C’era chi lo dava per spacciato, zavorrato da un’emorragia di delisting senza fine e dalla concentrazione settoriale che lo aveva reso un listino periferico, privo dei settori trainanti dell’economia mondiale come la tecnologia. Eppure il Ftse Mib ha stupito tutti gli scettici, e dallo scoppio della guerra in Ucraina (febbraio 2022) a inizio luglio 2025, ha messo a segno una performance di oltre il 53%, praticamente la stessa del Nasdaq, superando anche il tetto dei 40.000 punti che non vedeva dal 2007. Tra i grandi indici europei solo il Dax (+62%) ha fatto meglio.
L’indice principale di Piazza Affari è un caso particolare tra i benchmark occidentali per vari motivi. Primo, perché rispetto alle economie più vicine (Francia e Germania in primis) non è mai riuscito a riavvicinarsi ai massimi storici toccati a inizio anni Duemila.
Poi si distingue per la sua composizione molto peculiare: i titoli finanziari (banche, assicurazioni, risparmio gestito) costituiscono quasi la metà della capitalizzazione dell’indice, seguiti da utility (16%), beni secondari (tra cui il lusso, 15%) e industria (7%). In un indice diversificato globale come l’Msci World, per capire il metro di paragone, la tecnologia pesa per il 27%, la finanza al 15% e i beni secondari al 10%.
Il rally di guerra, da febbraio 2022 a oggi, deve quindi essere letto anche in funzione di tutti gli altri eventi straordinari, che sono successi in questo lasso di tempo. In primis il risiko bancario, un fenomeno prettamente europeo (e soprattutto italiano e spagnolo) che, unito ai bilanci record grazie agli alti tassi di interesse (questa sì, una diretta conseguenza della guerra e dell’inflazione innescata dal conflitto), ha portato titoli come Unicredit a vedere la quotazione crescere di oltre il 500%, Bper del 394% e Intesa Sanpaolo del 190%.
E poi c’è tutto il filone della difesa e dell’industria pesante, che ha contribuito in modo decisivo al rally del listino: Leonardo ha visto il suo valore crescere in tre anni del 360%, Iveco del 220% e Prysmian del 130%.
I prossimi mesi saranno decisivi per capire se la corsa potrà continuare. Decisivi saranno gli esiti della guerra commerciale e dei dazi, la ripresa del mercato cinese (un fattore determinante per tutti i titoli del lusso), l’esito del risiko, i nuovi bilanci bancari dopo il ciclo di tagli dei tassi della Bce e le maxi-spese per il riarmo europeo e della Nato. Proprio in questo contesto, titoli come Leonardo possono, secondo gli analisti, rimanere i mattatori del listino. (riproduzione riservata)