L’Ue si divide sulle riserve degli emittenti di stablecoin. In gioco ci sono le attività che dovrebbero garantire la convertibilità in euro delle criptoattività che promettono di essere «stabili» (ma possono non esserlo).
La Commissione Ue spinge per una normativa più permissiva che consente agli emittenti di includere nelle riserve strumenti finanziari considerati «non liquidi ad alto livello» come commodity e altre criptoattività.
Inoltre l’esecutivo di Bruxelles vuole classificare come «liquidi ad alto livello» i fondi del mercato monetario, indipendentemente dalle loro caratteristiche e rimuovendo limiti di concentrazione.
L’autorità bancaria europea (Eba), però, si oppone a questa impostazione morbida e sottolinea che le novità della Commissione «introdurrebbero un rischio di liquidità significativo, indebolirebbero l’allineamento con le regole sulla liquidità bancaria e aprirebbero la strada all’arbitraggio regolamentare», in particolare rispetto agli istituti di credito che devono rispettare requisiti più severi sulle stesse attività.
La normativa europea sulle criptoattività è definita a livello generale dal regolamento Mica (Markets in Crypto-Assets), più stringente rispetto alla disciplina Usa del Genius Act. Ma le regole Ue sono poi definite anche a livello secondario.
L’Eba a giugno aveva inviato standard tecnici sulle riserve alla Commissione Ue che li ha adottati ad agosto con alcuni cambiamenti.
Queste modifiche, tuttavia, sono state giudicate dall’Eba «sostanziali», «non necessarie» e «incoerenti con il regolamento Mica». Si tratta di uno scontro insolito perché di norma la Commissione Ue riprende i suggerimenti tecnici senza novità rilevanti, tali da sollevare reazioni dell’autorità Ue.
La decisione finale spetta all’esecutivo di Bruxelles, anche se può essere contestata da Parlamento o Consiglio Ue.
Per quanto riguarda l’investimento in commodity e criptoattività, l’Eba ha riconosciuto l’obiettivo della Commissione di allineare le riserve agli asset di riferimento nel caso di Asset-Referenced Tokens (Art), ovvero stablecoin legate a un paniere di attività.
Ma l’investimento in asset non del tutto liquidi secondo l’Eba «implica un rischio di liquidità in caso di aumento dei rimborsi». Il pericolo sarebbe elevato soprattutto in momenti di stress.
Anche per questo motivo commodity e criptoattività non sono ammesse come asset liquidi nella regolamentazione bancaria.
Le conseguenze sarebbero paradossali secondo l’Eba: «Una banca che emette un token legato all’oro sarebbe autorizzata a detenere oro per far fronte ai rimborsi dei token in situazioni di stress, ma non potrebbe fare affidamento sull’oro per far fronte ai deflussi di depositi» nei requisiti sul Liquidity Coverage Ratio (Lcr). Per l’autorità bancaria le riserve delle stablecoin dovrebbero essere investite solo in asset molto liquidi.
Inoltre la proposta della Commissione Ue considera tutti i fondi monetari come attività liquide indipendentemente dal portafoglio sottostante.
Per l’Eba, tuttavia, Bruxelles dimentica gli episodi di stress in questo settore, come quelli visti nella pandemia. Alcuni fondi potrebbero detenere asset soggetti al rischio liquidità.
Anche in questo ambito poi si creerebbe una distorsione rispetto al settore finanziario secondo l'Eba: «Sarebbe incoerente considerare un fondo monetario nelle riserve come asset liquido, ma poi non considerarlo allo stesso modo se è detenuto da una banca».
Si vedrà nei prossimi giorni se la Commissione Ue andrà avanti con la linea permissiva, come quella che Bruxelles vorrebbe adottare anche per le emissioni multiple di stablecoin nell’Ue e in Paesi terzi (si veda MF-Milano Finanza del 4 settembre). (riproduzione riservata)