dei depositi presso gli istituti di credito. Per Antonio Tanza, presidente di Adusbef, «la crescita dei depositi bancari degli italiani è un segnale che riflette la volontà delle famiglie di proteggersi in un contesto di persistente incertezza economica. Tuttavia, questo dato non deve essere interpretato come un indicatore di maggiore benessere diffuso: spesso il risparmio è frutto della rinuncia ai consumi e di un atteggiamento prudenziale».

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I costi di gestione e l'inflazione nei conti correnti

Gli ultimi dati della Banca d’Italia, su cui si basa l’analisi dell’Adusbef, rilevano che nell’arco di dieci anni, dal 2014 al 2024, la spesa media per gestire un conto corrente allo sportello è passata da 82,3 euro a 101,1 euro (si veda tabella), con un incremento di 18,8 euro, il 23% in più.

Adusbef sottolinea che a determinare questo aumento sono state soprattutto le spese variabili, come bonifici e prelievi. Queste voci hanno registrato una crescita del 34,2%, passando da 26,6 a 35,7 euro. In particolare, le cosiddette spese per disposizioni sono aumentate del 62,6% nell’arco del decennio. Più limitato, invece, l’incremento delle spese fisse, tra cui canoni e carte, cresciute del 17,6% da 55,6 a 65,4 euro.

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L’Adusbef ha preso in esame anche l’ammontare dei depositi bancari delle famiglie italiane, escludendo i parcheggi di liquidità remunerati o vincolati. A fine maggio scorso, erano 1.163 miliardi, in crescita di oltre il 28%, rispetto ai 906 miliardi di dieci anni prima. Tuttavia, nello stesso periodo l’inflazione complessiva ha raggiunto il 23,6%. Una volta considerato anche questo effetto, la crescita reale dell’ammontare dei depositi risulta molto più contenuta. E quindi non si traduce necessariamente in un maggiore benessere. Al contrario, riflette anche una crescente prudenza delle famiglie che, di fronte all’incertezza, preferiscono mantenere liquide le proprie risorse, anche a scapito di consumi e investimenti. Il dato, inoltre, presenta forti differenze sul territorio. Analizzando l’importo medio dei depositi in relazione alla popolazione residente, la provincia con il maggiore ammontare di denaro depositato per abitante è Bolzano, quasi 30.400 euro. Al secondo posto Milano, con 27.900 euro, seguita da Piacenza con 26.800 euro, mentre a Crotone, ultima provincia, la cifra scende a 9.600 euro pro capite. Per Tanzi «è fondamentale che il sistema bancario valorizzi questi risparmi con condizioni trasparenti e remunerazioni adeguate, tutelando i consumatori e sostenendo la fiducia nell’economia». È qui che emerge il contrasto tra una liquidità crescente ma cauta, che resta parcheggiata sui conti, esposta all'inflazione e sempre più costosa da mantenere.

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Le voci di spesa e i consigli per evitare costi inutili

Un conto corrente può comportare diverse spese, tra cui l’imposta di bollo, le commissioni applicate quando si va in rosso e i costi per operazioni allo sportello. Per quanto riguarda l’imposta di bollo, pari a 34,20 euro all’anno, non viene applicata quando la giacenza media è inferiore a 5 mila euro. Bisogna inoltre considerare che il denaro sul c/c generalmente non produce una remunerazione e, nel tempo, può perdere potere d’acquisto per l’inflazione. Per questo, è preferibile mantenere sul conto soltanto le somme necessarie per affrontare spese ordinarie e un certo ammontare per far fronte a imprevisti. È importante anche evitare, quando possibile, di andare in rosso: l’utilizzo di somme superiori alla disponibilità può infatti comportare interessi e commissioni, che in alcuni casi possono raggiungere importi significativi (tabella in pagina).

In genere, effettuare operazioni in filiale risulta più costoso rispetto all’utilizzo dell’home banking o degli sportelli Bancomat. È consigliabile evitare, quando possibile, di utilizzare Bancomat appartenenti ad altri istituti di credito, poiché queste operazioni possono prevedere l’applicazione di una commissione. Particolare attenzione va riservata anche alla scelta della carta di credito, dal momento che le condizioni, in particolare il canone annuo, possono variare molto da una carta all’altra. Confrontare queste voci può permettere di individuare soluzioni più convenienti rispetto a quelle offerte automaticamente dalla propria banca.

Proprio per mettere a confronto le spese dei c/c e capire se sia il caso di cercare un'offerta più conveniente all'interno del proprio istituto o, con la portabilità, cambiando operatore, MF-Milano Finanza ha aggiornato la mappa (tabella in pagina) dei costi dei principali conti correnti tradizionali e online oggi sul mercato e la loro evoluzione nell'ultimo anno. L'analisi si basa sull'Icc (Indicatore dei costi complessivi annui), un dato che gli istituti devono calcolare secondo le regole della Banca d'Italia e che è ottenuto sommando i costi annuali del conto modellati su sei profili tipo (in tabella è riportato per il profilo delle famiglie con operatività media, ovvero al massimo 224 operazioni l'anno, e il profilo dei giovani).

