I mercati azionari globali hanno dimostrato una notevole resilienza nelle ultime settimane, mentre i rendimenti obbligazionari hanno raggiunto livelli storicamente elevati. L’S&P 500 è salito del 13%, e l’Msci All-Country World Index ha guadagnato il 14%. Anche l’indice europeo Stoxx 600 è sulla strada per registrare il quarto anno consecutivo di rialzi, sebbene sia rimasto indietro rispetto al benchmark statunitense, con un progresso del 9,6%.
Ebbene gli investitori dovrebbero approfittare di eventuali ribassi dei mercati azionari per acquistare alla luce delle prospettive solide sugli utili delle società: le revisioni settimanali degli utili per azione continuano a migliorare e sono ormai positive in tutte le principali aree. Il suggerimento arriva dagli strategist di JP Morgan secondo i quali il rally potrebbe proseguire nonostante l’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato globali e i timori legati all’aumento dell’inflazione.
Il team di JP Morgan, guidato da Mislav Matejka, ritiene che il miglioramento delle revisioni sugli utili renda eventuali fasi di debolezza del mercato un’opportunità per acquistare azioni che trattano su valutazioni più convenienti, poiché il calo dei prezzi riduce i relativi multipli prezzo/utili (p/e). Anche il contesto macroeconomico è favorevole, infatti l’indice ISM statunitense e gli indici Pmi manifatturieri dell’area euro si trovano vicino ai massimi degli ultimi quattro anni.
Nonostante ciò, molti investitori continuano a temere una correzione significativa. Gli esperti della banca d'affari riconoscono che i rischi geopolitici, così come, indirettamente, le pressioni derivanti dall’inflazione e dai rendimenti obbligazionari, potrebbero diventare più rilevanti.
Detto questo, «finché gli utili societari continueranno a crescere, qualsiasi fase di debolezza dei prezzi renderebbe le azioni più convenienti. Riteniamo, quindi, che sia opportuno continuare a utilizzare le fasi di ribasso per incrementare le posizioni nelle azioni», suggeriscono a JP Morgan. Senza contare che il differenziale di crescita degli utili tra le diverse regioni si sta riducendo. Negli ultimi tre anni gli utili statunitensi hanno sovraperformato quelli del resto del mondo, ma quest’anno il differenziale si è invertito. Anche la crescita economica del resto del mondo sta accelerando, contribuendo a ridurre ulteriormente il divario.
Anche un inasprimento moderato della politica monetaria da parte delle banche centrali difficilmente comprometterebbe il quadro favorevole alle azioni, a meno che le aspettative di inflazione non subiscano un cambiamento significativo. «A questo proposito, riteniamo che la maggior parte delle pressioni inflazionistiche rimanga legata ai movimenti di breve periodo del prezzo del petrolio, mentre la crescita dei salari continua a rallentare nella maggior parte dei Paesi», spiegano gli strategist di JP Morgan, osservando che si tratta di una situazione molto diversa da quella del 2022, quando le banche centrali furono costrette a inasprire la politica monetaria in modo molto significativo, provocando a sua volta un calo dei prezzi delle azioni nel corso dell’intero anno. I dati sull’occupazione pubblicati venerdì 4 settembre sono stati indicativi: le assunzioni sono rimaste robuste, ma la crescita annua delle retribuzioni orarie è scesa al livello più basso dai tempi del Covid.
Al contempo gli strategist di JP Morgan ritengono che gli Stati Uniti potrebbero perdere la loro leadership entro la fine dell’anno. Infatti hanno notato che l’MSCI AC World ex Usa è di nuovo in rialzo rispetto agli Stati Uniti quest’anno, con un rendimento totale in dollari del 4%. Fa seguito alla performance dello scorso anno, quando le azioni non statunitensi hanno sovraperformato quelle americane del 15%. «I rischi sono numerosi, ma continuiamo a ritenere che le azioni non statunitensi abbiano buone possibilità di sovraperformare quelle statunitensi per il secondo anno consecutivo, hanno previsto gli strategist di JP Morgan.
Un altro fattore alla base della performance migliore del resto del mondo è l’ampliamento del mercato, accompagnato da rendimenti meno forti del settore tech. «Continuiamo a ritenere che, nella seconda metà dell’anno, l’intelligenza artificiale potrebbe non essere più in grado di dominare i rendimenti azionari nella stessa misura in cui lo ha fatto in precedenza», indicano a JP Morgan. «Anche la nostra visione sul dollaro statunitense è rilevante. Di recente abbiamo sostenuto che il dollaro potrebbe essere vicino al picco, e storicamente questo scenario ha generalmente favorito le azioni non statunitensi».
A livello operativo, per quanto riguarda la posizione di JP Morgan tra mercati emergenti e mercati sviluppati, dopo aver mantenuto per lungo tempo un atteggiamento prudente sulle azioni dei mercati emergenti, lo scorso anno la banca di investimento ha portato la sua valutazione sui mercati emergenti a overweight, cioè a una posizione di sovrappeso. Ritenevamo che quest’anno avrebbero probabilmente registrato un secondo anno consecutivo di sovraperformance rispetto a quelle sviluppati. Non vediamo ragioni per cambiare questa visione: attualmente il vantaggio dei primi è dell’11% in termini di total return, un risultato ancora significativo e non molto distante dal +13% di sovraperformance registrato lo scorso anno: confermiamo quindi la nostra posizione».
