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Lusso, in borsa ha perso il suo fascino. Ecco cosa aspettarsi dai titoli del settore
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Lusso, in borsa ha perso il suo fascino. Ecco cosa aspettarsi dai titoli del settore

di Fabio Pavesi
28 agosto 2026, 20:00

Lvmh, Kering, Prada e Moncler, dopo la crisi il mercato si chiede se sia arrivato il momento della svolta. Ma i titoli del settore sembrano sonnecchiare

C’è un prima e un dopo per il settore del lusso in borsa. Il prima è stato il boom post Covid con i consumi voluttuari tornati a correre, con i ricchi cinesi a tirare la volata della domanda e i prezzi che volavano. E c’è il dopo a partire da fine 2023 con la frenata degli acquisti dal Dragone, lo stop della domanda e la necessità di abbassare i prezzi a fronte del calo dei volumi.

Il mercato ormai da tempo si chiede se sia arrivato il momento della svolta di un pieno recupero della crescita e della redditività (calata di un 20% negli anni) e di un ritorno di fiamma della borsa sui titoli. Per ora pochi segnali di vera svolta, anche perché il mercato nel frattempo in tutta Europa ha spostato le sue mire sui listini delle banche piene di utili e perché no dei titoli del petrolio. A cui si aggiunge la brama contagiosa sui titoli del tech e dell’AI. E così il lusso sonnecchia sui listini senza una chiara direzione di marcia.

Il caso Lvmh

La regina dei titoli della moda europei, la francese Lvmh quotava a ridosso dei 900 euro per azione nell’estate del 2023. Oggi vale la metà con il prezzo che si attesta a 447 euro. Dimezzato in borsa negli ultimi 3 anni anche il valore di Kering, appesantita dai guai di Gucci e da un debito di oltre 10 miliardi andato fuori controllo e per il quale il ceo Luca De Meo le sta provando tutte per riassettare l’equilibrio finanziario. Meno brusco il calo di Prada che comunque staziona ai suoi minimi dal 2021. Stesso copione per Moncler che tra alti e bassi non si schioda dai livelli di 5 anni fa.

Come si vede il settore in borsa è di fatto più che fermo, non produce ritorni interessanti per gli azionisti ormai da tempo. Tante oscillazioni per tornare però ai nastri di partenza. Come se il luxury avesse perso l’allure che storicamente lo caratterizza: alti margini, poco debito, utili a valere anche fino al 20-30% dei ricavi. Il clima è cambiato e lo vede dal calo della redditività operativa: Lvmh ha visto il suo utile operativo passare dal 26% del fatturato al 21% dal 2023 in poi.

Il calo dei margini

Kering addirittura ha visto più che dimezzarsi il peso dell’ebit sui ricavi passando negli ultimi 3 anni dal 24% all’11%. Hanno invece tenuto botta le due firme italiane come Prada e Moncler che non hanno risentito della frenata e infatti in Borsa sono state punite assai meno dei colossi francesi.

Ma dietro all’appannamento generalizzato del settore, che non brilla più come un tempo sulle piazze azionarie, c’è il nodo dei multipli elevati. Abituati a trattare livelli di prezzo di 30 e più volte i profitti, la frenata o la stasi della redditività, hanno riportato sulla Terra le valutazioni. Pur con uno sboom del 50% della capitalizzazione di un titolo come Lvmh vale tuttora 20 volte i suoi profitti al 2026.

Valutazioni a confronto

La stessa Essilux che aveva corso sull’onda della rivoluzione AI anche sugli occhiali vale oggi 30 volte gli utili che produrrà a fine del 2026. Il tutto pur avendo visto le quotazioni scendere da oltre 310 euro a meno di 160 euro di questi giorni. Il lusso si fa pagare caro in borsa e finché non ci sarà una svolta vera nel ritorno alla crescita di ricavi a margini allora il mercato è plausibile che resti alla finestra. (riproduzione riservata)



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