Secondo il Fondo Monetario Internazionale, quest’anno la Russia crescerà più degli Usa e della media delle economie avanzate. Qualche tempo fa una stima del genere, considerate le dimensioni e le risorse a disposizione dell’economia russa, non avrebbe suscitato grossi clamori. Ora tuttavia, a fronte della guerra in Ucraina e delle sanzioni occidentali la previsione appare quantomeno sorprendente e fa sorgere qualche interrogativo.
Secondo il primo outlook 2024 dell’Fmi, quest’anno il prodotto interno lordo della Russia si espanderà molto più rapidamente di quanto previsto in precedenza raggiungendo il +2,6%. La stima è più che raddoppiata rispetto a quanto previsto a ottobre dal Fmi e si classifica come la più ampia revisione al rialzo dell’aggiornamento dell’outlook (gli esperti vedono al +2,1% gli Stati Uniti e al +1,5% la media delle economie avanzate quest’anno). Il Fondo non è il primo ad aver progressivamente ritoccato all’insù le stime sulla crescita economica di Mosca. Nei loro ultimi report sia Ocse sia Banca Mondiale hanno infatti rivisto in misura consistente le loro previsioni, portando in territorio positivo (rispettivamente +1% e +1,3% nel 2024) le precedenti prospettive di contrazione del pil russo.
Ma perché, nonostante guerra e sanzioni, è la Russia ad affermarsi come uno dei best performer? Secondo economisti e addetti ai lavori ci sono almeno tre possibili spiegazioni.
La prima, la più evidente: il pil di Mosca sta crescendo in un contesto di economia di guerra. Il senior market strategist di Ig Italia, Filippo Diodovich, spiega che le aspettative sul pil della Russia sono legate principalmente a una politica fiscale espansiva caratterizzata da un forte aumento della spesa pubblica nel settore della difesa per sostenere il conflitto. Il grafico in pagina mostra in effetti (i dati sulla legge finanziaria russa 2023-24 sono stati riportati per la prima volta dal Financial Times) che gran parte del bilancio statale è destinato alla spesa militare. «Questo», commenta Diodovich, «rende però evidente che molti dipartimenti avranno finanziamenti molto ridotti». Più in generale la crescita di Mosca non sembra essere sostenibile.
Il secondo motivo che spiega la crescita del Paese guidato da Vladimir Putin, osserva Diodovich, è rintracciabile nelle mosse della Federazione Russa e della banca centrale che sono state in grado di portare avanti politiche economiche in grado di ridurre al minimo gli effetti delle sanzioni.
Proprio le sanzioni, secondo gli addetti ai lavori, è evidente che abbiano funzionato meno del dovuto (terzo motivo). Diverse fonti rivelano in effetti che possono essere facilmente eludibili tramite Paesi terzi, soprattutto se si considera che alcuni di essi, come Cina, Qatar o India, non le hanno attuate e stanno di fatto aiutando la Russia ad aggirarle. Quelle che probabilmente hanno funzionato meno di altre sono le sanzioni verso gli oligarchi. Questo perché la stretta di Putin è diventata così ferrea in tempo di guerra che ora hanno molto più da perdere in casa di quanto non possano fare all’estero.
Di fronte a questo scenario le possibili contromosse sono due: in primis la partita si potrebbe giocare sulla confisca dei beni russi sequestrati all’estero. Secondo gli addetti ai lavori sembra che gli Stati Uniti siano pronti a far approvare il trasferimento all’Ucraina quanto meno degli interessi guadagnati dai beni sequestrati. In secondo luogo, gli Stati potrebbero estendere le sanzioni nei confronti di società indiane, cinesi, turche o arabe che attraverso le già citate triangolazioni consentono a Mosca di sfuggire alla morsa. Le fonti suggeriscono che nei Paesi europei iniziano a vedersi anche le prime indagini penali per le violazioni delle sanzioni.
Guardando il quadro generale Tim Ash, senior Em sovereign strategist di Rbc BlueBay Am, ricorda comunque che le sanzioni «sono un gioco a lungo termine». «Le misure dell’Occidente», sottolinea, «non rappresentano una soluzione finale a un problema ma dobbiamo sempre soppesare i costi per noi, il contraccolpo che le sanzioni hanno sul nostro territorio». L’obiettivo «resta danneggiare il bersaglio più di noi, quindi le sanzioni tendono a essere moderate. Purtroppo, anche questo è un limite». Ash evidenzia che le prospettive di crescita a lungo termine per la Russia sono tuttavia risibili. Il Paese deve affrontare anche una carenza di capitali e la fuga dei cervelli. «Difficile capire chi vorrebbe investire in Russia finché Putin è al potere». (riproduzione riservata)