Quando i tassi riprendono ad alzarsi o a restare alti per un periodo lungo, le azioni ne risentono per due motivi. Il primo è che aumentano i rendimenti dei bond e le obbligazioni di conseguenza iniziano a fare concorrenza ai dividendi azionari. In secondo luogo un costo del denaro più elevato rende più costoso il debito di una società riducendo quindi l’utile e limitando anche i profitti bancari perché la crescita economica di un Paese di solito inizia a calare. Non a caso il Ftse Mib, dopo la corsa degli ultimi anni, si è fermato nel 2026, anzi, è in flessione dell’1,5% da gennaio e del 2,7% nell’ultimo mese, da quando le ipotesi di un aumento dei tassi in Eurozona a Usa sono aumentate a causa dell’inflazione. Del resto, i prezzi del petrolio restano alti, fra i 90 e i 95 dollari al barile, così anche il valore del gas in Europa (sopra i 70 euro il megawatt ora). Ad agosto, poi, i prezzi del cibo nel mondo sono tornati ai massimi dal 2022, quando la Russia invase l’Ucraina. Eppure questo non significa necessariamente che bisogna ridurre un portafoglio azionario, dal momento che con il calo dei prezzi in borsa ci sono diversi titoli il cui rendimento da dividendo (dividend yield) è oggi molto interessante.
Come si può leggere infatti nella tabella allegata, fra le 30 società di Piazza Affari con i dividendi più interessanti vi sono Inwit, il cui rendimento oggi è sopra il 9%, a seguire una serie di titoli editoriali come Mfe A (8,9%), Cairo (8%), Rcs Media (7,5%), Mondadori (7,4%). I rendimenti sono calcolati sui dividendi 2026, che possono fornire un’indicazione per il prossimo anno. Le banche e le società del risparmio, dal canto loro, di solito generose con gli azionisti, si posizionano bene: Mps, al centro di opa e contro opa, ha un dividend yield del 7,5%, Anima Holding del 7%, Intesa Sanpaolo del 5,6%, Banca Mediolanum del 5,3%, Azimut del 5,3%, Poste del 4,8%. Eni, poi, che stacca cedola trimestrale, rende a questi prezzi il 4,6%. Per fare un confronto, il rendimento del Btp a 10 anni è del 4,16%, mentre quello del Treasury Usa del 4,76%. Le azioni, come si è visto, possono essere ancora un buon concorrente. Va anche ricordato che la tassazione di titoli di Stato è del 12,5% e quella sulle azioni del 26%.
Gabriel Debach, market analyst di eToro, concorda sul fatto che a Piazza Affari oggi ci sono diversi titoli che offrono «rendimenti interessanti» ma, in linea generale, preferisce concentrarsi su quelli in cui la cedola è accompagnata da «utili solidi, un payout (la percentuale di utile che una società distribuisce agli azionisti sotto forma di dividendo) gestibile e capacità di generare cassa». Nel comparto bancario, l’analista guarda «soprattutto a Intesa Sanpaolo. Il dividend yield prospettico è superiore al 7%, gli utili attesi restano solidi e il payout appare ancora compatibile con una remunerazione generosa degli azionisti, nonostante l’istituto si trovi all’interno del risiko bancario». Bper, invece, offre un rendimento poco inferiore, «vicino al 7%, ma con un payout più contenuto rispetto ad altri concorrenti e quindi, almeno sulla carta, un margine di sicurezza maggiore».
Fuori dalle banche Debach trova interessante Eni. Infatti «il dividend yield prospettico è vicino al 5%, inferiore cioè a quello di alcuni finanziari, ma considerando anche i buyback, il ritorno complessivo per l’azionista diventa più interessante. A questo si aggiunge una leva finanziaria decisamente più contenuta rispetto a molte utilities». Anche Italgas, però, può rappresentare un’alternativa, nota Debach, con un rendimento prospettico vicino al 5,7%. In questo caso, però, «il rialzo dei tassi rischia di diventare una variabile da monitorare con maggiore attenzione per un’azienda bond proxy e caratterizzata da una leva elevata».
Proprio per questa ragione, l’analista guarda forse con meno interesse a Inwit, «il dividend yield prospettico supera il 9%, il più alto tra i principali titoli italiani, ma la società presenta anche una leva superiore a 5 volte l’ebitda e il titolo ha già subito una forte correzione. Quel 9% non va quindi letto soltanto come un’opportunità, ma anche come il premio che il mercato richiede per assumersi un rischio maggiore».
Gianmarco Bonacina, Responsabile Research Banca Akros – Gruppo Banco Bpm, ha una visione positiva su Enel (rating buy, target price 10,5 euro), «una utility con un’attività diversificata sia per tecnologia (rinnovabile, gas), geografia (Italia, Spagna, America Latina) e attività (regolamentato e mercato) che offre un rendimento da dividendo di circa il 6%». Bonacina vede bene anche la neo quotata Gens Aurea (buy, target 15 euro), «leader in Europa nel settore oro al retail con possibilità di continuare a guadagnare quote di mercato in un mercato frammentato, grande generazione di cassa che offre un rendimento da dividendo del 7%». Infine, il risparmio gestito, con Azimut (buy, target 43 euro): asset manager con oltre 150 miliardi di masse gestite ed un profilo internazionale, offre un rendimento da dividendo del 5%.
Andrea Scauri, gestore azionario di Lemanik, parte invece dalla premessa che in realtà «i tassi sono arrivati al picco. L’azione del tesoro americano e della Fed dovrebbe portare ad un calo sulle scadenze lunghe. In quest’ottica, riteniamo che i tech e poi i consumi discrezionali possano riflettere un’inversione della narrativa». Se però il selloff sui bond «dovesse proseguire (non è il nostro scenario), i settori difensivi sarebbero banche, assicurazioni e titoli industriali con bilanci a bassissima leva», conclude. (riproduzione riservata)