I dazi di Donald Trump fermano ufficialmente la produzione di un modello in Italia: Stellantis ha annunciato il rinvio della produzione della Dodge Hornet 2026 nello stabilimento campano di Pomigliano d’Arco. Il motivo, dato che la vettura è rivolta esclusivamente al mercato del Nord America, è l’incertezza legata all’evoluzione delle politiche tariffarie degli Stati Uniti e del suo presidente, che sta spingendo il gruppo a «valutare gli effetti delle tariffe Usa prima di procedere con la pianificazione industriale definitiva».
La Hornet, gemella americana dell’Alfa Romeo Tonale, rappresentava un tassello strategico nella penetrazione del marchio Dodge nel competitivo mercato dei compact crossover (Cuv) d’Oltreoceano. Un’auto costruita in Italia, a Pomigliano, per essere successivamente esportata negli Stati Uniti. Ma il piano ora è sospeso, vittima dei dazi e del clima geopolitico sempre più ostile.
Il rinvio arriva in un momento particolarmente critico, in un contesto in cui le politiche commerciali di Washington minacciano apertamente le produzioni estere. Il messaggio dell’amministrazione Trump — che ha recentemente intensificato i dazi contro l’Europa portandoli al 30% — è chiaro: «Fatele qui le vostre auto». Una linea protezionista che rischia di compromettere gli investimenti e, di conseguenza, i piani industriali come quello della Hornet.
La Hornet è un veicolo sviluppato su piattaforma Tonale, lunga circa 4,5 metri, pensata per il pubblico americano amante dei Suv compatti ma attento anche all’estetica europea. Il connubio tra ingegneria italiana e brand Usa sembrava promettente, ma ora l’intero progetto è in bilico.
La scelta di Stellantis preoccupa non solo per il modello in sé, ma anche perché va a penalizzare uno stabilimento italiano, in questo caso Pomigliano d’Arco. Il sito, che basa i suoi volumi sulla Panda, già nel primo semestre del 2025 ha registrato una caduta verticale della produzione dell’attuale Hornet: appena 1.360 unità, in calo di oltre il 90% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo i dati del sindacato Fim-Cisl. Praticamente nessuna vettura prodotta dal secondo trimestre in poi. Il che lascia intendere che le valutazioni strategiche fossero già in corso da mesi.
Non si tratta solo di un problema per i lavoratori diretti, ma per l’intera filiera della componentistica e dei servizi che ruota attorno allo stabilimento: dai fornitori locali alla logistica fino all’indotto tecnologico. (riproduzione riservata)