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Portafogli da rendita: come costruirsi un’entrata extra con bond ad alto rendimento ed Etf che staccano cedole mensili
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Portafogli da rendita: come costruirsi un’entrata extra con bond ad alto rendimento ed Etf che staccano cedole mensili

28 agosto 2026, 20:00

Un’analisi di BlackRock segnala che l’84% dei bond globali rende oltre il 4%. Il reddito fisso sta quindi tornando centrale nei portafogli, anche senza dover allungare troppo le scadenze. Mentre sull’azionario cresce l’appeal delle strategie basate su opzioni

Sono tornati i tempi d’oro per gli investitori che cercano una rendita passiva, gli income investors. Si tratta di risparmiatori disposti a sacrificare l’apprezzamento del loro capitale pur di ricevere frequenti flussi cedolari da bond, dividendi azionari o Etf a distribuzione.

La sorpresa più interessante, per questo profilo di investitore, viene proprio dallo strumento principe della rendita passiva: le obbligazioni. A notarlo è BlackRock, la più grande società di gestione al mondo, in un’analisi dal titolo evocativo: «Il rendimento è tornato, ma è meglio essere flessibili». Il report ha un’implicazione operativa potentissima: «Più dell’80% dell’universo obbligazionario globale ha oggi un rendimento superiore al 4%». Anche il Btp decennale, sotto pressione per i costi energetici che potrebbero avere ripercussioni sui prezzi e sulla spesa pubblica, viaggia ormai intorno al 4,1%.

Un treno di rendimenti

L’analisi di BlackRock è ancora più interessante se si considera che dalla fine della Grande Crisi Finanziaria del 2008-09 alla pandemia di Covid-19 (gli anni dei tassi a zero) la quota di obbligazioni globali sopra il 4% - tutte high yield o emergenti - era inferiore al 20%.

«I portafogli strategici obbligazionari che abbiamo costruito nel tempo erano arrivati ad avere rendimenti piuttosto bassi: nel 2021, considerando anche i costi di copertura del rischio valutario, eravamo a circa l’1,5% in euro, mentre attualmente siamo attorno al 4%», spiega a MF-Milano Finanza Bruno Rovelli, chief investment strategist di BlackRock Italia. La tabella in basso riporta proprio il confronto tra i portafogli strategici, formati prevalentemente da obbligazioni di alta qualità, nella loro versione in dollari Usa. La quota di titoli che rendono più del 4% è pari al 91%, contro il 2% di cinque anni fa.

Bond lunghissimi? Non è necessario

La seconda implicazione per i cacciatori di rendita è che non c’è più bisogno di andare sulle scadenze lunghissime per avere cedole interessanti. Tanto più con il debito Usa alle stelle (40 mila miliardi di dollari) che sta creando grattacapi ai Treasury lunghissimi. Il T-bond a trenta anni nelle ultime settimane ha superato il 5,3%, e solo l’intervento del Tesoro, con il raddoppio del buyback obbligazionario da 2 ad almeno 4 miliardi, ha dato sostegno al mercato.

«Il repricing dei rendimenti obbligazionari che ha avuto luogo negli ultimi anni ha creato opportunità di generare reddito, che oggi ci appaiono più interessanti nelle parti intermedie delle curve che non in quelle a lungo termine, cioè sopra i 10 anni, dove continuiamo a vedere una certa pressione al rialzo», conferma Rovelli. «Questa tendenza è alimentata sia da disavanzi pubblici che rimangono persistentemente alte che da una domanda di investimenti particolarmente sostenuta, trainata dall’AI, dalle infrastrutture energetiche e dalle spese della difesa».

L’interesse per le medie scadenze

In più, aggiunge lo strategist, «alcuni dei maggiori compratori di duration a lungo termine, banche centrali in primis, si sono un po’ esauriti negli ultimi anni e i fondi pensione hanno meno esigenza di coprire le passività a lungo termine». In generale, Rovelli vede «opportunità di reddito interessante nel credito europeo, più attraente rispetto a quello Usa, e in parte anche nel mondo emergente, ma preferiamo non andare a cercare rendimenti estendendoci lungo la curva sulle duration molto lunghe».

