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Giancarlo Giorgetti
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Sulle banche i politici devono muoversi con i piedi di piombo

di Angelo De Mattia
08 settembre 2026, 02:00 Ultimo aggiornamento: 06:47

La politica può intervenire nelle vicende bancarie, ma deve rispettare l'autonomia degli organi di vigilanza. Il governo ha strumenti legislativi e di proposta, ma deve evitare dirigismi e vantaggi di posizione

A fasi intermittenti si pone il problema del rapporto tra politica e credito e/o banche. Ciò accade anche ora mentre sono in corso processi di aggregazione bancaria sui quali la maggioranza di governo è frequentemente intervenuta. Da ultimo però il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha assicurato la neutralità dell’esecutivo rispetto ai processi di concentrazione in atto.


È auspicabile che questa dichiarazione sia seguita da coerenti comportamenti da parte di esponenti del governo. Deve essere chiaro comunque che i componenti delle istituzioni della politica possono esprimersi sulle vicende bancarie ma ciò deve avvenire da un lato nel rispetto delle attribuzioni degli organi istituzionalmente preposti al settore, le diverse autorità di controllo, e della loro autonomia, dall'altro, tenendo conto che le banche sono imprese e fruiscono, entro i limiti posti dalla legge, dell'autonomia propria della funzione imprenditoriale e di iniziativa economica prevista dalla Costituzione.

La politica può occuparsi di banche nelle sede opportune

Esistono le sedi ad hoc nelle quali un governo può affrontare la materia del credito, sempre nelle sue linee generali per dettare indirizzi, come il Comitato interministeriale per il credito e il risparmio e gli altri comitati interministeriali costituiti di recente per fronteggiare fenomeni intensificatisi negli ultimi anni, come quello che riguarda la stabilità finanziaria o la prevenzione del finanziamento del terrorismo.

Il governo ha poi il potere di proposta in materia legislativa, che può esercitare pure per le materie bancarie (oltre ai poteri d'urgenza); formula altresì gli schemi per il recepimento di normative bancarie e finanziarie adottate dalle istituzioni dell'Unione. Svolge altresì un ruolo nella formazione della normativa comunitaria.

Attribuzioni ampie ha il Parlamento, presso il quale è stata costituita la commissione banche, sia per la promozione e approvazione di leggi al riguardo sia per l'esercizio di funzioni di sindacato parlamentare. I singoli esponenti possono ovviamente fare dichiarazioni, sollevare problemi, partecipare a dibattiti, scrivere articoli, ma tenendo sempre presenti l'autonomia degli organi di vigilanza e i limiti del confronto dialettico che è ampio, ma è opportuno che si fondi su basi chiare e dati. Ovviamente libertà di pensiero (ci mancherebbe), ma consapevolezza del ruolo che si svolge e del soggetto di cui, per esempio, si valuta l'operato, ben esistendo sul piano giuridico le vie specifiche per reagire a decisioni che si ritengano errate.


Un’estensione del ruolo del governo può aversi qualora sia anche azionista di una banca, ma ciò deve avvenire in un contesto di par condicio con gli altri azionisti, non avvalendosi della funzione governativa e con riferimento agli interessi aziendali da inquadrare negli interessi generali del Paese. Insomma, si escludono dirigismi, supergestioni, vantaggi di posizione e si devono ricordare sempre l'articolo 47 della Costituzione sulla tutela del risparmio e i principi, su cui si fonda l'attività bancaria: la sana e prudente gestione e la tutela della stabilità.

Non è vero quel che a volte si dice circa il fatto che la politica si è sempre ingerita nelle trasformazioni bancarie. La ristrutturazione bancaria degli anni ‘90 vide un intervento degli organi della politica solo nel concorrere a fissare regole e a provvedere forme di esito agevolato. L'opera fu svolta dalla Banca d'Italia in raccordo con l’Abi e le principali banche nonché con le organizzazioni sindacali. In occasione delIe offerte pubbliche del 1999 (San Paolo su Banca di Roma e Unicredit su Comit) Palazzo Chigi (governo D'Alema) escluse qualsiasi intervento dell'esecutivo rispondendo che la materia era di competenza esclusiva della Banca d'ltalia. Finanche l’Ispettorato per la difesa del risparmio e l'esercizio del credito, istituito con la legge bancaria del 1936, fu presieduto dalla Banca d'Italia (pur partecipandovi di fatto dei ministri, si ritenne prevalente l'autonomia di quest’ultima e si era nel fascismo). In definitiva, anche in questo campo deve esplicarsi il bilanciamento tra funzioni della politica e compiti degli organi neutri di regolazione e controllo. (riproduzione riservata)



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