Ieri, in maniera molto articolata sono state fornite su queste pagine informazioni sull'applicazione della normativa sul Golden Power nel 2025. Il dato che risalta di più è quello di sintesi: delle 1.081 notifiche (comprensive pure delle pre-notifiche), solo in due casi l'operazione segnalata è stata ritenuta in pieno contrasto con la disciplina in questione.
Ciò, da un lato, potrebbe portare a esprimere soddisfazione per l'osservanza, diffusa, della normativa riscontrata, dall'altro, però, dovrebbe indurre ad agire perché la normativa sia meglio perimetrata, facendo leva su di una rigorosa selettività, evitandosi in questo modo il crescere di segnalazioni «nel dubbio», con aggravi di lavoro.
È utile rifarsi, pur trattandosi di materie nettamente diverse, alle vicende che hanno riguardato l'applicazione della normativa antiriciclaggio e, in particolare, la segnalazione delle operazioni sospette, a proposito della quale si pone, benché per cifre enormemente superiori, un problema dell'aumento di segnalazioni «nel dubbio».
Molte segnalazioni per rispettare il Golden Power possono anche avere un esito contrario all'osservanza della norma che si ritiene compiuta dal segnalante. Sono importanti, insomma, le istruzioni applicative, una sorta di vademecum che agevoli l'applicazione della disciplina.
Poi, però, vi è l'aspetto più importante che riguarda come e a quale punto nel processo autorizzativo, che ricade o può ricadere sotto la competenza di diverse Autorità, si colloca l'esame secondo il Golden Power.
Per le banche vi è una prima pronuncia di Bruxelles che conferisce all'esame in questione un ruolo primario. Logica comunque vorrebbe che tale disamina sia compiuta prioritariamente perché se l'operazione viene considerata contraria alla sicurezza (anche economica) nazionale, le autorizzazioni di altre istituzioni che fossero state rilasciate prima, finirebbero con l'avere una mera funzione platonica. Ma, naturalmente, si pone il problema dei tempi, cioè della complessiva durata di un onnicomprensivo processo autorizzativo.
I casi citati ieri nell'articolo sono emblematici; in particolare, lo è il caso Euronext, per il quale oggi si può porre un problema anche di sicurezza economica nazionale all'interno del gruppo che ha sede a Parigi.
In questo caso, però, un ruolo diverso che avesse assunto ai tempi, per esempio, la Cassa depositi e prestiti nei rapporti con i francesi per quel che riguarda la Borsa italiana, avrebbe impedito che il problema crescesse e che oggi si debba richiamare anche la tutela della sicurezza.
L'intervento, comunque, ora previsto pure di Invitalia con l'ad Bernardo Mattarella di cui sono noti la particolare competenza e l'impegno, rassicura e lascia sperare in un riequilibrio dei rapporti con i francesi. (riproduzione riservata)