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Antonio Patuelli, presidente Abi
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Un nuovo costituzionalismo sull’intelligenza artificiale

di Antonio Patuelli*
22 agosto 2026, 12:00

L’era dell’intelligenza artificiale richiede un costituzionalismo che limiti il potere delle big tech, proteggendo le libertà individuali e garantendo un equilibrio tra doveri e diritti

A maggio scorso è stata pubblicata l’importantissima Enciclica «Magnifica Humanitas» di Papa Leone XIV sulle potenzialità e i rischi dell’intelligenza artificiale e sulla necessità, innanzitutto etica, di tutelare sempre i diritti delle persone in nome di un umanesimo che non venga scalfito dalle sempre più nuove tecnologie le cui immense potenzialità sono facilmente visibili e accessibili.

Con l’AI umanesimo a rischio: ecco perchè 

Basta fare qualsiasi domanda all’intelligenza artificiale per ottenere in pochi secondi una risposta non sempre esatta. L’ intelligenza artificiale appare subito come un nuovo spazio di libertà, come in genere le tecnologie. Dopo emergono anche i rischi, spesso imponenti e prepotenti.

Il primo rischio è quello dei grandi monopoli tecnologici delle cosiddette “big tech” (che godono anche di privilegi fiscali) che, nel fornire servizi innovativi, si appropriano di dati personali che usano a loro piacimento.

È immensa la potenza dei grandi monopoli tecnologici spesso mondiali: già nel Novecento, di fronte a monopoli assai minori, Luigi Einaudi ne indicava i rischi innanzitutto per le libertà di ciascuno. Attualmente, nei regimi autoritari, i loro avanzatissimi monopoli tecnologici sono strumenti di controllo sociale assai capillare e non di libertà. Anche nelle democrazie classiche i monopoli tecnologici pongono grandi potenzialità e insieme rischi per le libertà.

Montesquieu, già quasi tre secoli fa, per difendere le libertà dei cittadini contro ogni forma di dispotismo, sosteneva l’indispensabile separazione fra loro dei tre fondamentali poteri dello Stato: Legislativo, Esecutivo e Giudiziario. Tuttora quell’insegnamento è fondamentale per le Costituzioni che tutelano democrazia e libertà: la tripartizione di Montesquieu è sempre indispensabile, ma non più sufficiente, perché occorre anche che ciascuno dei tre poteri degli Stati non si allei con i monopoli tecnologici, perché ciò intaccherebbe gli equilibri e le garanzie di libertà e di responsabilità. Anche per Adam Smith, uno dei principali protagonisti del moderno pensiero non solo economico, la libertà deve essere sempre accompagnata dall’etica.

Serve un nuovo costituzionalismo che argini i monopoli tecnologici

Ora, al tempo dell’intelligenza artificiale, occorre un nuovo costituzionalismo che limiti lo strapotere innanzitutto degli enormi monopoli tecnologici. Già il vigente costituzionalismo è molto importante perché le prescrizioni contenute nelle Costituzioni sono generali ed astratte, quindi applicabili anche al mondo immateriale delle tecnologie.

Così anche il diritto penale è generale e astratto e applicabile doverosamente anche al web e all’intelligenza artificiale dove i reati non debbono rimanere impuniti. Nell’eterno, doveroso equilibrio fra doveri e diritti, anche nelle tecnologie e nell’intelligenza artificiale vi sono tutte le responsabilità umane di chi guida queste “macchine” che hanno poteri immensi, prima inimmaginabili, anche di forte influenza su quella che un tempo veniva definita la «psicologia delle folle».

Il processo contro Meta

Uno dei principali prossimi banchi di prova per i monopoli tecnologici mondiali sarà in Usa il processo, promosso da ben 29 Stati (di diversi colori politici), verso una delle principali società, accusata di violare i diritti dei più giovani che sarebbero condizionati nelle loro libertà. Quella sarà una causa-pilota, non solo per gli Usa.

La ricerca scientifica e le innovazioni sono il presente e il futuro del mondo, ma non debbono travalicare i fondamentali equilibri fra i doveri e i diritti delle persone. Anche le tecnologie più innovative debbono sottostare a continui e penetranti controlli di legalità, quando ora sono anche strumenti di nuove forme di intrusione e anche di guerra.

In questi anni, anche chi non partecipa a guerre è sempre più oggetto di continui e pericolosi attacchi tecnologici: questo è evidente per le istituzioni democratiche e in particolare per i sistemi di difesa, sempre più tecnologici. Ma si tratta di sfide sempre più impegnative anche per fondamentali settori del mondo privato, in particolare per il mondo bancario che sempre più investe ed opera per respingere in ogni minuto secondo gli attacchi alla riservatezza dei dati, che per le banche significa innanzitutto tutela del risparmio e dei risparmiatori. (riproduzione riservata)

*presidente Associazione

Bancaria Italiana



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