«Siamo contrari alla vendita frettolosa e a sconto di portafogli o asset. Meglio aspettare fino al 2028 per consentire a Bff di recuperare il suo valore, che il mercato per adesso fatica a riconoscere dopo le difficoltà degli ultimi anni ma che è di gran lunga superiore all’attuale capitalizzazione (570 milioni, ndr)». Paolo Basilico lancia un messaggio al cda della banca specializzata nel factoring e finita sotto il faro di Bankitalia. Il 18 agosto il fondatore di Kairos - con altri soci di peso di Bff come Marco Drago, Giampaolo Cagnin, Alessandro Del Bono e il fondo Alken Capital - ha inviato una lettera ai vertici dell’istituto milanese.
L’obiettivo era suggerire delle soluzioni per rilanciarlo tenendo conto anche dell’interesse degli azionisti. In borsa Bff ha perso oltre il 70% dai massimi di due anni fa, tonfo legato al doppio intervento della Vigilanza che ha portato alla riclassificazione di oltre 2,7 miliardi di crediti deteriorati tra 2024 e 2026. Una situazione che ha reso necessario anche l’affiancamento dei commissari Francesco Fioretto e Raffaele Lener al cda ora guidato dall’ad Giuseppe Sica dopo il passo indietro di Massimiliano Belingheri.
Il titolo fatica a riprendersi e Bff potrebbe essere venduta: in gara ci sono fondi come Cerberus, mentre Bper e Amco pensano a una cordata per rilevare la banca depositaria e i servizi di pagamento, la prima, e il factoring, la seconda. Poi sullo sfondo c’è sempre la cartolarizzazione da 1,3 miliardi per ridurre il profilo di rischio ed evitare che dal 2028 il capitale venga eroso dall’applicazione del calendar provisioning. Per la banca, insomma, è l’ora delle scelte. E soci come Basilico vogliono essere coinvolti, quindi hanno chiesto un incontro al management per dire la loro.
«Siamo convinti che Bff possa essere rilanciata e vogliamo dare il nostro contributo», spiega il presidente e ceo di Samhita Investments, una vita da investitore alle spalle. «Comprendiamo che il vecchio business model sia da abbandonare sia per ragioni regolamentari che per carenze manageriali e organizzative. Ma è possibile trovarne uno nuovo che parta dalla banca depositaria e dai servizi di pagamento. Noi azionisti abbiamo investito in un istituto regolato che compra crediti da aziende di primario standing il cui debitore è lo Stato. È un investimento che, come rischio, era più simile ai bond che alle azioni, eppure ci troviamo perdite di oltre il 70%».
Basilico ha le idee chiare anche sui prossimi passi. «Non accetteremo una cartolarizzazione del portafoglio factoring diversa dal fair value o che qualcuno compri la banca pagandola poco più dell’attuale valore di mercato. Bff ha chiuso il primo semestre con 80 milioni di profitti e se si fa un break up value si vede che solo la banca depositaria, con 120 milioni di utile ante imposte, vale oltre 1 miliardo, e diverse centinaia di milioni valgono le attività in Spagna e in Polonia», chiarisce il socio.
«Siamo favorevoli invece a un partner bancario che voglia creare valore insieme a Bff, comprandone ad esempio una quota. E saremmo altresì favorevoli all’ipotesi che Amco rilevasse la parte del portafoglio factoring. Anche alla luce di quanto dichiarato da Sica non occorrono nel breve né aumenti di capitale, né cavalieri bianchi da cercare in tutta fretta. Bff è una banca solida, profittevole, e in grado di uscire da una situazione difficile ma non certo emergenziale».
Se non sarà possibile procedere in questi modi, allora Basilico suggerisce di aspettare. «E nel mentre non comprare nuovi crediti nel factoring, mandando il business in esaurimento. Così Bff potrebbe liberare capitale e affrontare la scadenza del calendar provisioning di fine 2028», osserva il socio. «Se anche poi nel 2028 fosse necessario un aumento di capitale, sarebbe molto modesto e non tale da spaventare gli investitori, che intanto avranno riacquistato fiducia».
Queste le proposte che i firmatari della lettera sottoporranno al cda di Bff. «Non stiamo dicendo di avere una soluzione magica, ma solo di curare il paziente e non sottoporlo a interventi chirurgici di cui non vediamo il bisogno. Il nostro obiettivo è tutelare i nostri interessi come azionisti di lunga data», spiega il fondatore di Kairos.
«E forse, visto che il nuovo management si è insediato in una fase emergenziale, sarebbe il caso di verificare se l’attuale governance è pronta alle sfide che attendono la banca». Basilico non è il solo a pensarla così: «Siamo stati contattati da altri soci che vogliono unirsi a noi. Insieme speriamo di ricevere dei segnali di apertura dai vertici di Bff, altrimenti non saremo più disposti a sostenerli». (riproduzione riservata)