La Bce vuole rendere più veloci le ispezioni nelle banche europee, limitando nello stesso tempo le indagini più approfondite ai casi con i rischi maggiori. Il programma di Francoforte si inserisce nel progetto più ampio della semplificazione della normativa e della supervisione sugli istituti di credito. Nei giorni scorsi la Vigilanza ha annunciato anche di voler ridurre in modo significativo le misure richieste alle banche che oggi sono circa 100 per ogni istituto (si veda MF-Milano Finanza del 25 giugno).
Per quanto riguarda le ispezioni, nel 2026 le indagini in loco sono state completate in modo più rapido del 10% rispetto al 2025. Secondo i dati Bce, la durata media (dall’avvio di un’indagine alla pubblicazione della relazione finale) è scesa da 33 a 29 settimane. All’interno di questa tempistica, le ispezioni in loco durano in genere dalle 4 alle 16 settimane. I rapporti finali sono stati accorciati in media del 20%. La Bce si aspetta di ridurre ulteriormente i tempi, considerando le ulteriori iniziative di snellimento che saranno introdotte a fine 2026 e nel 2027.
Secondo i programmi per l’anno prossimo, la Bce farà un maggiore uso di indagini più brevi e mirate che consentono di arrivare più rapidamente agli esiti finali. Le indagini approfondite, nel frattempo, saranno limitate ai casi con i rischi più rilevanti.
La vigilanza in loco viene svolta in collaborazione con le autorità nazionali (tra cui la Banca d’Italia) che forniscono la maggior parte degli ispettori. Le modifiche alle procedure sono state introdotte sulla base dell’esperienza dei supervisori e delle osservazioni ricevute dal settore bancario negli ultimi anni. Francoforte ritiene che la collaborazione con gli istituti e la rapidità delle loro risposte siano fondamentali per accelerare le tempistiche di supervisione. Inoltre la Vigilanza, pur rispettando il diritto di comunicare nella lingua locale, auspica l’utilizzo dell’inglese durante le ispezioni per aumentare l’efficienza delle procedure.
Secondo la Bce, processi più snelli sono necessari in un contesto particolarmente incerto come quello attuale. La Vigilanza accelererà anche le procedure che seguono le ispezioni, finalizzate alla risoluzione di eventuali problemi o carenze. In tal senso sarà avviata entro fine anno «un’operazione di riordino per esaminare criticamente le misure accumulate più datate e ancora in sospeso», ha detto nei giorni scorsi Sharon Donnery, membro del consiglio di supervisione Bce.
«La questione fondamentale oggi non è il dato complessivo di misure. Si tratta piuttosto di stabilire se l’azione di vigilanza sia incentrata sui rischi più rilevanti e se le carenze individuate vengano effettivamente risolte». Una vigilanza efficace secondo Donnery «consiste nell’individuare le vulnerabilità prudenziali più rilevanti – quelle che potrebbero minare la resilienza di una banca in condizioni di stress – e nel garantire che siano affrontate in modo tempestivo e sostenibile».
Perciò la Vigilanza sta lavorando in questo ambito in due direzioni. In primo luogo, sta adottando un approccio più basato sul rischio nell’individuazione delle misure, riducendo gli interventi di scarso rilievo e concentrando l’attenzione sulle questioni con l’impatto prudenziale più rilevante. In secondo luogo, la Bce sta rafforzando il processo di follow-up delle misure di vigilanza.
In particolare nelle procedure (note come Srep) con cui sono definiti gli indici di capitale di ogni istituto, la Vigilanza ha introdotto un approccio «a più livelli» per dare seguito ai rilievi. Questo consente alle banche di risolvere in modo autonomo le contestazioni meno gravi, riducendo così i costi amministrativi per gli istituti e le autorità. Questo approccio può essere utilizzato per circa il 35-40% delle questioni individuate. Nel 2025 il numero di nuove misure di vigilanza è diminuito a circa 6500, rispetto a un livello attorno a 7500 nel 2024. (riproduzione riservata)