Nel dibattito sviluppatosi negli ultimi anni sull’autonomia strategica dell’Unione Europea è tornato alla ribalta il tema di una nuova politica industriale, della sovranità tecnologica e della creazione di campioni industriali europei per competere sui mercati globali.
Le tensioni geopolitiche, acuitesi da ultimo nei conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento, la competizione tecnologica e la duplice transizione verde e digitale hanno segnato il superamento della lunga stagione dell’iper-globalizzazione e dell’affidamento quasi esclusivo alle dinamiche di mercato.
Stati Uniti e Cina hanno adottato strategie esplicitamente orientate alla leadership tecnologica e all’autosufficienza strategica, attraverso massicci investimenti pubblici, concentrazioni industriali, politiche commerciali aggressive e integrazione tra sicurezza nazionale e sviluppo industriale.
La politica della concorrenza deve adattarsi al nuovo contesto. Se si intende promuovere imprese europee competitive sui mercati mondiali le regole della concorrenza devono necessariamente evolvere. La tradizionale attenzione al rischio monopolistico deve confrontarsi con mercati globali nei quali le imprese europee competono con attori di dimensioni molto superiori e con enormi capacità di investimento. Il tema è già stato sollevato da diversi anni dai maggiori paesi industriali europei.
Già nel 2019 il Trattato di Aquisgrana, l’accordo franco-tedesco sottoscritto da Angela Merkel ed Emmanuel Macron, venne messo affermata la volontà di rendere le aziende europee (in primis francesi e tedesche) capaci di competere con successo, dentro e fuori la Ue.
Di seguito anche il governo italiano si è pronunciato per una facilitazione nella creazione di campioni industriali europei. Successivamente la Commissione europea ha aperto le porte a una revisione delle regole della concorrenza per rendere possibili concentrazioni in settori strategici dove le imprese italiane devono confrontarsi e competere con i giganti statunitensi e cinesi nei mercati globali.
Anche il Rapporto Draghi sul rilancio della competitività europea sottolinea l’importanza, in settori strategici e tecnologicamente innovativi, di promuovere imprese europee con maggiori dimensioni di scala necessaria per consentire più adeguati volumi di investimento e capacità di innovazione europea. L’obiettivo per i settori strategici è quello di ridurre le dipendenze critiche da soggetti esterni, puntando su sovranità tecnologica e catene di approvvigionamento sicure.
Nel corso degli ultimi anni la Commissione Europea si è occupata di diversi progetti di concentrazione come quello per la fusione tra la tedesca Siemens e la francese Alstom che venne bloccato nel 2019.
Prima ancora, nel 2017 sorte analoga toccò alla fusione tra Deutsche Börse e la Borsa di Londra. I casi e le motivazioni furono diversi. Ciò che sembra ora stia maggiormente prevalendo è la considerazione dirimente sui mercati sui quali i soggetti europei promotori di fusioni operano.
Se si tratta di mercati globali andrebbe senza dubbio favorito un processo di concentrazione. Sembrerebbe proprio questo il caso del progetto di merger tra Saipem e Subsea 7 che punta a creare un colosso globale nei servizi di ingegneria e costruzione sottomarina per il settore delle infrastrutture energetiche, strategico per la sicurezza degli approvvigionamenti e l’interconnessione delle reti. Il progetto è attualmente all’esame della Commissione Europea che ha disposto una sospensione dell’esame con allungamento dei tempi. In questo caso è da augurarsi un’accelerazione ed un buon esito della procedura per consentire ad un soggetto industriale europeo di competere con i colossi americani e quelli emergenti cinesi nei mercati globali in un settore chiave della transizione energetica.
La politica della concorrenza in ambito europeo deve adattarsi al nuovo contesto. La tradizionale, fondata attenzione al rischio monopolistico e allo sviluppo della concorrenza nel mercato europeo deve confrontarsi con mercati globali nei quali le imprese europee competono con attori di dimensioni molto superiori e con enormi capacità di investimento.
È ora giunto il momento di un salto di scala delle nostre aziende per rendere l’Europa più competitiva nelle sfide dei mercati globali. (riproduzione riservata)
*ambasciatore
e Of Counsel Gianni&Origoni