Nella tabella elaborata da Skipper Informatica, si può vedere una selezione di Btp, altri titoli di Stato in euro e bond corporate a media scadenza (5-7 anni) disponibili sul mercato secondario e ordinati per quantità media scambiata negli ultimi dieci giorni. Più che il rendimento a scadenza netto (che per i Btp arriva anche al 3,33%) l’investitore da rendita dovrà però guardare anche alle cedole: un titolo con cedola annua dello 0,95% sarà meno interessante, per questo profilo di investitore, di uno con cedola del 3,3%. Il rendimento a scadenza e la cedola rispondono a due esigenze diverse: il primo misura il ritorno complessivo dell'investimento, mentre la seconda determina il flusso di cassa periodico. Alle condizioni attuali, il titolo con cedola più bassa concentrerà il grosso della plusvalenza al rimborso, limitando il flusso durante la vita del titolo.

Il nuovo volto dei bond

Resta il fatto che i bond, in questo contesto di mercato, stanno cambiando faccia. «Nel mondo pre-Covid i bond rendevano poco ma coprivano molto il portafoglio nelle fasi di sell-off azionario, soprattutto nella componente governativa e sulle scadenze più lunghe», specifica Rovelli. «Il mondo è mutato per vari motivi e oggi i bond sono meno affidabili come copertura del rischio azionario. La protezione è venuta meno, ma almeno il rendimento è aumentato. Oggi la parte obbligazionaria si mette in portafoglio per generare reddito e avere una performance superiore all’inflazione».

Quindi, e questo è forse il punto più importante, i bond oggi «vanno valutati da soli, non tanto su quello che fanno per mitigare il rischio azionario. Questo riporta all’interesse per le scadenze intermedie piuttosto che per quelle lunghe che a nostro avviso presentano rendimenti aggiustati per il rischio decisamente più attraenti», aggiunge lo strategist di BlackRock.

Oltre i dividendi

In aggiunta alla porzione di reddito fisso, c’è poi la componente azionaria. Da una parte i classici titoli (o fondi ed Etf) ad alto dividendo. Dall’altra, le strategie di derivative income, che producono flussi di reddito attraverso la vendita di opzioni. Tra questi, i più famosi sono gli Etf covered call, che hanno come sottostanti grandi indici azionari (come l’S&P 500 o il Nasdaq) e generano un incasso immediato, o premio, vendendo opzioni call sui sottostanti.

Il premio consente di staccare agli investitori cedole (in genere con distribuzioni mensili) che arrivano anche a doppia cifra. «La soluzione classica (per income investors, ndr) consiste nell’andare sulle strategie ad alto dividendo, una strategia legittima ma che devia il portafoglio dalla composizione effettiva del mercato», spiega Rovelli. «In generale, questo tende a sacrificare un po’ la componente di crescita. In alternativa si può generare reddito detenendo un portafoglio più simile alla capitalizzazione di mercato e, sfruttando il fatto che la volatilità implicita nelle opzioni a medio termine è oggi piuttosto alta, generare reddito vendendo volatilità».

Il grafico in basso confronta i tre più grandi Etf a distribuzione sui bond intermedi, sui titoli ad alto dividendo e covered call (si tratta in questo caso di un Etf attivo). Come si può notare, il rendimento da dividendo attuale di quest’ultimo prodotto è superiore al 9% - pagato mensilmente - contro il 2,43% (pagamento trimestrale) del fondo-indice sui dividendi. Inoltre, nell’ultimo anno il totale return (rendimento che include le distribuzioni) avrebbe premiato l’Etf sui dividendi: 26% contro il 19% del covered call. Come regola generale il derivative income tende ad avere un effetto collaterale: in presenza di mercati fortemente rialzisti (come avvenuto negli ultimi anni) questa strategia avrà l’effetto collaterale di sacrificare la partecipazione a una parte di crescita del mercato, per rivelarsi invece più vincente nelle parti più mature e laterali del ciclo azionario.

Dividendi: la concorrenza dei bond

Resta da capire infine se e come ci sia spazio, in un portafoglio da rendita, anche per i più tradizionali titoli ad alto dividendo. Negli ultimi anni la performance dei mercati azionari è stata guidata prevalentemente da tech e AI, e quindi queste strategie sono perlopiù rimaste indietro a livello di performance.

Secondo consulenti ed esperti di mercato potrebbe essere interessante usarle soprattutto nella selezione dei titoli che presentano una crescita del dividendo. Ma ancora una volta il ritorno dei rendimenti obbligazionari potrebbe ribaltare il rapporto tra le diverse fonti di reddito: per l’investitore che cerca soprattutto flussi cedolari, oggi i bond di buona qualità tornano a essere una valida alternativa anche rispetto ai dividendi elevati. (riproduzione riservata)



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