La Technoprobe che il 7 luglio 2025 ha salutato il fondatore Giuseppe Crippa, scomparso a 90 anni, è una multinazionale dei semiconduttori che ottiene il 97% del fatturato all’estero. Ma il quartier generale rimane dove Crippa lo ha stabilito nel 1996: a Cernusco Lombardone, a sud della provincia di Lecco. Da lì è partita l’avventura imprenditoriale della famiglia Crippa, ancora azionista di maggioranza della società con la holding T-Plus (al 56% del capitale), che ha scelto di specializzarsi nelle cosiddette probe card.
Il prodotto core di Technoprobe sono, quindi, piccole schede elettroniche utilizzate per il test dei microprocessori durante il processo di costruzione, quando si trovano ancora sul wafer di silicio. I chip sono poi inseriti in dispositivi come pc e smartphone, ma anche nei prodotti di intelligenza artificiale più avanzati. Così Technoprobe, quotata in borsa dal 2022 (prima sull’Egm e poi sullo Star), è arrivata a capitalizzare quasi 5 miliardi di euro, nonostante un calo di circa il 20% nell’ultimo anno (dati all’11 luglio).
Nel 2024 i ricavi di Technoprobe hanno raggiunto i 543,2 milioni (+32,7%) con un ebitda di 136,5 milioni (+11,2%), che corrisponde al 25,1% del fatturato (dal 30% del 2023), e un utile netto di 62,8 milioni (-35,5%). Il calo della marginalità, si legge nel bilancio annuale del gruppo, è il risultato di una «variazione del perimetro di consolidamento con effetto diluitivo» dopo l’integrazione delle americane Harbor Electronics e Dis Tech, comprate tra 2023 e 2024. Ma nel 2025 i margini hanno già mostrato un’inversione di tendenza: nel primo trimestre l’ebitda margin è stato del 30,5% a fronte di un fatturato in forte crescita a 157,2 milioni (+54,4%).
Technoprobe «opera in una nicchia del mercato dei semiconduttori che è quella del wafer testing e in particolare nel segmento delle applicazioni logiche. In questo comparto c’è un oligopolio di fatto. Technoprobe detiene una quota di mercato del 34%, che sale al 60% in un tipo schede chiamate vertical mems», spiega Gianmarco Bonacina, analista di Banca Akros. In più, «Technoprobe serve la prima fonderia a livello globale (Tsmc) e, indirettamente, i grandi designer di chip americani come Qualcomm, Nvidia e Broadcom».
I rapporti commerciali con Tscm, Nvidia e gli altri campioni dell’innovazione statunitensi consente alla società italiana di cavalcare il mega-trend dell’intelligenza artificiale. Secondo le stime del management, l’AI dovrebbe generare tra il 36% e il 38% delle vendite quest’anno. La fetta più grossa del fatturato, per ora, rimane connessa all’elettronica di consumo (pc, smartphone), mentre una quota minore - in rapida contrazione - deriva dall’auto e dal settore industriale. «Oggi stimiamo che l’automotive con l’industriale pesi circa il 15% del fatturato, solo due anni fa valeva un terzo dei ricavi», sottolinea Bonacina.
La crescita dei primi mesi del 2025, evidenziano anche gli analisti di Mediobanca Research, si deve ad «alti volumi legati all’intelligenza artificiale» e a un «leggero incremento» nel reparto consumer che più che bilanciano le difficoltà dell’auto, dove le prospettive rimangono incerte. I risultati di Technoprobe sono, però, sbilanciati verso pochi acquirenti: i crediti nei confronti dei primi cinque clienti, si apprende dal bilancio 2024, rappresentano quasi il 73% del totale.
Partendo da una nicchia altamente specializzata della filiera dei chip, il gruppo della famiglia Crippa sta progressivamente ampliando la sua area di attività. «In questa fase Technoprobe sta cominciando a espandersi in nuovi mercati sia dal punto di vista geografico che tecnologico», conferma Bonacina. «Ad esempio, il final testing. I chip di norma sono testati due volte: a livello di wafer, e questo rimane il core business di Technoprobe, e poi alla fine del processo produttivo. Il gruppo ora si sta muovendo anche nel secondo step grazie al know how portato in dote dalle due società americane acquisite di recente».
In più, quest’anno Technoprobe ha comprato anche una quota di minoranza di Innostar Service, compagnia coreana specializzata in strumenti per la costruzione di probe card. Del resto quello dei semiconduttori è un mercato trainato dall’Asia e dagli Stati Uniti e questa dinamica è già evidente nei risultati della società: il peso dell’Italia si ferma al 3% dei ricavi e anche l’Europa (senza l’Italia) non va oltre l’8%. Il grosso del fatturato viene già dal Nord America (46%) e dall’Asia (43%), i due continenti dove Technoprobe ha chiuso le ultime operazioni di m&a. (riproduzione riservata)