Giovedì 5 giugno la Bce ha tagliato i tassi, portandoli al 2%. E pensare che un anno fa erano al 4%: un bel fardello in meno sulle spalle di famiglie e imprese. La riduzione del costo del denaro porta a liberare liquidità e risorse per effettuare acquisti e investimenti importanti, incrementando il pil e la salute dell’economia.
Ed è un buon segnale per le borse. Certo, il quadro macro resta di grande incertezza: da un lato il presidente Usa, Donald Trump, spinge su negoziati commerciali a favore degli Stati Uniti, pena dazi stellari. Dall’altro i tribunali statunitensi cercano (per ora senza riuscire) di bloccare questa politica aggressiva sulle tariffe. Sullo sfondo le tensioni fra Usa e Cina, per nulla risolte nonostante i 90 giorni di tregua commerciale, e quelle con l’Ue, che cerca di frenare le pretese americane.
Se poi la Sezione 899 dell’ampio pacchetto fiscale («big, beautiful bill») su cui Trump preme verrà approvata, potranno accelerare i disinvestenti dagli Usa. La norma, ribattezzata «revenge tax», prevede l’aumento delle imposte federali su redditi passivi statunitensi (interessi, dividendi, royalties) percepiti da soggetti esteri, fino al 20% in più rispetto all’aliquota standard.
È di fatto una tassa occulta sugli investimenti stranieri negli Usa su cui i mercati hanno cominciato a focalizzarsi. Se la norma entrerà in vigore, potrebbe accelerare le vendite di Treasury con un effetto deprimente sul dollaro. E spostare parte dei flussi di liquidità verso l’Europa che nel frattempo vede la banca centrale tagliare i tassi. E qui si aprono interessanti occasioni di investimento. MF-Milano Finanza ha individuato 5 idee da taglio del costo del denaro legate a: (1) azioni liquide del comparto industriale di Piazza Affari con una capitalizzazione a partire da 500 milioni di euro, (2) occasioni fra i titoli europei, (3) bond con rendimenti interessanti, (4) valute che si possono apprezzare di più e (5) un confronto fra due asset che si apprezzano col taglio dei tassi, oro e bitcoin.
Tra le società quotate a Piazza Affari nel segmento principale ce ne sono numerose con un potenziale inespresso a livello di prezzo, ovvero quelle che potrebbero crescere fino al 58% rispetto al target price atteso dal consenso Bloomberg degli analisti. Le prime tre sono Alerion (energia rinnovabile), Sanlorenzo (produzione di yacht) e Mondadori (editoria). Se si va a cercare tra quelle sopra il miliardo di market cap, emergono sempre Sanlorenzo, ma anche Tip (Tamburi Investment Partners, holding di partecipazioni industriali, che ha in portafoglio Amplifon, BasicNet, Interpump, Ovs, Sesa), Italmobiliare (altra holding con asset industriali, da Caffè Borbone a Officina Santa Maria Novella, a Casa della Salute, Clessidra). A seguire Saipem, la stessa Amplifon, Interpump, Rayway e De’ Longhi.
Gabriel Debach, market analyst di eToro, sottolinea a sua volta che il taglio dei tassi da parte della Bce «è sicuramente un vento favorevole per il settore industriale. Le imprese italiane iniziano a beneficiarne: il tasso medio pagato dalle aziende è sceso al 3,99% a febbraio, rispetto al 5,59% di fine 2023. Eppure, nonostante un contesto appesantito dal ritorno delle tensioni commerciali, il settore industriale italiano non sta sottoperformando. Anzi». L’analista cita rialzi a tripla cifra del settore della difesa con Fincantieri e Leonardo, al +93% di Iveco. «In controtendenza troviamo nomi storici come Interpump (-19%), De Nora (-13%), Gvs (-10%), Prysmian (-3,7%). E anche nel consumo discrezionale (tra auto e lusso) si notano difficoltà: Stellantis, Piaggio, Brembo, e in parte Ferrari». Minimo comune denominatore? L’esposizione al mercato americano, chiarisce subito Debach. Ricordando che «la minaccia tariffaria non è archiviata. E proprio per questo, i negoziati con l’Europa rischiano persino di farsi ancora più aspri».
Chi può beneficiare del taglio dei tassi? Guardando ai fondamentali, le opportunità «si trovano dove la leva è più alta e la copertura degli interessi più bassa: aziende dove anche pochi punti base possono fare la differenza», nota l’analista. Che cita poi Eurogroup Laminations come «caso più emblematico, con un interest coverage di appena 0,3 volte e una leva superiore a 2,7. È uno dei nomi che potrebbe reagire a un calo del costo del debito. Ariston ha una struttura simile, con un rapporto debito netto/ebitda identico e una copertura appena più solida. Il titolo ha già corso molto quest’anno (+41%), ma resta tra i candidati a ulteriori rivalutazioni se il contesto migliora. Anche Gvs è tra i profili più fragili».
Se si allarga la prospettiva da Piazza Affari alle azioni europee, un settore che può essere favorito da tassi in calo è quello tecnologico. In generale, la tecnologia in borsa (come tutti settori in forte crescita) tende a comportarsi meglio con i tassi bassi, che incentivano gli investimenti delle aziende, stimolano i consumi e riducono il costo dell’indebitamento per le imprese.
