Il prossimo 31 ottobre si celebreranno i cento anni della Giornata mondiale del Risparmio. Si tratta di una ricorrenza importante che richiederà un ancor maggiore impegno organizzativo e, soprattutto, progettuale. Diventa sempre più importante evitare, come sostiene un’acuta osservatrice, che si percepisca una sorta di paradossale separazione tra la tutela del risparmio secondo una visione macro collegata alla tutela della stabilità monetaria e finanziaria e la tutela dei risparmiatori.
In questo contesto, passando dal generale al particolare che però è significativo, si attende di verificare come deciderà il consiglio di indirizzo della Fondazione Crt che si riunirà il 20 agosto per deliberare sulla riforma dello statuto e per l’introduzione di tutte le modifiche regolamentari, funzionali e operative richieste dal ministero dell’Economia, la cui attuazione è stata dettata come alternativa in extremis al commissariamento dell’ente. E ciò dopo che gli ispettori del Mef avrebbero constatato l’emersione di gravi vicende nell’operatività, sulle quali sono anche in corso iniziative dell’autorità giudiziaria.
Intanto, si sono registrate dimissioni di diversi esponenti di vertice della fondazione. Se i riscontri dell’azione che sarà stata compiuta per ottemperare alle direttive del Tesoro saranno positivi, si sarà definitivamente introdotta di fatto nel settore (dopo il lontano caso della fondazione Banco di Napoli) una modalità alternativa alla gestione straordinaria, alla quale però si spera che non si debba ricorrere perché si auspica che non si verifichino casi simili a quello di Crt. Insomma, quest’ultima vicenda ha un carattere ultra-attivo e il modo in cui viene affrontata ha un valore paradigmatico. Naturalmente, potrebbe anche accadere che i risultati del percorso voluto dal Tesoro non siano adeguati: allora sarà chiara l’impraticabilità di formule alternative della specie in vicende di questo tipo, ove mai dovessero ripresentarsi. In sostanza, considerato che Crt è la terza fondazione di origine bancaria nella graduatoria nazionale, è un po’ l’intero settore che guarda con attenzione all’esito di questo caso. I punti dolenti emersi in tema di incompatibilità, potenziali conflitti di interesse, porte girevoli, funzionamento degli organi, investimenti trovano nel protocollo Tesoro-Acri recepito negli statuti degli enti in questione e voluto, innanzitutto, da quello straordinario personaggio che è Giuseppe Guzzetti, risposte adeguate.
Alcuni circoscritti aspetti di questo testo potrebbero essere migliorati. In particolare, si tratta di valutare se, posti i giusti limiti fissati per l’assunzione da parte degli amministratori di questi enti, di cariche nelle banche conferitarie, non si debbano disciplinare, anche con specifiche modalità e limiti, pure le assunzioni di incarichi in società non bancarie, verso le quali si può spostare l’interesse degli amministratori proprio per i limiti vigenti per le suddette conferitarie. Ciò potrebbe anche portare a distorcere le politiche d’investimento e le relazioni economiche. Tuttavia, condicio sine qua non dovrebbe essere la scelta esclusiva del protocollo - dunque, del reciproco consenso - per introdurre eventuali modifiche, avendo ben chiaro che oggi il passaggio a un progetto di legge rischierebbe di aprire la strada a ritornanti miraggi di spartizione partitica delle fondazioni che sono soggetti privati di utilità sociale, come ribadito dalla Consulta. Uno dei molti meriti di Guzzetti sta proprio nell’avere tenuto questi enti fuori da una lottizzazione per aeree partitiche alla quale si mirava agli inizi degli anni duemila con l’intento di arrivare a creare una Cassa di risparmio centrale alla testa di tutte le fondazioni e casse, egemonizzata dalla maggioranza politica dell’epoca. Un disegno che si infranse contro la fulminante sentenza della Corte costituzionale.
Oggi, mentre per le due guerre in atto, le tensioni geopolitiche, la frammentazione economica, i tentativi di ritorno all’unilateralismo, le difficoltà dello Stato sociale i soggetti del terzo settore acquistano ancor maggiore importanza, una positiva conclusione del caso Crt rassicurerebbe e infonderebbe fiducia. Non secondario, ovviamente, è il rapporto con le banche alle quali, a partire dalla riforma degli iniziali anni novanta del Novecento, le fondazioni hanno contribuito nel dare stabilità e autonomia. Pur ridotto il complessivo ammontare delle partecipazioni negli istituti di credito, questi enti svolgono ancora un ruolo essenziale e vale sempre l’affermazione: l’autonomia delle fondazioni per l’autonomia delle banche. Come si vede, la tuttora ricorrente centralità, sia pure con le modifiche intervenute, fa di tali enti un ganglio fondamentale dell’economia e della finanza.
Si dispone di una leva importante. Le parti politiche, sociali ed economiche ne dovrebbero essere pienamente consapevoli e dovrebbero ancor meglio valorizzarne la funzione, al di là di casi di mala gestio che costituiscono senz’altro un’eccezione. La previsione della Giornata del 31 ottobre deve rafforzare tale impegno. (riproduzione riservata)