Come affermato sopra, gli strategist di JP Morgan non si aspettano che l’AI domini i rendimenti anche in futuro, ma ritiene che i titoli del settore dei semiconduttori si stabilizzeranno, fattore che, in termini relativi, dovrebbe favorire il tema d’investimento dei mercati emergenti. «Il posizionamento degli investitori su questi mercati è generalmente contenuto e i flussi di capitale potrebbero tornare ad aumentare, come già avvenuto all’inizio dell’anno. Infine», concludono a JP Morgan, «le valutazioni dei mercati emergenti continuano a evidenziare livelli di forte sottovalutazione rispetto ai mercati sviluppati. Questo vale anche quando si tiene conto della fase del ciclo economico».
Oltre ai semiconduttori, gli strategist di JP Morgan che hanno come target per fine 2026 per lo Stoxx 600 quota 680 punti (5% di upside), per l’Euro Stoxx50 6.800 punti (+7%) e per l’indice MSCI europe 2.750 punti (+7%), consigliano di sovrappesare (overweight) in portafoglio i settori capital goods, dei materiali da costruzione, quello delle società di estrazione minerarie e quello del lusso.
Sono 38 le top picks di JP Morgan in Europa di cui due italiane: Aegon (crescita dell’eps 2026 +22% e rendimento del dividendo 4,5%), Aib Group (crescita dell’eps 2026 -5% e rendimento del dividendo 3,3%), Alstom (crescita dell’eps 2026 +9% e rendimento del dividendo 1,5%), Anheuser-busch inbev (crescita dell’eps 2026 +19% e rendimento del dividendo 1,3%), Argenx (crescita dell’eps 2026 +44% e rendimento del dividendo 0%), Asml (crescita dell’eps 2026 +57% e rendimento del dividendo 0,4%).
E ancora: Astrazeneca (crescita dell’eps 2026 +11% e rendimento del dividendo 1,9%), Babcock (crescita dell’eps 2026 -21% e rendimento del dividendo 0,5%), Barclays (crescita dell’eps 2026 +8% e rendimento del dividendo 1,7%), Bayerische (crescita dell’eps 2026 -41% e rendimento del dividendo 7,1%), Bt Group (crescita dell’eps 2026 -2% e rendimento del dividendo 3,9%), Cie Financiere (crescita dell’eps 2026 -3% e rendimento del dividendo 1,4%), Continental (crescita dell’eps 2026 -21% e rendimento del dividendo 3,6%).
Per poi passare a Danone (crescita dell’eps 2026 4% e rendimento del dividendo 3,3%), Dsv (crescita dell’eps 2026 27% e rendimento del dividendo 0,5%), Ferrovial (crescita dell’eps 2026 -21% e rendimento del dividendo 1,5%), Fraport ag Frankfurt Airport (crescita dell’eps 2026 -32% e rendimento del dividendo 0%), Fresnillo (crescita dell’eps 2026 45% e rendimento del dividendo 0,6%), Industria de Diseno (crescita dell’eps 2026 6% e rendimento del dividendo 2,7%), Jeronimo Martins (crescita dell’eps 2026 11% e rendimento del dividendo 3,2%)
Senza dimentare l’italiana Leonardo (crescita dell’eps 2026 52% e rendimento del dividendo 1%), Marks & Spencer (crescita dell’eps 2026 -25% e rendimento del dividendo 0,8%), Nemetschek (crescita dell’eps 2026 11% e rendimento del dividendo 08%), Nokia (crescita dell’eps 2026 16% e rendimento del dividendo 1,6%), Novonesis (crescita dell’eps 2026 37% e rendimento del dividendo 0,9%), Orange (crescita dell’eps 2026 45% e rendimento del dividendo 4,6%), Prudential (crescita dell’eps 2026 12% e rendimento del dividendo 1,7%), Rwe (crescita dell’eps 2026 19% e rendimento del dividendo 1,7%), Saipem (crescita dell’eps 2026 9% e rendimento del dividendo 3,7%), Shell (crescita dell’eps 2026 69% e rendimento del dividendo 3%), Siemens Ag (crescita dell’eps 2026 -10% e rendimento del dividendo 1,9%), Siemens Energy (crescita dell’eps 2026 175% e rendimento del dividendo 0%).
E chiudere con Sse plc (crescita dell’eps 2026 -5% e rendimento del dividendo 2,5%), Standard Chartered (crescita dell’eps 2026 5% e rendimento del dividendo 1,2%), Technip Energies (crescita dell’eps 2026 -4% e rendimento del dividendo 2,8%), Ubs (crescita dell’eps 2026 56% e rendimento del dividendo 1,6%), Unilever (crescita dell’eps 2026 5% e rendimento del dividendo 3,6%), Universal Music (crescita dell’eps 2026 -8% e rendimento del dividendo 3,6%). (riproduzione riservata)