Il 2025 finora non è stato un anno facile per la tecnologia, vista anche la frenata dell’intelligenza artificiale. L’indice Euro Stoxx Technology ha guadagnato da gennaioil 4%, la metà rispetto allo Stoxx 600, ma molto di più rispetto al Nasdaq, che viaggia leggermente sotto la parità. È interessato al settore anche David Pascucci, analista di mercato del broker Xtb:«I tassi bassi potrebbero essere una spinta ulteriore per investire nel settore in Europa, prediligendo i titoli a più alta capitalizzazione all’interno dell’Euro Stoxx 50 come ad esempio Asml, Infineon, Sap e nel Ftse Mib sicuramente Stm».
Se le politiche del presidente Trump creano continue turbolenze sul mercato obbligazionario americano, per molti esperti di mercato è tempo di spostarsi verso l’Europa. Ma in questo caso le mosse della Bce potrebbero spingere al ribasso i rendimenti, rendendo i titoli di Stato dell’area meno attrattivi che in passato.
Un’ultima finestra di opportunità? Forse, ma proprio per questo c’è un alleato che oggi piace molto ai professionisti degli investimenti: il Btp, «il bond di un emittente con rating investment grade e denominato in euro con il rendimento più elevato», evidenzia Giorgio Vintani, consulente finanziario indipendente, che oggi preferisce – per un investitore individuale con media propensione al rischio – i titolo di Stato a quelli corporate, «che hanno una tassazione penalizzante».
La tabella in pagina propone una selezione di cinque Btp fornita dallo stesso Vintani, che parte da una regola generale: «I titoli che meglio potrebbero beneficiare di un taglio dei tassi, se non già incorporato nei prezzi, sono quelli caratterizzati da una cedola molto bassa e/o da una duration abbastanza lunga». Il primo titolo preso in considerazione è un bond senza cedola (zero coupon), in scadenza nel maggio 2031, che attualmente prezza intorno a 85,2 e ha un rendimento a scadenza annuo lordo (calcoli Skipper Informatica) del 2,53%. Per il resto Vintani si focalizza su quattro titoli piuttosto simili tra loro: scadenze tra quattro e sette anni, prezzo ampiamente sotto la pari, cedole basse e rendimenti a scadenza lordi compresi tra il 2,28% e il 2,97%.
Attenzione infine a non trascurare, ferma restando la tassazione più elevata, i bond societari: dal 9 giugno ad esempio Tamburi Investment Partners (Tip) aprirà una nuova tranche di collocamento del suo titolo retail con cedola al 4,625% e scadenza nel 2029. Il bond già in circolazione ha oggi un rendimento a scadenza lordo del 3,93% e netto del 2,74%.
Da inizio anno l’euro ha corso molto sul dollaro (+9,3% a 1,132) sulle attese che la politica dei dazi e del taglio delle tasse negli Usa condurrà ad uno storico indebolimento del biglietto verde a lungo termine. Ora, il taglio della Bce di giugno potrebbe indebolire a sua volta la moneta comune. Nel frattempo, esiste una valuta che ha perso parecchio terreno nel 2025 ma che gli analisti si aspettano possa rialzare la testa: è lo yen giapponese che ha lasciato sul terreno l’8,4%. E dal momento che l’inflazione core di Tokyo continua a salire oltre le attese, si rafforzano le aspettative di un ulteriore rialzo dei tassi da parte della Bank of Japan. Il costo attuale del denaro è dello 0,5% (fino a gennaio 2024 era ancora negativo), i ritocchi storicamente sono leggeri (attorno allo 0,2-0,3%), ma si fanno sentire sul mercato dei cambi.
L'oro, che viaggia a 3.320 dollari l’oncia (+26% da inizio anno), viene considerato un bene rifugio nei momenti di volatilità dei mercati e quando i tassi scendono a tutela del valore degli investimenti. E ora il trend pare diventato strutturale, complice l’attesa di indebolimento del dollaro a lungo termine.
Tanto che «la percentuale di oro nelle riserve estere globali è arrivata attorno al 20%, superando quella dell’euro», ha notato di recente la presidente della Bce, Christine Lagarde. Grace Peters, global head of investment strategy di JP Morgan, nota che il prezzo dell’oro potrebbe andare «oltre i 4.000 dollari nei prossimi dodici mesi grazie agli acquisti delle banche centrali dei mercati emergenti». La posizione più bullish (rialzista) sul metallo giallo per ora è rappresentata dal miliardario John Paulson. Il fondatore dell'hedge fund Paulson & Co ha spiegato che «gli acquisti di oro da parte delle banche centrali, che cercano modalità di investimento più stabili e le tensioni commerciali probabilmente spingeranno i prezzi dei lingotti a 5.000 dollari l'oncia entro il 2028».
E infine un’ultima suggestione: una scommessa (selettiva) sul bitcoin. La regina delle criptovalute ha toccato lo scorso 22 maggio (il quindicesimo anniversario della prima transazione in criptovaluta della storia) il record storico a 111.000 dollari per unità. E la corsa potrebbe continuare, favorita da un clima normativo (soprattutto negli Stati Uniti) più compiacente che in passato, dall’ingresso dell’asset digitale nei portafogli dei grandi fondi e dalla sempre più diffusa percezione della cripto come bene rifugio contro le turbolenze del mercato obbligazionario americano. (riproduzione riservata)