Il grano raggiunge il massimo degli ultimi tre anni, mentre la Russia si prepara a intensificare la guerra in Ucraina interrompendo ulteriormente le forniture provenienti da una delle regioni più importanti al mondo per la produzione di cereali. Il conflitto ha infatti danneggiato porti e terminali di stoccaggio, riducendo in modo significativo le spedizioni.
Il risultato è che il prezzo del grano ieri è salito dell’1,24%, raggiungendo nell’intraday il livello più alto dal luglio 2023 a 7,67 dollari per bushel, dopo essere balzato del 6,4% nella seduta precedente..
Nel solo mese di agosto ha messo a segno un +11% a causa delle interruzioni nel Mar Nero. Da inizio anno le quotazioni sono così aumentate di oltre il 35%, mentre negli ultimi due mesi la crescita ha superato il 20%, riportando i prezzi sui livelli più elevati degli ultimi tre anni.
Russia e Ucraina rappresentano oltre un quarto delle esportazioni globali di grano, oltre a fornire grandi quantità di orzo, mais e olio di girasole, rinforzando il rischio di una nuova ondata di inflazione alimentare per i consumatori che stanno già facendo i conti con costi più elevati per l’energia e i trasporti a causa del conflitto in Medio Oriente.
Secondo il ministero dell’Agricoltura del Paese, l’Ucraina sta già affrontando un calo di oltre la metà delle proprie esportazioni agricole nella stagione in corso. Nel frattempo, si prevede che le spedizioni di grano della Russia diminuiranno di oltre il 50% ad agosto rispetto allo stesso mese del 2025.
«Se non arriveremo a una soluzione nel Mar Nero e non ci sarà un miglioramento dell’accesso alle rotte marittime senza minacce alla sicurezza delle navi, il rally del grano continuerà», ha avvertito Chris Nikolaou, direttore generale di Advantage Grain.
Così come proseguirà lo squilibrio tra i prezzi in Europa, molto legata alle esportazioni di Russia e Ucraina, e nei due Paesi belligeranti: in Russia e Ucraina le quotazioni sono calate di poco più del 10% perché il prodotto non riesce a essere esportato e tende ad accumularsi; nel Vecchio Continente, al contrario, i prezzi salgono perché la materia prima latita.
Secondo le stime di Kiev, la produzione cerealicola ucraina dovrebbe attestarsi quest’anno intorno a 60 milioni di tonnellate, in linea col 2025. Ma la difficoltà a collocare il raccolto sui mercati esteri rischia di privare gli agricoltori delle risorse necessarie per acquistare sementi e fertilizzanti, indispensabili per avviare la prossima stagione. (riproduzione riservata)