I bancari italiani non hanno dubbi: il taglio dei tassi al 4,25% metterà gli istituti di credito in condizione di tagliare gli interessi sui mutui e poi spingerà la crescita del pil. Non solo. La mossa decisa ieri dalla Bce dà anche un segnale importante, un atto di indipendenza dalla Fed americana, che da sempre condiziona la politica monetaria dell’area euro. È il numero uno della Fabi, Lando Maria Sileoni, a fare la sintesi di quanto stabilito giovedì 6 giugno a Francoforte. Il leader della principale organizzazione sindacale del settore bancario italiano parla di «svolta fondamentale per l’area euro». Ma come cambieranno i tassi? Un report dell’ufficio Analisi e ricerche della Fabi diffuso giovedì spiega che «l'impatto sui mutui, nei mesi scorsi, è stato assai rilevante» e che già da alcuni mesi le banche, «in previsione di un ritorno a una politica monetaria meno restrittiva da parte dell'Eurotower, hanno anticipato la prevista riduzione dei tassi e la discesa potrebbe proseguire nei prossimi mesi». Il sindacato sottolinea che dal taglio di un quarto di punto del tasso base deriveranno «vantaggi più significativi per le famiglie, sia per comprare casa sia per comprare automobili o elettrodomestici. I tassi sui mutui sono già diminuiti a una media del 3,69%, rispetto a livelli medi superiori al 5% del 2023» e secondo la Fabi «potrebbero calare ancora al 3,45%: una riduzione che comporterà, nel caso di un prestito immobiliare di 25 anni da 200.000 euro, un risparmio complessivo di quasi 62.000 euro (-17%)». Anche il credito al consumo sarà meno costoso per la clientela: nei primi mesi del 2024 «i tassi o sono scesi a una media dell’8,93%, dopo picchi superiori al 14%, e potrebbero calare ancora all’8,5%: vuol dire che un’automobile da 25.000 euro comprata interamente a rate, con un finanziamento di 10 anni, costerà quasi 11.000 euro in meno (-22,2%) rispetto al 2023; mentre per una lavatrice da 750 euro, con un credito di 5 anni, il risparmio, nei prossimi mesi, sarà di 155 euro (-14%)».
Quanto alle prospettive e alle prossime mosse della Bce, Sileoni ha osservato che «nell’arco del 2024, saranno probabilmente deliberate altre riduzioni, con il tasso base che entro dicembre potrebbe scendere al 3,5%-3,75%. L’inflazione, pertanto, dovrebbe restare su livelli decisamente meno preoccupanti rispetto alle fiammate del 2022 e del 2023, favorendo così la stabilità dei prezzi. Ne conseguirà, complessivamente, un vantaggio per il ciclo economico, a partire dai consumi per arrivare al mercato immobiliare e non solo, con una spinta significativa alla crescita di tutto il pil sia della zona euro sia, in particolare, dell’Italia». Secondo il segretario generale della Fabi «la Bce ha mostrato la capacità di essere indipendente dalle scelte della Federal reserve americana, che da sempre condiziona la politica monetaria europea: stavolta la Bce ha deciso di tagliare il costo del denaro nonostante la Fed abbia recentemente rinviato la riduzione sul dollaro». (riproduzione riservata)