Il dollaro statunitense ha continuato a mantenersi su livelli più elevati all’inizio di questa settimana, dopo la pubblicazione, venerdì 4, di un rapporto sull’occupazione non agricola superiore alle attese. Il dato ha contribuito a riportare l’indice del dollaro verso il supporto rappresentato dalla media mobile a 200 giorni, intorno a quota 99,150.
Il rafforzamento del dollaro è stato favorito dal rialzo dei rendimenti statunitensi, che riflette il ritorno delle aspettative di ulteriori aumenti dei tassi da parte della Fed. Dalla pubblicazione del rapporto sul mercato del lavoro il rendimento del Treasury statunitense a due anni è salito di 3-4 punti base e, per la riunione del Fomc di questo mese, i mercati prezzano attualmente 15 punti base di rialzo.
Si tratta di un incremento contenuto rispetto a giovedì 3, prima della pubblicazione del rapporto, quando erano prezzati 13 punti base.
Sebbene i dati di agosto non abbiano modificato radicalmente le prospettive per la politica monetaria della Federal Reserve, hanno offerto ulteriori rassicurazioni sul graduale rafforzamento della domanda di lavoro nel corso dell’anno. Nei primi otto mesi del 2026 l’occupazione nel settore privato è aumentata in media di 84.000 unità al mese rispetto alle sole 25.000 mensili del 2025.
Questo aiuta a spiegare perché la Fed sia diventata meno preoccupata per lo stato di salute del mercato del lavoro e abbia spostato l’attenzione della propria politica monetaria sui rischi al rialzo per le prospettive di inflazione.
Di conseguenza la pubblicazione, alla fine di questa settimana, dell’indice dei prezzi al consumo Usa di agosto sarà probabilmente più importante per determinare se la Fed aumenterà i tassi questo mese, anche se una banca centrale non dovrebbe mai attribuire un peso eccessivo a un singolo dato nelle proprie decisioni.
La scorsa settimana il governatore della Fed Christopher Waller ha tuttavia affermato esplicitamente che «se questa [disinflazione] continuerà a emergere dai dati in pubblicazione nelle prossime due settimane, sarei propenso a sostenere il mantenimento del tasso sui fed funds al livello attuale».
Un elemento rassicurante del rapporto sull’occupazione è che continua a indicare come il rischio di effetti inflazionistici di secondo impatto sul mercato del lavoro, derivanti dall’aumento dei prezzi dell’energia, appaia contenuto. I dati hanno inoltre fornito ulteriori evidenze del progressivo rallentamento della crescita salariale nel corso dell’anno. Ad agosto la crescita delle retribuzioni orarie medie è scesa al 3,1% annuo, il livello più basso dal 2021.
Il rapporto sull’occupazione di agosto e i commenti accomodanti del vicepresidente della Fed John Williams e di Waller lasciano ancora in equilibrio le probabilità di un rialzo dei tassi questo mese, alimentando le aspettative che il dato sull’inflazione di venerdì possa risultare decisivo.
Negli ultimi tre mesi, l’inflazione core si è attestata al di sotto delle attese in due occasioni e potrebbe essere necessario un altro dato debole per evitare un rialzo questo mese, soprattutto con il prezzo del petrolio tornato vicino ai 100 dollari al barile. (riproduzione riservata)
*senior currency analyst
di Mufg Bank