L'Icc non comprende l'imposta di bollo e gli interessi attivi e passivi. L'indicatore è riportato nel documento informativo sulle spese del conto che le banche devono mettere a disposizione nei siti e negli estratti conto annuali.

I risultati del confronto. Come risparmiare

Il confronto conferma che con i c/c online si può risparmiare: nel 2024, rileva Banca d’Italia la spesa media di gestione dei conti online era 30,6 euro, contro 101,1 euro dei tradizionali. Per le famiglie ad esempio Arancio Più di Ing ha un Icc a zero perché non prevede canone con accredito di stipendio-pensione o entrate di almeno mille euro al mese (altrimenti costa 5 euro al mese). Tra i più economici per le famiglie c'è anche il conto Widiba Classic (Mps) con un Icc di 53,4 euro per l'utilizzo in filiale e di 20 euro online.

Le promozioni in corso per sfidare le fintech

Intanto sono in corso diverse promozioni per i nuovi clienti o per i giovani (under 30 o 35) da parte delle banche, tra queste ad esempio Isybank (Intesa), Unicredit, Fineco, che in questo modo cercano di arginare l'avanzata di challenger bank come Trade Republic, Scalable Capital e Revolut, che puntano su conti e servizi a basso costo e sulla remunerazione della liquidità.

Tassi fino al 3,5% per i broker digitali

Tassi più interessanti e costi bassi, ma attenzione alla natura del prodotto, alla garanzia dei depositi, all’Iban, ai servizi disponibili e alle condizioni promozionali. Nel panorama bancario italiano si sono fatti largo operatori digitali nati all’estero come piattaforme per investire a basso costo in Etf, azioni e bond che stanno progressivamente ampliando l'offerta con conti e servizi bancari e con remunerazioni spesso legate ai tassi Bce, al momento il 2,25%.

Gli esempi di Scalable Capital & Co

Ad esempio Scalable Capital non offre un conto corrente tradizionale, quindi collegato a una carta e che consente prelievi Atm, ma mette a disposizione un conto titoli (broker) associato a un conto di deposito non vincolato per remunerare la liquidità non investita. Lanciato a marzo scorso, offre il 2,5% annuo, attualmente superiore al tasso sui depositi della Bce. Gli interessi maturano giornalmente e vengono accreditati ogni mese su qualsiasi importo. Con un tasso del 2,5% annuo, spiega il gruppo, l'accredito mensile genera inoltre un rendimento aggiuntivo di 0,2 punti percentuali in cinque anni rispetto a un accredito annuale. Il nuovo conto deposito dispone inoltre di un Iban dedicato per ricevere bonifici direttamente dal proprio conto bancario di riferimento. Ma la fintech tedesca non ha ancora l’Iban italiano.

Lo ha invece Trade Republic, anche essa con sede in Germania, che a fronte di zero spese ha un conto corrente con carta di debito, ma non di credito. Ai nuovi clienti dà una remunerazione al 3% limitata ai primi 50 mila euro di liquidità (oltre tale soglia si applica il tasso Bce del 2,25%). «La maggior parte degli europei è ancora cliente di una banca che applica commissioni troppo alte e offre tassi di interesse troppo bassi», ha affermato Christian Hecker, co-fondatore di Trade Republic al momento del lancio dell’offerta del 3% lo scorso maggio.

Un altro caso è quello di Revolut, che ha sede in Lituania ma sta aprendo una base a Parigi per coprire anche l’Italia, dove ha superato i cinque milioni di clienti. A metà agosto ha ottenuto la licenza bancaria francese, mentre finora aveva quella lituana.

Il gruppo il 20 agosto ha lanciato in Italia un tasso del 3,5% annuo lordo per i primi quattro mesi su saldi fino a 15 mila euro. Trascorso questo periodo, il tasso di interesse applicabile dipenderà dal piano Revolut dell’investitore. L’offerta è disponibile per i nuovi clienti dal momento in cui si iscrivono a Revolut e aprono un conto di risparmio Instant Access, entro un mese dalla registrazione. I correntisti possono aggiungere o prelevare denaro senza periodi di vincolo, mentre gli interessi vengono calcolati e corrisposti giornalmente.

Il deposito è integrato nell'app Revolut, permettendo ai risparmiatori di aprire un conto in pochi minuti, seguire in tempo reale i propri risparmi e gli interessi maturati, e impostare bonifici ricorrenti per costruire piani di accumulo automaticamente. Il conto corrente Revolut nella versione Standard non ha canone, poi nelle altre tre versioni (Plus, Premium e Metal) ha un costo via via maggiore fino a 50 euro al mese, a fronte di un numero di servizi maggiore. Prevede carta di debito ma non di credito. (riproduzione riservata)



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