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Federico Freni, sottosegretario al Mef
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Mps, Freni promuove l’opas di Intesa Sanpaolo: «È intelligente, l’altra è difensiva». Mef in uscita al momento opportuno

05 settembre 2026, 13:45 Ultimo aggiornamento: 14:02

Sul futuro di Monte dei Paschi di Siena il sottosegretario al ministero dell’Economia, Federico Freni, non nasconde le proprie preferenze

Sul futuro di Monte dei Paschi di Siena il sottosegretario al ministero dell’Economia, Federico Freni, non nasconde le proprie preferenze. Nel confronto tra le operazioni che ruotano attorno alla banca senese, quella costruita da Intesa Sanpaolo insieme a Unipol viene definita «strutturata, importante e intelligente». L’altra, quella del Monte su Banco Bpm e Banca Generali, invece, viene giudicata un’operazione «difensiva, meno strutturata». A decidere, però, sarà il mercato.

Freni: opas di Intesa Sanpaolo intelligente, l'altra meno strutturata

«Tra le operazioni che ruotano attorno a Mps solo una andrà in porto», ha detto Freni a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio. «L’opas di Intesa Sanpaolo costruita insieme a Unipol è un’operazione strutturata, importante e intelligente. L’altra è un’operazione difensiva, meno strutturata. Vedremo quale sarà il giudizio del mercato».

Parole che arrivano in una fase particolarmente delicata per gli equilibri azionari e industriali di Mps e che, pur non configurando un'indicazione formale del governo, fotografano con chiarezza la lettura che una parte dell'esecutivo dà delle alternative sul tavolo. Il punto centrale, nelle parole di Freni, è la capacità dell'operazione di produrre un progetto industriale e di mercato credibile, più che una semplice risposta tattica alle mosse degli altri azionisti.

Il Mef resta alla finestra

Il Tesoro, intanto, mantiene formalmente una posizione di neutralità sul dossier. Il ministero dell'Economia conserva una partecipazione residua del 4,86% in Mps, il risultato delle dismissioni effettuate nel rispetto degli impegni assunti con la Commissione Europea.

«La quota di Mps del Mef è una quota che abbiamo dismesso nei limiti in cui la Commissione Europea ci obbligava a dismettere», ha spiegato il sottosegretario. «Non abbiamo mai influenzato l’andamento della banca. Prova ne sia il fatto che non abbiamo partecipato alla scorsa assemblea e continueremo a fare così».

Una precisazione che assume un peso particolare alla luce della prossima assemblea dei soci di Mps, convocata per il 29 ottobre. Sull'eventuale presenza all’assise del ministero, Freni ha lasciato aperta la questione: «Questo non lo so, lo decideremo più avanti».

Il messaggio politico, tuttavia, è netto: la quota pubblica non dovrebbe essere utilizzata per determinare quale delle operazioni in campo debba prevalere. «La quota del Mef non è lì per influenzare l’operazione o per fare per decidere quale operazione far andare in porto», ha sottolineato Freni.

La vendita della quota del Tesoro quando conviene

Resta, quindi, sullo sfondo la questione della dismissione della partecipazione residua detenuta dal Tesoro. Anche su questo fronte Freni ha ribadito una linea già indicata dal governo Meloni: la quota sarà ceduta quando le condizioni saranno più favorevoli per lo Stato.

«Dismetteremo la partecipazione residua in Monte dei Paschi nel momento di maggior convenienza per il Mef e quindi di maggior convenienza per i cittadini», ha detto il sottosegretario, ricordando che «le quote di proprietà del Mef sono quote degli italiani che si dismettono al momento di massimo carico possibile».

È una posizione che lega direttamente la tempistica dell'uscita dello Stato alla valorizzazione della partecipazione. Il Tesoro, dunque, non sembra intenzionato a fissare a priori una scadenza per l'ultimo collocamento: prima viene la convenienza economica della vendita, con l'obiettivo di massimizzare il valore.

Il mercato arbitro del risiko bancario

Se quindi il Tesoro, almeno per ora, rivendica il ruolo di azionista in uscita più che quello di regista del risiko bancario, sarà il mercato a stabilire quale delle due strategie: quella di Intesa Sanpaolo o di Mps abbia maggior forza. Il giudizio degli azionisti, l'adesione alle offerte e la capacità dei protagonisti di convincere il mercato sulla sostenibilità industriale e finanziaria delle rispettive operazioni saranno i veri arbitri della partita.

(riproduzione riservata)



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