Banca Generali torna per la terza volta al centro del risiko. La prima fu in tempi non sospetti, nel 2020, quando Mediobanca mise nel mirino il gruppo del risparmio gestito controllato da Generali (50,2%) per rafforzarsi nel settore. L’operazione non si concretizzò per l’opposizione di Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio, grandi soci del Leone. Piazzetta Cuccia tuttavia non abbandonò il dossier e nel 2025 lo riaprì come mossa difensiva per liberarsi dalla morsa di Mps. Di nuovo senza successo, perché l’allora ceo Alberto Nagel si dovette arrendere dopo il «no» dei soci in assemblea.
Un anno dopo Banca Generali è di nuovo l’oggetto del desiderio. Sono cambiati gli attori, perché stavolta è Mps ad aver puntato la controllata del Leone, ma non le ragioni, dato che si tratta ancora di un tentativo (in combo con l’ops su Banco Bpm) di divincolarsi da un’opas, quella di Intesa Sanpaolo. Ma c’è anche una solida ratio industriale.
Dal 2013, anno in cui si è insediato il ceo Gian Maria Mossa, gli asset under management della banca private, uno dei gioielli italiani del risparmio gestito, sono più che quadruplicati a 121 miliardi di euro, mentre dal 2015 l’utile è più che raddoppiato fino a 445,8 milioni e, secondo le stime di Barclays, nel 2028 dovrebbe salire a 513 milioni con un tasso annuo di crescita composto del 4,3%. Profitti girati in questi ultimi dieci anni in gran parte ai soci con quasi 2 miliardi di dividendi staccati.
I numeri sono di tutto rispetto anche in borsa, dove il gruppo capitalizza 7,7 miliardi con le azioni sui massimi storici - 66 euro - dopo aver guadagnato il 15% da gennaio: una performance messa a segno prima dell’avanzata di Mps e che fa di Banca Generali la seconda candidata (dopo Technoprobe) ad entrare a settembre nel Ftse Mib.
Il titolo non è proprio a sconto rispetto ai competitor, dato che solo Fineco tratta a multipli più alti. La controllata del Leone è seconda anche per andamento in borsa da inizio anno e per total return atteso nel 2026, dietro Mediolanum. E lo è inoltre per potenziale crescita a Piazza Affari con davanti ancora Fineco. Quattro dei cinque analisti che coprono il titolo consigliano comunque ancora di comprarlo: il target price medio di Banca Generali sfiora 71 euro.
Il secondo trimestre ha convinto gli esperti: per esempio Jefferies parla di utile (152,26 milioni) ben al di sopra delle previsioni e del consensus di Visible Alpha (+20%), confermando il «solido momento di crescita». Banca Generali ha anche alzato la guidance sui flussi netti 2026 da oltre 6,5 miliardi a circa 7,5 miliardi, mentre il target per gli asset under investment inflow è rimasto invariato sopra 4 miliardi, scelta figlia di una visione di mercato più cauta «nonostante un semestre molto positivo», commenta Jefferies, considerate guerre, rendimenti in rialzo e timori mai sopiti sull’AI.
Il futuro sarà più chiaro dopo il nuovo piano industriale triennale previsto a novembre, che nello scenario rialzista elaborato dagli analisti di Barclays potrebbe spingere il target price di Banca Generali a 82 euro. L’insurbanking sarà centrale e sarà rafforzato grazie alla partnership con Alleanza Assicurazioni (controllata di Generali), che dovrebbe fruttare una raccolta complessiva di 7-8,5 miliardi entro il 2030, oltre a 40-50 milioni di ricavi aggiuntivi. L’altra sfida sarà l’integrazione (già avviata) di Intermonte per diventare sempre più una banca al servizio degli imprenditori attraverso le competenze nel corporate & investment banking della sim comprata nel 2025.
Il resto dipenderà dal successo o meno dell’ops di Mps-Mediobanca. Gli analisti di Deutsche Bank vedono però potenziali impatti negativi a breve termine per Banca Generali: «Lo sconto del 10% del titolo rispetto all’offerta e il calo di oltre il 2% dopo il suo annuncio riflettono i timori di un rallentamento della generazione di business nel contesto dell’incertezza generata dall’ops». Ma «restiamo convinti che l’andamento del prezzo di Banca Generali rappresenti un punto d’ingresso interessante, poiché la seconda offerta non sollecitata in meno di due anni conferma che la struttura proprietaria potrebbe essere stabilizzata, prima o poi».
La partita su Banca Generali incrocia ancora una volta anche quella della sua controllante triestina. L’anno scorso Mediobanca voleva comprare l’istituto private usando il suo 13,32% di Generali. Oggi Mps propone un puro scambio di azioni ai soci di Banca Generali, a cominciare proprio dalla compagnia guidata da Philippe Donnet. Ma prima deve convincere i suoi azionisti. Per riuscirci ha messo sul piatto un dividendo straordinario da 3 miliardi di euro in titoli Generali, il 4,5%. Ma solo se voteranno sì. (riproduzione riservata)