Tonfo di Renault alla borsa di Parigi, dove mercoledì 15 il titolo ha perso oltre il 18% a quota 33,6 euro, dopo che la casa francese, la sera prima, ha rivisto al ribasso le stime per l’anno in corso e ha annunciato la nomina ad interim del nuovo ceo, Duncan Minto.
La reazione negativa del mercato arriva all’indomani della comunicazione ufficiale del passaggio di consegne alla guida del gruppo francese, con l’uscita di Luca De Meo – approdato a Kering – e l’arrivo temporaneo del direttore finanziario Minto al timone operativo.
Minto, scozzese classe 1975, è entrato in Renault nel 2001 e ha costruito la sua carriera interamente nell’area finanziaria del gruppo. Dallo scorso marzo ricopriva il ruolo di direttore finanziario, incaricandosi della complessa gestione della svalutazione da 9,5 miliardi legata alla partecipazione in Nissan.
Poche ore dopo il suo insediamento ad interim, il manager ha annunciato una significativa revisione al ribasso degli obiettivi per il 2025: il margine operativo è ora atteso al 6,5% (in precedenza era pari o superiore al 7%) e il free cash flow tra 1 e 1,5 miliardi di euro (contro almeno 2 miliardi previsti inizialmente).
Renault ha chiuso il primo semestre con ricavi in aumento del 2,5% su base annua a 27,6 miliardi di euro, in linea con il consensus. Tuttavia, il margine operativo si è attestato al 6%, al di sotto delle attese. Il free cash flow si è fermato a soli 47 milioni, frenato da un peggioramento del capitale circolante netto per circa 900 milioni, influenzato da un rallentamento delle vendite a giugno, da maggiori scorte e da una tempistica sfavorevole nella fatturazione.
A pesare sono state la contrazione del mercato retail europeo e le difficoltà nei veicoli commerciali leggeri, in un contesto di domanda in forte rallentamento.
Gli investitori hanno reagito duramente. In apertura a Parigi il titolo è precipitato del 16% a 35,5 euro, per poi scendere ulteriormente a 34,4 euro. A spingere le vendite è la percezione di un peggioramento strutturale del contesto competitivo, che costringe Renault a rinunciare a parte della sua marginalità e a tagliare le prospettive di generazione di cassa.
Il mercato probabilmente non si aspettava di dover affrontare nello stesso momento l’addio di de Meo e un taglio delle stime, anche se va ricordato che la casa francese era tra i pochi grandi costruttori di auto occidentali, a partire da Stellantis, a non aver sospeso le stime per la fine dell’anno.
Nonostante il contesto difficile, Renault ribadisce l’intenzione di perseguire una strategia basata sulla creazione di valore, anche a scapito dei volumi, e annuncia un piano di riduzione dei costi a breve termine, con focus su tagli alle spese generali, efficientamento produttivo e risparmi in R&D.
Le scorte sono ritenute sotto controllo, con 530 mila veicoli in inventario a fine giugno (erano 560 mila a marzo), e l’utilizzo medio degli impianti si mantiene attorno al 90%, un dato invidiabile per molti concorrenti in Europa. Renault fornirà altri dettagli sulla situazione dei suoi conti in occasione della pubblicazione dei risultati semestrali, prevista per il 31 luglio. (riproduzione riservata)