La Bce è sui tassi in una posizione «buona» ma «non fissa», di conseguenza la banca centrale farà «ciò che è necessario» per restare in questa situazione. Lo ha sottolineato a Firenze la presidente Christine Lagarde, al termine del consiglio direttivo che ha lasciato i tassi invariati al 2%.
Ieri Eurostat ha reso noto che il pil dell’Eurozona è aumentato dello 0,2% nel terzo trimestre, lievemente sopra le attese di mercato. «Alcuni dei rischi al ribasso sulla crescita si sono attenuati», ha detto Lagarde che ha citato in proposito l’accordo commerciale raggiunto in estate tra Ue e Usa, la tregua in Medio Oriente e i progressi nei negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina.
La Bce ha comunque confermato l’approccio «dipendente dai dati» e le decisioni «riunione per riunione». Lagarde ha evidenziato anche che l’obiettivo di inflazione è «simmetrico» al 2%. Si può così dedurre che per Francoforte non ci sia «una barra alta» per un altro taglio come invece indicato nei giorni scorsi da alcuni falchi del consiglio direttivo. Tutte le opzioni restano aperte per i prossimi mesi, in base all’evoluzione dell’economia.
I mercati monetari ritengono che la Bce resterà in pausa anche nella riunione di dicembre, ma scontano ancora il 50% di probabilità di una ulteriore sforbiciata nel 2026.
Secondo l’analisi Bce l’economia europea ha continuato a crescere nonostante il difficile contesto mondiale. Il vigore del mercato del lavoro, la solidità dei bilanci del settore privato e le passate riduzioni dei tassi restano «fattori importanti» per la capacità di tenuta dell’economia. Tuttavia «le prospettive sono ancora incerte, soprattutto a causa delle attuali controversie commerciali e tensioni geopolitiche a livello mondiale».
Lagarde è stata cauta sull’inflazione. Rispondendo a una domanda di MF-Milano Finanza, la presidente Bce ha riconosciuto che ci sono «posizioni differenti» tra falchi e colombe nel consiglio direttivo. I primi temono di più i rischi al rialzo sul carovita, le seconde di più quelli al ribasso.
Lagarde ha evidenziato due ambiti che la Bce guarda con attenzione come possibili cause di un rialzo dell’inflazione: i colli di bottiglia delle filiere produttive (in particolare quelle sulle terre rare) e l’impatto dei salari sull’inflazione di fondo e nei servizi.
Alla conferenza stampa è intervenuto anche Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia che ha ospitato il consiglio direttivo a Firenze. Ogni anno una riunione Bce si tiene in un Paese dell’Eurozona, invece che nell’abituale sede di Francoforte. Riguardo alla tassa del governo sulle banche italiane, Panetta ha sottolineato che «non avrà implicazioni per la stabilità finanziaria». In ogni caso, ha aggiunto, «sulle caratteristiche della misura mi esprimerò quando vedrò la versione finale».
Intanto l’economia italiana si è fermata nel terzo trimestre, secondo i dati Eurostat. Rispondendo a MF-Milano Finanza, Panetta ha comunque osservato che «i numeri sul pil sono in gran parte attesi e non cambiano in modo significativo le nostre previsioni». Il governatore di Bankitalia ha sottolineato che, se si allarga lo sguardo, emerge che il Paese ha ottenuto miglioramenti di rilievo. «Negli ultimi anni l’economia italiana ha continuato a crescere, seppure a ritmi moderati, nonostante diversi shock. Nel complesso l’economia è stata molto più resiliente di quanto tanti prevedessero due o tre anni fa. E le condizioni strutturali sono migliorate in maniera rilevante».
In tal senso Panetta ha citato il calo del deficit al 3% del pil, il ritorno del rapporto debito/pil ai valori pre-Covid e il netto miglioramento nella posizione finanziaria internazionale netta dell’Italia: «Solo 10 anni fa era negativa per oltre il 20% del pil, oggi abbiamo una posizione netta positiva per l’8-9% del pil», ha sottolineato il governatore di Bankitalia.
Intanto il consiglio direttivo della Bce ha deciso di passare alla fase successiva del progetto sull’euro digitale, dopo aver concluso quella preparatoria avviata nel novembre 2023. La decisione finale sull’emissione (che potrebbe partire a metà 2029) sarà presa soltanto dopo l’adozione della normativa da parte dell’Ue.
«Non si tratta soltanto di un progetto tecnico, ma di uno sforzo collettivo per adeguare il sistema monetario europeo alle esigenze future», ha detto Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo Bce. (riproduzione riservata)