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Stephane Boujnah, presidente Euronext
Stephane Boujnah, presidente Euronext
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Così possono cambiare i patti parasociali su Euronext. L’Italia si muove anche col Golden Power

29 agosto 2026, 08:00

Italia e Francia avviano i colloqui per rivedere i patti parasociali tra Cdp Equity e Caisse de Dèpôts e la governance del polo europeo dei listini. Per rendere più collegiale la scelta dei vertici del gruppo

Su Piazza Affari Italia e Francia hanno avviato una trattativa per non arrivare alle carte bollate. È quanto può rivelare Milano Finanza sulla base di più fonti autorevoli. A che cosa possa portare questa iniziativa non è ancora chiaro, ma resta un fatto molto importante. In particolare si sta lavorando a una revisione dei patti parasociali che sovrintendono la governance di Euronext, società quotata e composta da otto listini europei tra cui appunto la borsa di Milano, su cui è in corso uno scontro legale tra la Cassa Depositi e Prestiti e la parte francese che ha la paritetica quota di controllo della borsa europea attraverso la Caisse des Dépôt (7,8% a testa).

Italia e Francia avviano i colloqui

Questa decisione arriva dopo che l’esecutivo italiano ha stabilito di avviare i controlli ai sensi della normativa golden power. Nel concreto, sono già partite alcune lettere da Roma all’indirizzo di Parigi, destinatario il ceo di Euronext Stephane Boujnah, per capire se i soci francesi del super-listino di borsa stanno rispettando le prescrizioni stabilite al momento della nascita della joint venture finanziaria.Si attendono risposte a breve, ma allo stesso tempo si sta provando la strada diplomatica perché per arrivare all’Unione dei Capitali occorre una vera borsa federata.

La situazione d’altronde è ormai prossima a un punto di rottura, perché per gli italiani i patti iniziali tra i due Paesi vanno rispettati. A costo di stare in tribunale qualche anno. Cassa Depositi e Prestiti ha deciso di andare fino in fondo nella vicenda sulla scelta della governance di Borsa spa che ha generato un braccio di ferro politico, istituzionale e giuridico senza precedenti con Boujnah.

Quei passaggi cruciali nei patti parasociali

E in effetti Cdp qualche ragione di nominare i vertici di Piazza Affari e Mts (il mercato telematico dei titoli di Stato e quindi la piattaforma su cui sono scambiati a livello europeo i Btp) ce l’ha, se si leggono i patti parasociali allegati all’atto costitutivo della joint venture borsistica europea tra Francia e Italia stretta durante il secondo governo di Giuseppe Conte.

Milano Finanza li ha rivelati in esclusiva europea il 6 giugno scorso e ha riportato quanto c’è scritto nella versione italiana utilizzata per una delle cause intentate in Italia (le altre sono ad Amsterdam, sede di Euronext e dunque foro competente) da parte della Cassa contro la decisione di Boujnah di procedere alle nomine senza consultare l’istituto di Via Goito.

E proprio questi passaggi sono ora al centro della trattativa per rinvigorire ed evitare nuove tensioni. Giusto quindi ricordarli. I patti parasociali al punto 7.6 alla lettera a recitano così nella parte relativa alla scelta dei vertici: «Data l’importanza strategica di Borsa spa e Mts per il buon funzionamento dell’economia italiana, l’amministratore delegato di Borsa Italiana e l’amministratore delegato di Mts saranno personalità di spicco del mondo imprenditoriale italiano, dotate di un background e di un’esperienza adeguati a guidare le operazioni e lo sviluppo di Borsa Italiana e di Mts».

Un percorso di comune accordo

Più avanti si legge nelle carte (che sono poi entrate nella disponibilità anche della commissione banche che ha audito Boujnah e il ceo di Cdp Dario Scannapieco) che l’ad di Borsa Italiana «entrerà a far parte del consiglio di gestione di Euronext e l’amministratore delegato di Mts entrerà a far parte del consiglio di gestione allargato».

Tenuto conto di ciò, proseguono i patti parasociali alla lettera i, gli amministratori di Borsa e Mts saranno rispettivamente selezionati e nominati come segue: «Euronext e Cdp Equity concorderanno congiuntamente: la selezione di una società internazionale di head hunting incaricata di condurre il processo di selezione», mentre il criterio di scelta dei due capi azienda assieme alla «descrizione del profilo professionale da ricercare» dovrà, si legge ancora negli accordi parasociali stipulati tra Euronext e Cdp Equity-Intesa (i due azionisti italiani), essere concordato «congiuntamente».

E che debba esserci un percorso comune nella nomina dei vertici viene specificato poi al punto 4, in cui si stabilisce che Cdp Equity ed Euronext si consulteranno «ulteriormente durante il processo di selezione» e al punto 5, in cui si sottolinea che la Cassa proporrà a Euronext «un candidato idoneo per ciascuna posizione», individuato a seguito del processo di selezione e valutato positivamente dalla società internazionale di cacciatori di teste.

Il governo Meloni valuta il golden power

Si tratta di quattro punti fermi sulla governance di Piazza Affari su cui il governo italiano non intende mollare. Per questo, come affermato dalla premier Giorgia Meloni nell’intervista a Milano Finanza del 14 agosto scorso, il governo vuole verificare anche l’attinenza ai patti e ai vincoli della normativa golden power: «Su Euronext esiste già una delibera che prevede precise raccomandazioni e il governo continuerà ad attuare il monitoraggio previsto», ha detto il capo del governo.

La linea di condotta appena descritta viene perciò supportata dalla posizione della presidente del Consiglio. Dalla parte dell’Italia, che comunque potrebbe dover affrontare un lungo contenzioso legale, c’è perciò la questione della prerogativa pubblica nelle aziende strategiche, appunto il golden power, come rivelato da questo giornale il 15 maggio, e la stortura istituzionale europea che si creerebbe con uno scontro senza precedenti, come spiegato da Orsi&Tori nello stesso numero.

Al momento dell’acquisto di Piazza Affari da parte di Euronext, che l’ha rilevata dal London Stock Exchange, la società francese ha dovuto avere un via libera dal governo di Roma, guidato all’epoca da Giuseppe Conte, proprio in virtù del fatto che stava passando di mano un asset di un settore strategico soggetto alla normativa sul potere di veto dell’esecutivo. Era la fine del 2020 e l’Italia era in piena pandemia, ma gli uffici della presidenza del Consiglio stabilirono alcuni criteri precisi per autorizzare l’operazione, che oggi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, d’intesa con la premier Meloni, vuole far valere o quantomeno confutare fino in fondo.

Si tratta di una delibera del Consiglio dei ministri del 10 dicembre 2020 con cui il governo fissava «alcune raccomandazioni nei confronti della società Euronext per garantire piena tutela e sviluppo prospettico degli asset italiani coinvolti nonché la concreta attuazione dell’operazione nei termini prospettati mediante il rispetto degli impegni della stessa volontariamente assunti».

Queste raccomandazioni, unite ai passaggi dei patti parasociali sulla governance, al centro del contenzioso, sono ora la base per provare a trovare un accordo, usando da una parte la strada soft della revisione, dall’altra quella più dura del golden power. Per Scannapieco l’ideale sarebbe alla fine cercare un compromesso. In fondo converrebbe a entrambi i Paesi, Italia e Francia, non mostrarsi divisi in un momento in cui di tutto ha bisogno l’Europa meno che di una rottura sull’Unione borsistica e finanziaria. (riproduzione riservata)



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